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Farmacie a Lamezia: una revisione della pianta organica che divide la città

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La revisione della pianta organica delle farmacie a Lamezia Terme sta sollevando interrogativi sempre più forti tra operatori del settore e cittadini. Al centro del dibattito non c’è soltanto una questione tecnica, ma il modello stesso di distribuzione del servizio farmaceutico sul territorio: equità sanitaria o conservazione di rendite di posizione?

  1. L’illusione della modernità: Geoportale e zone censuarie contro la chiarezza

Il Comune ha scelto di utilizzare strumenti digitali, come il Geoportale e le zone censuarie, per ridefinire i confini delle sedi farmaceutiche cittadine. Una scelta che, almeno sulla carta, potrebbe apparire moderna ed efficiente.

Secondo diverse osservazioni critiche, tuttavia, la tecnologia starebbe sostituendo la necessaria chiarezza amministrativa. Invece di delimitazioni dettagliate attraverso vie e numeri civici, i nuovi confini risultano difficilmente interpretabili sia dai cittadini sia dagli stessi operatori del settore.

Anche l’Ordine dei Farmacisti avrebbe evidenziato il rischio di una “nebulosità amministrativa”, chiedendo criteri più chiari e verificabili. Il timore è che strumenti apparentemente innovativi finiscano per rendere meno trasparente la gestione del servizio pubblico.

  1. Cittadini di Serie A e Serie B: lo squilibrio demografico

Uno dei punti più contestati riguarda la distribuzione della popolazione tra le diverse sedi farmaceutiche.

Nel centro storico la media sarebbe di circa 2.349 abitanti per farmacia. Nelle aree di quartiere e periferia, invece, arriverebbero a servire mediamente 3.659 abitanti.

Una differenza significativa che solleva dubbi sul rispetto del principio di equa distribuzione del servizio farmaceutico. Le aree periferiche, spesso caratterizzate da maggiori fragilità sociali e minori servizi sanitari, rischiano infatti di essere ulteriormente penalizzate.

Il risultato sarebbe un sistema nel quale alcune farmacie operano con carichi sostenibili, mentre altre si trovano a garantire assistenza a un numero di utenti nettamente superiore.

  1. Il “tesoro” delle vie commerciali

Ulteriore elemento di discussione è la concentrazione delle principali vie commerciali all’interno di un’unica sede farmaceutica del centro storico.

La funzione della pianta organica dovrebbe essere quella di garantire sostenibilità economica diffusa e continuità del servizio su tutto il territorio. Tuttavia, assegnare l’intero indotto commerciale a una sola sede rischia di creare un evidente squilibrio competitivo.

Secondo i critici, altre farmacie resterebbero legate a bacini d’utenza minimi e prive di reali possibilità di trasferimento o sviluppo, con il rischio di consolidare posizioni privilegiate piuttosto che migliorare l’efficienza del servizio ai cittadini.

  1. Le farmacie del decreto Monti: il decentramento tradito

Particolarmente delicata è la questione delle farmacie istituite grazie al decreto Cresci-Italia, nato con l’obiettivo di ampliare la presenza dei servizi sanitari nelle zone meno servite o nei nuovi insediamenti urbani.

Secondo le contestazioni, alcune farmacie starebbero progressivamente avvicinandosi al centro abitato, allontanandosi dalla funzione originaria di presidio territoriale.

Se confermata, questa dinamica finirebbe per svuotare il senso stesso della riforma: anziché portare il servizio dove manca, si favorirebbe una progressiva concentrazione nelle aree economicamente più attrattive e già ampiamente servite.

  1. Lo scontro con gli ordini professionali

Anche il rapporto con l’Ordine dei Farmacisti di Catanzaro rappresenta un nodo centrale della vicenda.

L’Ordine avrebbe espresso riserve e subordinato il proprio parere alla necessità di maggiore chiarezza nella definizione dei confini territoriali. Andare avanti senza recepire tali osservazioni rischia di alimentare ulteriori tensioni istituzionali e possibili contenziosi amministrativi.

Il timore, evidenziato da più parti, è che eventuali ricorsi possano tradursi in costi aggiuntivi per la collettività, evitando però un confronto approfondito sui criteri di equità e funzionalità della nuova pianta organica.

Il nodo centrale: dov’è l’interesse pubblico?

Una revisione realmente orientata all’interesse pubblico dovrebbe perseguire tre obiettivi fondamentali:

  1. Uniformare i bacini d’utenza, evitando farmacie sovraccariche accanto ad altre privilegiate;
  2. Garantire confini certi e facilmente verificabili, riducendo conflitti e ambiguità;
  3. Rafforzare la presenza dei servizi nelle zone meno servite, invece di incentivare la concentrazione commerciale nel centro urbano.

La sensazione diffusa, invece, è che l’attuale proposta finisca per fotografare e consolidare equilibri già esistenti, senza affrontare realmente i bisogni sanitari futuri della città.

La questione, dunque, non riguarda soltanto le farmacie. Riguarda il modello di città che Lamezia vuole costruire: una città centrata sull’equità dei servizi o sulla tutela di interessi consolidati?

 

 

 

 

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