Oggi ricorre il 35esimo anniversario del barbaro assassinio di Pasquale Cristiano (28 anni) e Francesco Tramonte (40), i due netturbini falciati all’alba del 24 maggio 1991 da una raffica di kalashnikov, nei pressi di alcuni cassonetti della nettezza urbana nel vecchio quartiere ‘Miraglia’ di Sambiase. Ogni anno familiari e parenti sono costretti a rivivere quei drammatici momenti aggravati dalla consapevolezza che sull’atroce fatto di sangue, che ha stroncato due vittime innocenti, ancora non sia stata fatta giustizia. Non sono stati ancora chiamati a rispondere dell’agguato nè i mandanti nè gli esecutori. La vicenda, circostanza che sembra oramai acclarata, si collocava nella volontà delle cosche di ‘ndrangheta lametine di inserirsi (o confermare) il controllo sulla raccolta dei rifiuti. Le indagini si orientarono, quasi subito, su questo filone e, dopo una serie di controlli e verifiche, si arrivò anche ad individuare il possibile esecutore dell’agguato.
L’uomo A.I., deceduto molti anni dopo, venne sottoposto anche al test dello stub, ovvero la verifica tecnico-scientifica per stabilire se un soggetto possa avere esploso o meno colpi di arma da fuoco attraverso il rinvenimento su corpo e vestiti di tracce di polvere da sparo. L’uomo, a seguito del processo svoltosi in Corte d’Assise, venne assolto il 19 giugno 1993 per non aver commesso il fatto. Il perchè dell’esito della sentenza è stato svelato, nel corso dell’edizione 2023 di Trame Festival, da Nicola Gratteri, all’epoca procuratore di Catanzaro e della Distrettuale antimafia. Una spiegazione che ha lasciato interdetti. “Se si leggono le carte del processo si ha un’idea di quello che è successo- evidenziò Gratteri. È stato fatto uno stub risultato positivo, non sono stati avvisati i difensori e questo è un atto irripetibile”.
Maurizio De Fazio




