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Cesare Perri: “Dal ricordo dei morti sul lavoro all’oblio di quelli morti per malasanità”

cesareee peerri
“Giustamente con iI I MAGGIO si ricordano i tanti MORTI SUL LAVORO: nel 2025, in Calabria sono stati ben 13 e solo a Lamezia 3 (S.C. di 34 a., F.S. di 38 a., R.F. 53 a.) Ma quanti sono stati i MORTI PER MALASANITA’ nel ricordo e nel compianto dei soli familiari e quanti se ne  sarebbero potuti salvare… benchè  l’articolo 4 della Costituzione  riconosce oltre al diritto al lavoro (art. 1), “la tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti (art. 32).
Allora, quante persone avremmo potuto salvare, specie tra le ‘indigenti’ che non hanno neppure le risorse per accedere alle cure, se fossero stati assunti i circa 200.000 operatori che mancano per far funzionare la sanità pubblica? Ovvero 65000 infermieri professionali, 80000 operatori sociosanitari, 20000 medici, 15000 psicologi, 5000 assistenti sociali e un numero imprecisato di educatori professionali e di altre indispensabili figure professionali, tecniche, amministrative e di supporto.
Il I MAGGIO è sicuramente la festa di coloro che per un anno  evaso le tasse, ma pretendono che la sanità funzioni e di chi, sul malfunzionamento della sanità pubblica, ha potuto lucrare e può permettersi nel weekend  una lussuosa vacanza.
Ci raccontano della scarsità di risorse finanziare, specie in Calabria. Davvero? Ma se le abbiamo dirottate per costruire nuovi ospedali e Case della salute senza prevedere la carenza del personale. Noi calabresi siamo particolarmente generosi verso chi le costruirà e anche verso le regioni del centro-nord  alle quali versiamo 320 milioni l’anno per la mobilità passiva.
E il  principio costituzionale di una sanità che si prende cura di tutti senza distinzione tra cittadini di serie A o C (Noi) ? Mai le regioni del centro nord lo consentiranno. Noi calabresi siamo e resteremo i cittadini più poveri poiché siamo una risorsa da spremere… i loro ospedali sempre pieni oltre all’indotto commerciale che garantiamo con  gli spostamenti nelle loro città.
Da medico che ben conosce l’altrui dolore: il I maggio a difesa dei lavoratori ma anche di non può scendere nelle piazze.”
Fonte Cesare Perri Già Direttore del Dipartimento di salute mentale

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