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Addio a Domenico Strangis, ha atteso inutilmente, per sua figlia, una targa toponomastica all’inizio della via, la troverà in un luogo dove non ci sono prefetti né monarchi

Maria Strangis-Gabella

Maria Strangis era una maestra precaria di scuola Primaria, colpita il 22 Febbraio del 2019 da improvviso malore sul treno che ogni lunedì mattina la portava a Roma dai suoi alunni. Quella mattina non ce la fece ad arrivare e 5 giorni dopo, in una terapia intensiva, chiuse gli occhi per sempre. Ma quegli occhi ed anche quel cuore delicatamente espiantati insieme ad altri organi, continuarono, e forse ancora continuano, a vedere il sole e a battere nel petto di qualcun altro. Aveva scelto di donare i suoi organi come sanno fare le persone generose. Generosità che non passò inosservata se la sua comunità di appartenenza produsse una petizione indirizzata al Comune di Lamezia Terme perché alla generosità di quella donna, apparentemente fragile, fosse intitolato un tratto di strada privo di nome. La Commissione Straordinaria che amministrava la Città in quel periodo, valutata la richiesta dei cittadini, deliberò, con grande senso di umana responsabilità, con i poteri del Consiglio, l’intitolazione a Maria Strangis di quella strada innominata. Non se ne fece nulla perché il prefetto di Catanzaro pose un deciso diniego all’attuazione di quella delibera affermando che, per l’intitolazione, sarebbero dovuti passare dieci anni dal decesso come prescritto dall’art. 1 della Legge 1188 del 23 giugno 1927. Prevalsero le fredde ragioni delle norme a scapito di quella umanità necessaria anche ad un Prefetto per combinare, con sobrietà istituzionale e parsimonia, la rigida applicazione della norma con il valore educativo della sensibilità.

Oggi Maria è stata raggiunta dal padre, Domenico Strangis, a cui è stato di fatto impedito, in vita, di leggere con orgoglio consolatorio il nome della sua sfortunata figlia in una targa toponomastica. Un diniego che un tempo non si applicava agli eredi della famiglia reale e alle persone che avessero benemeritato della Nazione come recita l’art. 4 della sopra citata Legge. Son trascorsi 99 anni dall’emanazione di quella Legge e i parlamenti che si sono succeduti dopo non hanno sentito il bisogno di modificare radicalmente un dispositivo che privilegiava gli eredi reali più degli scienziati e dei poeti. Né è valso l’istituto della deroga che in casi come quello di Maria Strangis aveva tante ragioni per essere applicato. Una per tutte! I suoi occhi, il suo cuore e tanti altri organi espiantati a Lei ed impiantati ad altri che continuano a vivere. E tutto questo è sconvolgente in un momento come questo dove il potere e le armi non hanno pietà dei bambini e massacrano i loro organi.

Ho voluto riflettere sull’addio alla vita di un padre, Domenico Strangis, a cui una Commissione straordinaria, accogliendo la petizione dei cittadini e toccati nell’animo dal pianto di un dignitoso dolore, aveva deliberato favorevolmente, come era umanamente giusto, esautorando i tempi dettati dalle norme e obbedendo al primato della generosità che non è un titolo nobiliare o un generico merito, ma un gratuito atto d’amore.

Fiore Isabella
(Già Consigliere Comunale di Lamezia Terme)

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