Esistono vicende che, se affrontate con intelligenza e senso delle istituzioni, possono trasformarsi da motivo di scontro in un’occasione di crescita per un’intera comunità.
Credo che il caso del Teatro Grandinetti sia una di queste.
Per questo sarebbe un errore leggerlo esclusivamente come una contrapposizione tra associazioni o, peggio ancora, come uno scontro politico.
Il punto, in realtà, è molto più ampio e riguarda il modello culturale che Lamezia Terme vuole costruire per il proprio futuro.
Oggi il Teatro Grandinetti è l’unico teatro pienamente operativo della città. Un bene pubblico che, proprio per la sua unicità, rappresenta un patrimonio dell’intera comunità.
Da una parte esiste una stagione teatrale di alto livello, che rappresenta un valore per la città e che, è bene ricordarlo, veniva organizzata anche prima dell’affidamento della gestione esclusiva del teatro. La qualità di quella programmazione non è quindi in discussione e nessuno mette in dubbio il lavoro svolto da chi, negli anni, ha portato a Lamezia spettacoli importanti.
Dall’altra parte esiste un patrimonio altrettanto prezioso, formato da decine di associazioni culturali, scuole di teatro, scuole di danza, compagnie, realtà musicali e operatori del terzo settore che, ogni giorno, lavorano con bambini, ragazzi e famiglie, costruendo cultura dal basso e contribuendo in maniera determinante alla vitalità culturale della città.
Queste due realtà non dovrebbero mai essere considerate alternative.
Dovrebbero convivere.
Ed è proprio qui che nasce la riflessione che, da settimane, anima il dibattito cittadino.
Quando un bene pubblico viene affidato in maniera esclusiva ad un unico soggetto, inevitabilmente quel soggetto acquisisce un vantaggio competitivo che va ben oltre l’utilizzo materiale della struttura. Avere la disponibilità di un teatro significa poter programmare con maggiore continuità, partecipare più facilmente a bandi che valorizzano la disponibilità di spazi culturali e consolidare nel tempo una posizione sempre più forte.
Non si tratta di attribuire colpe.
È una conseguenza naturale del modello di gestione.
Ed è proprio questo il motivo per cui molte associazioni oggi chiedono di riflettere su un sistema diverso: non per sottrarre opportunità a chi da anni lavora nel settore, ma per creare condizioni che consentano anche alle altre realtà culturali di crescere, progettare e competere ad armi pari.
Perché una città culturalmente forte non è quella nella quale cresce una sola realtà, per quanto autorevole.
È quella nella quale cresce l’intero sistema culturale.
La scadenza, alla fine di aprile, della convenzione che affidava in via esclusiva la gestione del Teatro Grandinetti all’ATS composta da AMA Calabria, Teatro P e Vacantusi ha reso inevitabile una domanda che, probabilmente, la città avrebbe dovuto porsi già da tempo.
Quale modello di gestione è il più adatto per un teatro comunale?
In molte città italiane, e in particolare nel Mezzogiorno, i teatri comunali rimangono nella piena disponibilità dell’ente pubblico, che affida eventualmente i servizi tecnici e organizzativi a soggetti specializzati, ma mantiene una gestione aperta che consente alle associazioni del territorio di accedere alla struttura attraverso regole chiare, trasparenti e uguali per tutti.
Un modello di questo tipo non escluderebbe affatto le grandi stagioni teatrali.
Al contrario, consentirebbe di continuare a valorizzarle, affiancandole ad una maggiore apertura verso il vastissimo mondo associativo che ogni giorno produce cultura sul territorio.
È questa, in fondo, la riflessione che la Consulta delle Associazioni ha cercato di portare all’attenzione della città.
Una Consulta nata non per togliere qualcosa a qualcuno, ma per chiedere che il principale spazio culturale cittadino diventi realmente patrimonio di tutti.
Da qui sono nate alcune domande rivolte al Comune.
Quale sarà il futuro modello di gestione del Teatro Grandinetti?
Quali criteri verranno adottati per consentire alle associazioni di utilizzare la struttura?
Come si intende garantire pari opportunità di accesso ad un bene pubblico?
Sono domande che meritano risposte.
Non perché qualcuno debba essere messo sotto accusa.
Ma perché la trasparenza rappresenta il fondamento di ogni amministrazione pubblica.
A queste richieste si sono aggiunti i dubbi legati al cosiddetto affidamento ponte.
La lettura degli atti amministrativi ha fatto emergere alcuni aspetti sui quali la Consulta ha ritenuto opportuno chiedere chiarimenti.
In particolare, resta da comprendere quale sia stato il titolo giuridico che ha consentito la prosecuzione della gestione del teatro nel periodo successivo alla scadenza della convenzione e antecedente all’affidamento ponte, nonché quale sia stata la gestione degli introiti derivanti dalle attività svolte in quella fase.
A questo si aggiunge un’ulteriore riflessione proprio su questo affidamento. Anche questo provvedimento, presenta alcuni aspetti che meritano un approfondimento amministrativo e giuridico. Al di là delle questioni tecniche, ciò che emerge è che il modello gestionale rimane sostanzialmente immutato: il Teatro Grandinetti continua infatti ad essere affidato allo stesso soggetto e, di fatto, ogni associazione che intenda utilizzare la struttura deve continuare a fare riferimento al medesimo gestore.
Pur trattandosi di un affidamento temporaneo, la sua durata prolunga una situazione che molte associazioni ritengono limitante per la piena fruizione del teatro da parte dell’intero tessuto culturale cittadino, rinviando ancora una volta il confronto sul modello di gestione che Lamezia Terme intende adottare per il futuro del suo unico teatro comunale.
Su questi aspetti esistono documenti che hanno portato la Consulta a chiedere chiarimenti all’Amministrazione.
Fare domande non significa formulare accuse.
Chiedere trasparenza non significa mettere in discussione il lavoro di nessuno.
Significa semplicemente pretendere che ogni scelta riguardante un bene pubblico sia pienamente comprensibile ai cittadini.
Negli ultimi giorni il confronto si è inevitabilmente acceso.
Nel corso della conferenza stampa della Consulta delle Associazioni è stata avanzata anche la richiesta di dimissioni dell’assessore alla Cultura, Annalisa Spinelli.
Una richiesta forte, maturata in un clima di crescente esasperazione dovuto, secondo le associazioni, alla mancanza di risposte sui quesiti posti in queste settimane.
Al di là delle valutazioni politiche che ciascuno è libero di esprimere, sarebbe però un errore concentrare tutta l’attenzione su quella richiesta.
Il vero tema resta il futuro del Teatro Grandinetti.
Ed è proprio in questa prospettiva che assume particolare rilievo quanto dichiarato dall’assessore Annalisa Spinelli, che ha più volte ribadito la volontà del sindaco Mario Murone di restituire il Teatro Grandinetti e la città ai suoi cittadini.
Se questa è realmente la direzione che l’Amministrazione intende intraprendere, rappresenta un punto dal quale ripartire.
Perché la città oggi ha bisogno soprattutto di risposte, di regole chiare e di una visione condivisa.
Resta naturalmente la necessità di chiarire gli aspetti amministrativi ancora aperti.
Ed è proprio qui che si inserisce un’ultima riflessione.
Troppa attenzione è stata dedicata alla vicenda relativa alla presunta impossibilità, per il regista Francis Ford Coppola, di utilizzare il Teatro Grandinetti. Attraverso i canali dell’ATS è stata pubblicata una nota del location manager che seguì quella vicenda, chiarendo pubblicamente la ricostruzione dei fatti.
Una precisazione certamente legittima.
Ma proprio questa tempestività rende naturale una domanda.
Se è stato ritenuto opportuno intervenire pubblicamente per chiarire un episodio marginale rispetto all’intera vicenda, perché non fornire con la stessa chiarezza risposte anche sui quesiti amministrativi posti? Perché non chiarire definitivamente la gestione del periodo successivo alla scadenza della convenzione? Perché non spiegare in modo trasparente le modalità con cui è stata garantita la continuità delle attività e la gestione dei relativi introiti?
Sono interrogativi che meritano risposte.
Non per alimentare polemiche.
Non per individuare colpe prima che vengano accertate.
Ma perché il Teatro Grandinetti appartiene ai cittadini e ogni scelta che lo riguarda deve poter essere compresa da tutti.
Oggi Lamezia Terme ha l’opportunità di trasformare una vicenda che ha diviso il mondo culturale in un’occasione di crescita.
Non servono vincitori e vinti.
Serve una visione.
Serve il coraggio di costruire un modello capace di valorizzare le grandi stagioni teatrali, ma anche di offrire pari opportunità a tutte quelle associazioni che, ogni giorno, investono tempo, risorse e passione per far crescere culturalmente questa città.
Perché il Teatro Grandinetti non appartiene ad una singola realtà.
Non appartiene alla politica.
Non appartiene ad una parte.
Appartiene alla città.
Ed è alla città che dovrà continuare ad appartenere, nel rispetto della legalità, della trasparenza e del lavoro di tutti coloro che, con modalità diverse ma con identico amore per la cultura, contribuiscono ogni giorno a renderla viva.




