Alla Camera è accaduto un fatto politico importante. Il governo è andato sotto e l’emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze è stato bocciato per un solo voto. È naturale che le opposizioni abbiano esultato. Una sconfitta parlamentare della maggioranza rappresenta sempre un segnale politico. Ma permettetemi una domanda: e adesso?
Perché ho l’impressione che ci stiamo accontentando di una vittoria tattica, mentre rischiamo di perdere una battaglia molto più importante che è quella per restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. La legge elettorale prosegue il suo cammino e a giorni arriverà al Senato. Tutti sappiamo che, con ogni probabilità, verrà approvata. E allora perché non stiamo lavorando, già da oggi, per costruire una strategia politica capace di reintrodurre le preferenze?
Se davvero ci crediamo, questo è il momento di dimostrarlo. Non basterà domani dire che «Noi eravamo contrari». Non basterà scaricare ogni responsabilità sulla maggioranza. La storia politica non ricorda chi aveva ragione nelle dichiarazioni. Ricorda chi ha combattuto fino in fondo per le proprie idee.
Siamo davvero favorevoli alle preferenze oppure ci piace semplicemente dichiararlo? Se non mettiamo in campo ogni iniziativa possibile al Senato, il dubbio diventerà inevitabile. Le preferenze non sono né di destra né di sinistra. Sono dei cittadini. Con le liste bloccate il giovane e il meno giovane che vuole impegnarsi in politica è spesso portato a conquistare il consenso di chi compila le liste, anziché la fiducia del popolo.
È questa la politica che vogliamo lasciare alle nuove generazioni? Per questo rivolgo un appello a tutte le forze di opposizione: mettete da parte l’euforia per una vittoria tattica e concentratevi sulla partita vera. Sedetevi attorno a un tavolo, costruite una strategia, presentate gli emendamenti e provate fino all’ultimo a reintrodurre le preferenze. La legge probabilmente passerà comunque. Ma almeno costringiamo il Parlamento e il Paese a discutere del diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti.
Perché una cosa è certa. Chi ha davvero paura delle preferenze non teme il voto degli avversari. Teme il giudizio dei propri elettori. E la democrazia muore lentamente proprio quando gli elettori smettono di scegliere e cominciano soltanto a ratificare le scelte di altri.
(Francesco Grandinetti, già presidente PD Lamezia Terme)




