“In questi ultimi anni il legislatore ha lavorato per garantire supporto e anche sostegno economico agli orfani di femminicidio, ma spesso questi aiuti non arrivano a destinazione perché non sappiamo quanti sono questi orfani, dove si trovano, quali sono le loro reali condizioni.
Con questa proposta di legge miriamo ad istituire un registro nazionale degli orfani di femminicidio, un elenco centralizzato ufficiale che mette a disposizione delle amministrazioni competenti dati aggiornati, verificabili in modo tale da orientare le politiche pubbliche a sostegno degli orfani di femminicidio e verificarne appunto l’effettiva attuazione”.
A dirlo Mara Carfagna, segretario di Noi moderati, intervenendo, a Lamezia Terme, ad un convegno sul tema “Orfani di femminicidio: quali tutele per i figli delle vittime” al quale ha partecipato anche la senatrice del Pd Valeria Valente.
“In più – ha aggiunto – questo registro consente anche di far scattare l’immediata presa in carico da parte dei servizi sociali e anche di mettere a disposizione degli orfani e dei loro tutori un documento unico informativo. Dove appunto possono prendere visione dei loro diritti, dei sostegni a cui hanno diritto, anche per superare le lungaggini burocratiche che spesso scoraggiano appunto tutto l’iter che è previsto per accedere a questi sostegni”.
“Su questi temi – ha detto Valente – è assolutamente utile, importante, prezioso mantenere un’alleanza trasversale tra donne. Diciamo – ha aggiunto – che quasi su tutti i grandi temi che riguardano conquiste di emancipazione, di libertà, di spazi di autonomia per le donne, la storia ci insegna che possono essere portati a casa soltanto costruendo sempre le convergenze necessarie. Io di questo ne sono stata sempre particolarmente convinta e con me la presidente Carfagna ed abbiamo, infatti, costruito tutte le volte che abbiamo potuto insieme pezzi di cammino comuni”.
“Insieme a tante e tanti – ha aggiunto – abbiamo lavorato, pochissimi mesi dopo l’emanazione della legge sugli orfani di femminicidio del 2018, al regolamento attuativo del 2020. Io non amo chiamare questi orfani, orfani speciali perché questo termine evoca nella memoria di tanti di noi una condizione particolare che noi dovremmo invece rispettare, guardare con dignità, con attenzione e soprattutto verso la quale assumere il punto di vista di chi la vive e quindi capire e rispettare. Noi dobbiamo provare sempre ad assumere il punto di vista di questi ragazzi, di questi bambini che nel corso del tempo cresceranno e matureranno, ciascuno per la propria sensibilità, anche il rapporto con quanto accaduto. E non tutti reagiranno allo stesso modo”.
Fonte Ansa




