Pubblichiamo una lettera che il dott. Cesare Perri, Partito Democratico, ha inviato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e per conoscenza al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto:
“Signor Presidente,
mi scuso per il disturbo.
Questa lettera origina da una analisi sul degrado inarrestabile della sanità calabrese se non verrà dichiarato uno STATO DI EMERGENZA.
Da medico intendo reagire con una provocazione: “ACCETTERO’ UN INTERVENTO, non complesso ma diagnosticato come URGENTE, PER IL MIO CUORE SOLO SE SARA’ EFFETTUATO IN CALABRIA E RESO QUI PRATICABILE PER TUTTI I CALABRESI”.
La Costituzione all’art. 32 ‘proclama’ “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Il Presidente della Repubblica, nel rispetto delle autonomie dei governi nazionali e regionali e dei vincoli economici, è il garante di tale principio e LEI lo ha spesso precisato, direi, inascoltato. Sullo stato dell’assistenza sanitaria pubblica della Calabria sono evidenziate in tutti gli studi le inadempienze. Riporto la recente nota della Fondazione GIMBE che evidenzia come il “il 7,3% dei calabresi rinuncia alle cure” e “parametrando la spesa sulla popolazione (ISTAT, gennaio 2023), il valore regionale è pari a 416 euro pro-capite (media Italia 730 euro)”. Non sono documentabili le spese a carico delle famiglie.
Non intendo appartenere a quei privilegiati che si possono curare dove vogliono, magari in una clinica privata fuori regione con una spesa nel mio caso di 13.500 euro.
Ribadisco dunque, da medico con passate esperienze dirigenziali, che il sistema sanitario della Calabria è avviato verso un inarrestabile peggioramento al di là delle dichiarazioni del presidente Occhiuto. Tali carenze corrispondono alla presenza di una CALAMITA’ con più morti e feriti di un terremoto di VI GRADO. La priorità sarebbe almeno quella di salvare le persone con l’auspicio di poterle poi adeguatamente curare, in Calabria o altrove. Ne deriverebbe l’obbligo di potenziare tutti servizi per l’emergenza: Pronti soccorso, 118 e reti tempero dipendenti. Siamo tutti d’accordo che va pure potenziata la prevenzione, la medicina territoriale e di ‘base’. Viceversa si assiste all’impoverimento di tutti questi servizi, fino alla chiusura per mancanza di personale dei Presidi territoriali per l’emergenza e al blocco delle ambulanze.
Ma con quali soldi, in un periodo di stretta finanziaria, e con quali medici e infermieri in fuga verso orizzonti più allettanti, recupereremo l’attuale divario?
L’autonomia differenziata esiste già! È vantaggioso per le regioni del Centro Nord che continui la migrazione sanitaria verso i loro ospedali in piena attività, mentre la Calabria subisce effetti economici devastanti per i 300 milioni di E. all’anno di mobilità passiva. E non basta! A questa cifra va aggiunta quella che grava sulle famiglie non solo per le cure ma per l’accompagnamento del familiare in altre città: viaggi, permanenza… un indotto economico che viene sottratto ai calabresi, con il nostro conseguente impoverimento e relative perdite occupazionali. Tutto ciò è noto. Allora? Allora non resta che la resa? Magari abbandonando in massa (e non solo da giovani) questa terra?
Per tali motivi, Sig. Presidente, tramite questa provocazione, sollecito rispettosamente la Sua attenzione, per sostenere la decretazione da parte del Consiglio dei ministri di uno STATO DI EMERGENZA per l’assistenza sanitaria calabrese, con provvedimenti urgenti che prevedano azioni e assunzioni immediate, in deroga alle ordinarie normative fe ai rimborsi per la mobilità passiva, almeno fin al raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza.
Espongo ora l’aspetto personale:
Sono un medico di Lamezia Terme di 79 anni e sono affetto da una bradicardia (con una frequenza specie durante la notte e a riposo di 35 battiti) e agli Holter sono stati evidenziati …ripetuti BAV tipo Mobitz di II e III grado. Presento inoltre un aneurisma all’arco aortico di 65 mm.
Dai cardiologi mi è stato prescritto un pacemaker e rientro tra quelle condizioni cliniche previste per l’innesto di un pace maker bicamerale senza fili. Mi risulta che in Calabria ne siano stati impiantati 4 (monocamerali?) e riportati dalla stampa come eccezionali (2 nell’ ospedale di Cosenza, 1 in quello di Castrovillari e 1 a Catanzaro. La maggior parte degli ospedali pubblici e privati che hanno adottato questa tecnica sono nel Centro-Nord ma certamente i sanitari calabresi sarebbero in grado di garantirla.
ll pacemaker leadless a detta di tutti gli esperti sostituirà quello tradizionale e già nel Nord America costituisce un terzo degli interventi.
– Quello bicamerale è composto da due dispositivi: uno nel ventricolo e uno nell’atrio (più piccoli di una batteria ‘AAA’). Il monitoraggio è wireless e i due pacemaker è come se parlassero tra di loro ad ogni battito, assicurando che atri e ventricoli si contraggano in perfetta sincronia.
– Non v’è bisogno di una tasca sottocutanea per il dispositivo. L’impianto avviene attraverso una procedura mininvasiva dalla vena femorale. Questa tecnica non solo riduce i tempi di recupero, ma minimizza anche i rischi di complicanze. Maggiore è la durata della batteria e più agevole ne è la rimozione per l’assenza di fili.
– Attualmente, i pacemaker leadless sono indicati principalmente per pazienti giovani (risolvendo i problemi di immagine corporea essendo invisibile all’esterno), per pazienti anziani fragili, diabetici, in dialisi, o che devono sottoporsi a terapie oncologiche. Questa selezione è dovuta principalmente a una questione di maggiori costi, tuttavia ampiamente giustificati dai vantaggi. I pazienti possono svolgere attività fisiche come la corsa o il nuoto senza limitazioni adattando la frequenza cardiaca in modo simile a un cuore sano”.
Fonte Cesare Perri


