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Progetto di vita, continuità assistenziale, servizi disabilità e non autosufficienza: Mozione Lo Moro, Masi e Serratore

Minoranza

I Consiglieri comunali Doris Lo Moro, Gennarino Masi e Bernadette Serratore hanno presentato una Mozione consiliare  con oggetto: “Linee di indirizzo politico-amministrativo e determinazioni operative per l’attuazione del Progetto di Vita, la garanzia della continuità assistenziale, la trasparenza gestionale e la co-progettazione nei servizi d’Ambito per la disabilità grave e la non autosufficienza”.

Ecco il testo integrale:

PREMESSO CHE:

  • L’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione attribuisce allo Stato la competenza legislativa esclusiva nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (LEP) che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale viene così perseguito l’obiettivo di assicurare l’uguaglianza dei diritti fondamentali e l’uniformità di trattamento, superando le asimmetrie e le diseguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi.
  • L’articolo 2 della Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, richiedendo l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Tali diritti fondamentali comprendono l’assistenza e l-a socializzazione volte a consentire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione.
  • La Legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) stabilisce all’articolo 6, comma 1, che i Comuni sono titolari delle funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale, gravando su di essi le spese di attivazione delle relative prestazioni.
  • La Legge 22 giugno 2016, n. 112 (Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare) disciplina specifiche misure di assistenza, cura e protezione volte a evitare l’istituzionalizzazione. L’articolo 4 della medesima legge statuisce espressamente che le attività di programmazione degli interventi debbano prevedere il coinvolgimento attivo delle organizzazioni di rappresentanza delle persone con disabilità.
  • Il Decreto Legislativo 3 maggio 2024, n. 62, attuativo della Legge delega n. 227/2021, ha introdotto una radicale riforma della materia, ponendo al centro la persona attraverso la redazione del “Progetto di Vita” individuale, personalizzato e partecipato, volto a superare la parcellizzazione degli interventi assistenziali in favore di una presa in carico globale.

CONSIDERATO IN DIRITTO CHE:

  • La consolidata giurisprudenza costituzionale e di legittimità ha statuito che il diritto all’istruzione, all’integrazione e al sostegno delle persone con disabilità individua un nucleo indefettibile e insuscettibile di riduzione o compressione in sede di determinazioni esecutive per ragioni di bilancio.
  • Comuni, in quanto titolari istituzionali delle funzioni amministrative di assistenza sociale a livello locale, sono tenuti a garantire i servizi programmati nei singoli piani personalizzati. La giurisprudenza di merito ha chiarito che il riferimento alle risorse finanziarie disponibili non può limitare l’erogabilità delle prestazioni già certificate all’interno dei progetti individuali ex art. 14 della Legge n. 328/2000, atteso che le risorse degli enti devono ritenersi sempre “sufficienti” a soddisfare i bisogni accertati.
  • Le prestazioni contenute nei progetti assistenziali individualizzati e nei Progetti di Vita rivestono carattere di necessità e urgenza per la salute e la dignità del beneficiario. La loro ingiustificata sospensione o interruzione integra una violazione di interessi fondamentali della persona, esponendo l’Amministrazione comunale a responsabilità risarcitoria per i danni sia patrimoniali (consistenti negli esborsi sostenuti privatamente dalle famiglie per garantire la continuità delle cure) sia non patrimoniali (vulnerazione del diritto all’effettiva integrazione sociale).

RILEVATO CHE:

  • L’Ambito Territoriale Sociale (ATS) di Lamezia Terme sconta carenze strutturali nell’organizzazione e nell’erogazione dei servizi sociali, caratterizzate da difficoltà organizzative, ritardi programmatori e una parziale incapacità di spesa che ha determinato, nel corso degli ultimi anni, la perdita di finanziamenti sovracomunali non spesi a discapito della popolazione residente.
  • Con riferimento all’annualità 2025, a fronte di trasferimenti finanziari complessivi destinati alle politiche sociali pari a circa 4 milioni di euro, si registra un grave ritardo nell’adozione del rendiconto consuntivo, non ancora deliberato dalla Giunta comunale. Tale omissione impedisce di quantificare con esattezza le risorse effettivamente impegnate e quelle riprogrammabili per l’anno 2026, aumentando esponenzialmente il rischio di revoca e restituzione dei fondi.
  • La gestione amministrativa dei servizi d’Ambito continua a basarsi sulla precaria e frammentaria “logica del bando a scadenza” e su finanziamenti contingenti, determinando un’offerta assistenziale discontinua, precarietà lavorativa per gli operatori del Terzo Settore ed estrema incertezza per i nuclei familiari, in aperto contrasto con la natura permanente dei bisogni assistenziali.
  • I dati relativi all’ultimo Avviso pubblico per l’Assistenza domiciliare per persone non autosufficienti evidenziano un allarmante divario tra la domanda sociale e la risposta dell’Amministrazione: “239 persone hanno richiesto di partecipare all’Avviso pubblico per l’Assistenza domiciliare per persone non autosufficienti: di queste, 114 sono risultate idonee e beneficiarie (42 avevano già usufruito del servizio nel periodo precedente), 94 sono risultate idonee ma “non finanziabili”, 31 domande sono state respinte.
  • Molti tra i 94 soggetti dichiarati idonei ma esclusi dal beneficio per carenza di fondi (“non finanziabili”) sono titolare di un Progetto di Vita Individuale redatto ai sensi di legge; per tali cittadini, il servizio di assistenza domiciliare non costituisce una concessione discrezionale, bensì un elemento costitutivo del proprio percorso di inclusione, la cui interruzione genera gravissimi pregiudizi all’autonomia personale e alla tenuta dell’intero nucleo familiare.

EVIDENZIATO CHE:

  • Il nuovo modello di welfare introdotto dal Decreto Legislativo n. 62/2024 impone l’adozione del “Budget di Progetto”, inteso come ricomposizione integrata di tutte le risorse economiche, professionali, sanitarie e comunitarie destinate alla persona, e valorizza la partecipazione attiva del disabile, dei suoi familiari, del tutore o dell’amministratore di sostegno (figura scelta con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi del beneficiario ex art. 408 c.c.) all’interno delle Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM).
  • È dovere inderogabile dell’Amministrazione comunale assicurare la massima trasparenza delle procedure di accesso ai servizi, informando capillarmente la cittadinanza circa le prestazioni disponibili, i criteri di valutazione del bisogno e le modalità di attribuzione dei punteggi, garantendo un’azione amministrativa improntata all’equità, alla legalità e alla certezza del diritto.

TENUTO CONTO

  • del documento prodotto dall’associazione “Una Città Dove Vivere Bene” dal titolo “Le Politiche Sociali e i Diritti Esigibili”, presentato alla stampa in data 4 giugno u.s..

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE

  • A predisporre e trasmettere al Consiglio Comunale, entro 30 giorni, una dettagliata relazione sull’attuale situazione, indicando in particolare: con riferimento al settore della disabilità, i dati in possesso degli uffici sulle richieste pervenute, quelle evase e sul numero degli aventi diritto che non hanno formulato richiesta di progetto di vita; per l’intero settore delle politiche sociali, l’ammontare dei trasferimenti ricevuti nel 2025, le somme effettivamente impegnate, i residui non spesi e le economie riprogrammabili per l’annualità 2026, al fine di scongiurare il rischio di revoca o restituzione dei finanziamenti.

–       Contestualmente, sul piano programmatico, ad attivare un radicale mutamento di indirizzo nella gestione delle politiche sociali e dei servizi d’Ambito, traducendo in atti amministrativi vincolanti le seguenti linee operative:

  1. Garantire l’assoluta          continuità         assistenziale          ed             educativa Disporre, tramite apposito atto di indirizzo ai dirigenti dei settori competenti, che nessun servizio o prestazione socio-assistenziale inserito in un Progetto di Vita regolarmente approvato sia interrotto o sospeso a causa di ritardi burocratici, scadenze di bandi, rinnovi di graduatorie o pendenze di gare d’appalto. L’Amministrazione deve adottare strumenti di bilancio flessibili per garantire la copertura finanziaria ponte nelle more dell’attivazione delle nuove misure, avvalendosi di un’équipe specializzata di professionisti esperti abilitata a operare in modo trasversale tra i diversi uffici dell’Ente.
  2. Istituire formalmente        il        Tavolo        Permanente        sulla           Disabilità Deliberare, entro 60 giorni dall’approvazione della presente mozione, l’istituzione eilregolamento del Tavolo Permanente sulla Disabilità, quale organismo stabile di co-programmazione e confronto. Il Tavolo dovrà vedere la partecipazione sistematica dell’Amministrazione, dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP), delle famiglie e degli enti del Terzo Settore maggiormente rappresentativi delle persone con disabilità. Al fine di garantire una trasparenza sostanziale, le convocazioni dovranno essere pubbliche e i verbali delle sedute dovranno essere resi pienamente accessibili a tutti i cittadini.
  3. Adottare e pubblicare annualmente il “Piano Territoriale per il Progetto di Vita” Elaborare e pubblicare annualmente un documento di programmazione pluriennale che indichi preventivamente l’ammontare delle risorse finanziarie complessive disponibili, i servizi da attivare e gli obiettivi di inclusione perseguiti. Tale strumento dovrà pianificare gli interventi su base pluriennale, superando in via definitiva la logica del “bando a scadenza” e dello “sportello emergenziale”.
  1. Assicurare la      trasparenza      dei      criteri      d’accesso      e      di valutazione Adottare linee guida d’Ambito per la definizione di criteri di accesso chiari, oggettivi e facilmente verificabili in tutti gli avvisi pubblici. Stabilire che la valutazione multidimensionale del bisogno sia svolta esclusivamente da professionisti qualificati del settore (quali assistenti sociali specialisti, psicologi ed educatori) attraverso l’ausilio di strumenti e questionari standardizzati che garantiscano l’imparzialità e l’equità nell’attribuzione dei punteggi.
  2. Attuare il              “Budget               di              Progetto”                 integrato Disporre l’integrazione formale di tutte le risorse economiche, sanitarie, educative, sportive e comunitarie destinate alla singola persona all’interno di un unico quadro programmatorio, superando la prassi della sommatoria frammentata di finanziamenti separati. Per fare questo, l’Amministrazione si impegna a costituire un’équipe specialistica dedicata alla pianificazione strategica e alla gestione del budget personalizzato.
  3. Rafforzare la partecipazione effettiva delle famiglie e delle figure di supporto nelle UVM Adottare specifiche linee guida operative volte a rendere effettiva e strutturata la partecipazione attiva della persona con disabilità, dei suoi familiari, dei tutori e degli amministratori di sostegno (nominati ai sensi dell’art. 408 c.c.) all’interno delle Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM), definendo i relativi protocolli operativi.
  4. Promuovere la      co-progettazione      ordinaria       con      il          Terzo                 Settore Incentivare l’uso sistematico dei moduli di co-programmazione e co-progettazione con gli enti del Terzo Settore ai sensi degli articoli 55 e seguenti del Codice del Terzo Settore e in coerenza con la Legge n. 112/2016, valorizzando le competenze delle associazioni operanti sul territorio attraverso procedure pubbliche e verbali d’incontro accessibili.
  5. Istituire l’Osservatorio              Territoriale              sulla Disabilità Attivare un Osservatorio d’Ambito per la raccolta e l’analisi scientifica di dati aggiornati relativi ai fabbisogni reali delle persone con disabilità residenti nel territorio, quale strumento di supporto allaprogrammazione strategicadei servizi eper consolidarela rete di collaborazione traistituzioni pubbliche e soggetti privati del sociale.
  6. Prevedere un monitoraggio permanente e una relazione semestrale al Consiglio Imporre che il tema dell’accessibilità e dell’inclusione sia integrato trasversalmente in tutti i settori dell’azione amministrativa dell’Ente (mobilità, edilizia scolastica, sport, cultura, politiche del lavoro e pianificazione urbanistica). A tal fine, la Giunta è impegnata a presentare al Consiglio Comunale, con cadenza semestrale, una relazione dettagliata sullo stato di attuazione delle misure per la disabilità, sull’utilizzo dei fondi e sull’efficacia degli interventi in relazione al miglioramento della qualità della vita dei beneficiari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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