«In una cultura sempre più individualistica, quale è quella in cui siamo immersi nelle società occidentali, e che tende a diffondersi in tutto il mondo, l’Eucaristia costituisce una sorta di “antidoto”, che opera nelle menti e nei cuori dei credenti e continuamente semina in essi la logica della comunione, del servizio, della condivisione, insomma, la logica del Vangelo» (Benedetto XVI, Angelus del 26 giugno 2011).
Riecheggiando le parole del Papa, la Parrocchia Natività Beata Vergine Maria, nel quartiere Bella di Lamezia Terme, ha voluto offrire un momento di meditazione, attraverso la realizzazione dell’infiorata per la solennità del Corpus Domini, per riaffermare che l’Eucaristia non si può assolutamente ridurre a preghiere, canti e riti, ma deve sfociare in un’esistenza segnata dalla concretezza del dono di sé nella vita di tutti i giorni.
Così, per toccare il cuore e la mente di ogni persona, l’infiorata propone un itinerario avendo come ausilio l’interpretazione simbolica degli animali, un genere letterario codificato fin dall’antichità cristiana.
Vicino all’ingresso della Chiesa è presente un serpente in un groviglio di rovi che si estendono verso l’alto: è il diavolo (cf. Gn 3,1-5; Ap 12,9; 20,2) che, con astuzia, seduce e avvelena la capacità umana di pensare, facendo dubitare della bontà di Dio. Gli effetti della sua opera sono ben descritti dal rovo: ad esso, nella cultura biblica (a riguardo è illuminante il gioello letterario della parabola degli alberi, cf. Gdc 9,8-15), è legato un simbolismo negativo in quanto, incapace di garantire anche l’ombra, con le sue spine e la sua natura invadente soffoca le altre piante. Il peccato non persegue mai il bene dell’uomo poiché l’unico suo frutto è l’aridità del cuore.
Vicino ai rovi vi è una tartaruga, animale mite e silenzioso, che nell’iconografia cristiana è simbolo del male. Il suo nome, infatti, deriva dal greco tartarouchos: abitante del Tartaro, degli Inferi, delle tenebre. Le sue abitudini favorirono questa connotazione negativa in quanto vive in letargo nei mesi freddi e, quando ha paura, si ritrae nel suo carapace. La tartaruga ricorda così che il male non si compie solo con l’azione materiale, ma anche attraverso l’omissione, il consenso interiore, l’indifferenza e la complicità. Chiudersi nel carapace non è altro che non opporsi a un’ingiustizia, ignorare chi ha bisogno, giustificare comportamenti scorretti: è vivendo una tale vita egoistica e pigra che si contribuisce alla diffusione del male stesso.
La tartaruga viene smossa dalla sua inerzia da un gallo, l’animale che con il suo canto, al sorgere del sole, annuncia il nuovo giorno. Poiché Cristo è la “luce del mondo” (Gv 8,12), il gallo è simbolo del bene, del credente che vigila ed è portatore della buona novella agli altri. Come il gallo che preannuncia il sorgere del sole, il credente deve annunciare, soprattutto agli smarriti e scoraggiati, che la bontà misericordiosa di Dio vince sempre le tenebre del peccato: ecco perché il gallo tira con una corda (che parte da Cristo) la tartaruga verso l’alto, verso l’Eucaristia.
L’Eucaristia è circondata da raggi di sole. San Padre Pio da Pietrelcina affermava: «Il mondo potrebbe stare anche senza il sole, ma non può stare senza la santa Messa», dichiarando così che, per ognuno di noi, la S. Messa deve essere il centro della vita, il sole delle nostre giornate.
Il vero discepolo, che si nutre con fede di Cristo, è connesso con la radice del bene e per questo diviene un albero buono che ogni giorno produce frutti buoni: come un albero non si ciba dei suoi frutti, così il credente è chiamato a vivere una fede operosa, mettendo i propri talenti e le proprie risorse a disposizione degli altri, specialmente dei più bisognosi, con altruismo e carità disinteressata.
In tal modo egli diviene una farfalla: un animale simbolo della vita risorta poiché è passato, morendo nel chiuso di un bozzolo, dall’essere un bruco al divenire un essere che vola leggero.
Ai piedi dell’Altare c’è l’etimasìa, ovvero un trono vuoto con le insegne della Passione di Cristo, un trono vuoto in attesa del ritorno del Re. In ogni Messa diciamo: «Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta», poiché sappiamo che l’Eucarestia ci proietta verso il mondo che verrà, ci indica la direzione e l’orientamento del nostro cammino, ci ricorda che la nostra vita non è da vivere in un’attesa passiva, ma in modo consapevole e pieno.
Il tappeto di 30 metri quadri realizzato con soli petali di fiori è visitabile tutti i giorni dalla Domenica del Corpus Domini sino al 20 giugno.




