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“Ciao Pino, amico mio”…di Francesco Grandinetti

Grandinetti-Mainieri

Oggi è un giorno che non dimenticherò mai. Questa fotografia, quella che ci ritrae insieme — io senza barba, lui con quel suo volto da profeta antico — è diventata per me improvvisamente un ricordo che brucia e consola allo stesso tempo. Pino Mainieri, il mio caro amico, il grande artista, se n’è andato oggi proprio nel giorno del suo 75° compleanno. E questa coincidenza, così dura e così perfetta nella sua simbologia, sembra quasi un ultimo gesto della sua anima libera, capace di trasformare anche la fine in una forma di poesia.
Pino era un artista vero, uno di quelli rari. Non dipingeva oggetti o figure: scavava dentro l’anima, dentro le nostre ombre, dentro il mistero dell’esistenza. Le sue opere erano porte, simboli, risonanze. Aveva una conoscenza spirituale infinita, che lo legava all’Infinito e nello stesso tempo alla realtà più umana con un filo trasparente ma indistruttibile. Credeva come me che la vita si ripetesse oltre il confine della nostra esistenza terrena, e al tempo stesso che ogni essere conservasse, dopo la morte, un’identità irripetibile, una singolarità che nessuna rinascita può dissolvere. Era innamorato di San Francesco di Paola, dopo averne indagato profondamente l’anima con uno sguardo tanto rigoroso quanto devoto e che poneva accanto a figure spirituali provenienti da ogni religione, da ogni tempo e da ogni angolo del mondo.
Una filosofia che in lui non era mai contraddizione, ma armonia: un modo di pensare che rendeva il suo mondo interiore davvero unico.
Io oggi non ho perso solo un amico. Ho perso un rifugio. Un punto di luce. Uno di quei legami che nascono in questa vita ma appartengono a qualcosa che va oltre la vita stessa. Il nostro legame era un legame antico: lui compare di battesimo di mio figlio Federico, io compare di battesimo di suo figlio anche lui artista, Matteo Mainieri, a cui sono legato da un affetto profondo. La sua cara moglie Daniela nostra amica da sempre e per sempre. Un nodo familiare, affettivo, spirituale. E so che nulla, nemmeno la morte, può scioglierlo.
Per questo il dolore del distacco, pur forte, trova dentro di sé una pace, una certezza: quella di una connessione che oggi qualcuno chiamerebbe “quantica”. Una connessione che non si spezza. Che continua a vivere. Che continua a vibrare.
Ciao Pino, amico mio. Il tuo silenzio da oggi sarà più forte di mille parole.
Ti voglio bene immensamente.

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