Il Consiglio Regionale della Calabria, il 7 luglio scorso, richiamando uno “stato di eccezione” per il progetto di Scordovillo, ha approvato una legge che nega il diritto alla casa alle famiglie rom del ghetto sottraendo tutte le tutele sancite dalla normativa regionale che disciplina l’assegnazione degli alloggi.
Con questa modifica legislativa si stabilisce che, per le famiglie rom di Scordovillo, non trovino applicazione le disposizioni della legge regionale che garantiscono criteri, procedure e tutele nell’assegnazione degli alloggi ERP.
Si introduce così una disciplina speciale di negazione del diritto alla casa applicabile esclusivamente a tali nuclei familiari, determinando un trattamento differenziato che presenta evidenti profili di discriminazione.
Difatti, il Consiglio Regionale, approvando l’articolo 5 della legge regionale n. 21 del 7 luglio 2026 (BURC n. 141), ha apportato una modifica alla legge regionale n. 32 del 1996, stabilendo che quest’ultima, la quale disciplina l’assegnazione degli alloggi ERP, non venga applicata per le assegnazioni degli alloggi destinate alle famiglie rom di Scordovillo, in considerazione delle non meglio definite “esigenze eccezionali” del progetto.
La nuova disposizione non sostituisce le garanzie previste dalla suddetta normativa con una diversa disciplina che assicuri analoghi criteri di tutela per questo è chiaro che il diritto alla casa viene completamente cancellato per le famiglie rom. Si limita infatti ad attribuire all’Aterp Calabria la competenza ad effettuare le assegnazioni, sottraendola al Sindaco come previsto dalla procedura ordinaria.
In questo modo le famiglie interessate vengono escluse dall’applicazione delle disposizioni di salvaguardia originarie, con il rischio che le assegnazioni avvengano senza il rispetto dei principi e delle tutele che la normativa regionale riconosce ordinariamente a tutti I cittadini.
Sospendere per legge le tutele giuridiche esclusivamente nei confronti delle famiglie rom, emarginate e discriminate da decenni, richiamando una tale e indefinita condizione emergenziale, costituisce un fatto gravissimo e una scelta discriminatoria che dovrebbe indurre a una seria riflessione e a una forte mobilitazione. Ma forse ancora più grave della stessa scelta normativa è il silenzio dei Consiglieri regionali di opposizione, delle Istituzioni, delle organizzazioni sindacali e del Terzo Settore.
L’unica reazione alla legge è stata quella di alcuni Sindaci del comprensorio lametino, non per la sottrazione delle tutele ai diretti interessati, ma per il timore che alle famiglie rom possano essere destinati immobili nei rispettivi Comuni. Avendo infatti la legge attribuito all’Aterp Calabria il potere di effettuare le assegnazioni, gli alloggi potrebbero essere individuati anche al di fuori del Comune di Lamezia Terme.
La Regione Calabria giustifica questa scelta con un generico “stato di eccezione” del progetto Scordovillo, che non viene però definito. È difficile comprendere le ragioni di una deroga tanto ampia, anche considerando che altri interventi di superamento di situazioni di ghettizzazione sono stati realizzati in Calabria senza ricorrere alla sospensione della disciplina ordinaria. Un progetto finalizzato all’inclusione abitativa dovrebbe rafforzare il diritto alla casa delle famiglie coinvolte, non eliminarlo.
Qual è il vero motivo che ha spinto la Regione Calabria ad adottare una scelta di tale gravità?
Nel 2024 la Giunta regionale, in risposta alla richiesta del Governo di superare il ghetto di Scordovillo per ragioni igienico-sanitarie (Delibera del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2024), ha approvato un progetto finanziato con fondi europei che prevedeva la demolizione della baraccopoli, la bonifica dell’area e la costruzione, nello stesso luogo, di un nuovo insediamento di 120 alloggi popolari destinati alle famiglie rom.
Su questo primo progetto è intervenuta la Commissione Europea, ritenendo incompatibile con i principi di inclusione la realizzazione di un nuovo ghetto. La Giunta regionale ha quindi modificato il piano nel gennaio 2025, prevedendo l’equa dislocazione abitativa delle famiglie rom.
Tuttavia, a distanza di un anno e mezzo, il programma di equa dislocazione non risulta attuato e la decisione di escludere l’applicazione della legge regionale nr 32 del 1996 rischia di consentire assegnazioni svincolate dalle garanzie previste dalla normativa ordinaria, con la possibilità di aggirare, nei fatti, le indicazioni formulate dalla Commissione Europea.
Questo appare il vero motivo della scelta.
L’Aterp Calabria, infatti, non essendo tenuta ad applicare la regolamentazione ordinaria, ha già cominciato a proporre proposto ai nuclei interessati alloggi che non possiedono i requisiti previsti dalla normativa e che risultano collocati nei ghetti di case popolari di Lamezia Terme .
Le assegnazioni effettuate al di fuori della disciplina della legge regionale n. 32/1996 non beneficeranno delle garanzie procedurali e sostanziali del diritto alla casa che quella normativa assicura per le assegnazioni degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica.
Dalla ricostruzione dei fatti emerge che l’obiettivo del progetto regionale non sia stato quello di realizzare una piena inclusione abitativa delle famiglie rom, ma piuttosto quello di superare l’attuale baraccopoli attraverso nuove forme di emarginazione abitativa.
Ma la sospensione di un diritto decretata per legge non riguarda soltanto le famiglie rom di Scordovillo. Essa pone una questione di carattere generale che interessa tutti i cittadini della Calabria.
Se oggi la Regione riuscirà ad applicare per legge la sospensione del diritto alla casa ai rom questo costituirà un precedente che consentirà in futuro alla Regione di negare allo stesso modo altri diritti invocando gli “stati di eccezione” necessari.
Per questo è nell’interesse di tutti chiedere che il rispetto della legge e delle garanzie previste dall’ordinamento venga assicurato senza eccezioni arbitrarie.
(Fonte: APS Lav Romanò Dr Fiore Manzo (Cosenza)- Associazione Un Mondo di Mondi – Marino Giacomo (Reggio Calabria)- Dssa Gabriella De Luca Attivista (Catanzaro). Dssa Stefania Bevilacqua Attivista (Cosenza)- Dssa Cristina Delfino Attivista ( Reggio Calabria)




