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Rinnovo carta identità, Fiore Isabella: Al Comune di Lamezia si aspetta ancora Godot

Lamezia Comune rivvovo CI-archivio

Riceviamo da Fiore Isabella (già Consigliere comunale di Lamezia Terme) e pubblichiamo:

“Ieri, 5 giugno, al Comune di Lamezia Terme non è stata la giornata giusta. Se ne è resa conto mia moglie, prenotata un anno fa per il rinnovo della carta di identità alle ore 12,10, ma terminata fanalino di coda, scalzata da tutti compreso i prenotati per le 12,30. Com’era logico che fosse ha contestato vibratamente non per l’attesa di poco meno di due ore ma per la sensazione, penso più di una sensazione, che la pratica del salta coda, protetta dalla sempre amorevole interferenza clientelare, fosse ancora in voga. Problemi di malcostume ovviamente ma anche (è solo un mio sindacabile pensiero) una carenza di metodo da parte degli operatori al cospetto devi veri canali di accesso al servizio: i prenotati da tempo immemore pervenuti intorno alle 9,00 ancora da servire a mezzogiorno; i prenotati in mattinata al totem alle prese con l’impiegato rigidamente connesso con lo scorrere crescente dei numeri. Intanto la polemica si faceva sempre più vivace perché quella lista in mano all’usciere assumeva le sembianze di un vaso di pandora.

Alla garbatissima Dirigente, poi intervenuta, ponevo tre semplici domande 1. Come mai, se le risorse operative, per una ragione o per l’altra,  si riducono i canali di accesso al servizio si ampliano? 2. Non sarebbe più giusto dare più spazio ai prenotati da tempo rispetto  a quelli prenotati lo stesso giorno? 3. Come mai non si è pensato di rendere trasparente l’ordine delle operazioni, relative ai vari canali di accesso, affiggendo copia degli elenchi all’ingresso degli uffici onde evitare le immancabili irruzioni clientelari? Nessuna risposta solo l’addebito alla giornata particolare propedeutica forse ad oleare gli ingranaggi di una macchina ancora in rodaggio. Sensibilmente preoccupato perché a fine mese toccherà a mia madre di 99 anni rinnovare il suo documento di identità, mi sono recato, per avere ragguagli su una eventuale richiesta di intervento a domicilio, nei pressi dell’ufficio Servizi Sociali dove mi sono imbattuto in tre cortesi operatrici che mi hanno sconsigliato di chiederlo per i tempi lunghi dovuti all’indisponibilità di un’automobile di servizio e al divieto di utilizzare mezzi propri.

Ho posto lo stesso interrogativo alla Dirigente che ha smentito la presenza di fattori ostativi agli interventi a domicilio. Mancavano pochi minuti alle 14,00 e giuro che sono stato assalito da un forte senso di impotenza. Sono molto preoccupato, e penso che lo siano gli stessi dirigenti e operatori, convinto come sono che anche loro vorrebbero che le cose funzionassero meglio. La pubblica amministrazione è da tempo anchilosata perché chi va via per raggiunti limiti d’età, così come nella sanità e nella scuola, non viene sostituito lasciando a chi rimane, il compito di smaltire un carico di lavoro non indifferente. Io mi fermo qui e non vado oltre, per carità di patria”.

 

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