Partiamo dall’epilogo più recente di questa intricata vicenda: “Precisato che il contratto non è stato prorogato ovvero non è stata ravvisata la sussistenza di presupposti di legge tali da proporre all’Amministrazione l’adozione di provvedimenti finalizzati al rinnovo e/o alla proroga tecnica della convenzione”. E’ quanto si legge nel verbale di approvazione del rendiconto finanziario, relazione programmatica e relazione consuntiva finale (chiusura con disavanzo (!?)) del Teatro Grandinetti ad opera delle dirigenti del Settore gestione e valorizzazione del patrimonio e del territorio comunale. Il tutto in relazione alla gara aperta finalizzata all’affidamento in gestione triennale del Teatro Grandinetti successivamente aggiudicata con determinazione dirigenziale il 14 giugno 2023 alla ATS “In Teatro” (composta da Ama Calabria, I Vacantusi e TeatroP).
Ebbene, dopo questo bel preambolo, succede che il Comune di Lamezia Terme, smentisca sé stesso. Prima scrive che non ci sono i presupposti per la proroga e poi che fa? Delibera di prorogare per altri sei mesi (+1?) allo stesso soggetto.
Ora le domande che sorgono sono tante, ma alcune in particolare sentiamo di rivolgerle pubblicamente: Perché non si è provveduto per tempo all’indizione di una nuova gara? Perché si è atteso di fare scadere il precedente contratto? Perché, ben conoscendo tutte le vicende e le polemiche sorte per mesi intorno all’affidamento in gestione della struttura, si è preferito proseguire su un percorso che, ragionevolmente, produce solo sospetti di “favoritismi”? Perché nonostante la presenza in città di una fervente attività culturale sostenuta da numerose Associazioni, a queste venga regolarmente negata l’opportunità di contribuire alla programmazione culturale della città, a partire dall’utilizzo coordinato delle strutture pubbliche, ad iniziare proprio dal teatro Grandinetti?
Come si conciliano, infatti, i propositi amministrativi di tutela e sviluppo culturale della Comunità quando decine di Associazioni culturali, compagnie, scuole di teatro, realtà musicali, scuole di danza fino agli operatori del terzo settore, devono fare i salti mortali per ottenere le stesse opportunità di espressione ed agibilità riservate ad altri che, inevitabilmente, ne complicano, quando non ne limitano, l’attività.
C’è una circostanza ancora più pressante da chiarire: Nelle more della nuova proroga chi ha incassato le somme relative all’utilizzo del teatro, considerato che la struttura ha ospitato spettacoli ed esibizioni? E’ vero che associazioni e scuole di danza hanno versato migliaia di euro per l’utilizzo della struttura? Ha incassato lo stesso soggetto gestore prorogato? Lo ha fatto il Comune? Sarebbe interessante anche capire, visto che il nuovo affidamento non era stato ancora “perferzionato/ formalizzato”, quale causale è stata usata per l’emissione delle fatture.
Come si vede, sono tante le domande che attendono risposta e che toccano aspetti procedurali e di trasparenza gestionale. Nulla, dunque, hanno a che fare con il livello artistico del cartellone artistico proposto. Quest’ultimo, si badi bene, non è mai risultato “premiante” rispetto ad altre “voci” in fase di espletamento della gara iniziale e delle successive proroghe che, comunque, andrebbero approfondite con attenzione. Nessuno, a meno che non abbia sviluppato “un complesso di superiorità” può e deve sottrarsi ad una regola chiara: pretendere trasparenza e parità di condizione e il Comune deve rendersi garante che questo si concretizzi fino in fondo.
“Gli esami non finiscono mai”, è la frase iconica dell’immenso Eduardo De Filippo che ci ammonisce per il fatto che non si finisce mai di imparare ed essere giudicati, sia dagli altri che da sè stessi. Ora, dunque, è arrivato il momento di mettere da parte ogni remora, ogni polemica di parte e pretendere risposte. Altrimenti resta l’amara considerazione di aver assistito, in tutti questi anni, ad una farsa, ma fuori…dal palcoscenico.
(-continua)




