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A diciassette anni Marlena torna in libreria: quando i giovani scelgono la scrittura

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Da “Amore e Grammi”, scritto a 14 anni, a “C’era una volta un uomo”: il percorso di una giovanissima autrice lametina che continua ad affidare alla carta emozioni, sogni e inquietudini

 

 

A volte una notizia editoriale vale più del libro che annuncia. Non perché il libro non meriti attenzione, ma perché dietro quelle pagine c’è una storia che racconta qualcosa di importante del nostro tempo.

È la storia di Marlena, nome d’arte di Maria Francesca Pullia, giovanissima autrice lametina che torna in libreria con il suo secondo libro, “C’era una volta un uomo”, pubblicato da Grafichéditore nella collana Calliope. Un volume di 120 pagine nel quale poesia e prosa si intrecciano per raccontare un amore intenso, complicato, sognato, cercato e infine anche perduto.

 

 

 

Marlena ha cominciato prestissimo. Nel 2023, quando aveva appena 14 anni, aveva già pubblicato “Amore e Grammi”, un libro ispirato a una canzone di Achille Lauro, nel quale affrontava temi complessi come l’amore, la violenza, la dipendenza, la sessualità e il riscatto. La sua storia aveva attirato l’attenzione proprio perché rompeva uno stereotipo fin troppo diffuso: quello secondo cui i ragazzi sarebbero interessati soltanto agli smartphone, ai social e alla comunicazione veloce.

Marlena dimostra che non è così.

 

 

 

O, almeno, dimostra che non tutti i giovani hanno smesso di avere bisogno delle parole, delle emozioni, dei libri e della scrittura.

E forse è questo l’aspetto più bello della sua esperienza.

“C’era una volta un uomo” è un libro profondamente personale. Non cerca di costruire una storia complessa, né di nascondere la giovane età dell’autrice dietro una scrittura artificiosamente adulta. Al contrario, ne conserva tutta la freschezza.

 

 

 

Marlena racconta l’amore attraverso una successione di poesie, pensieri, brevi racconti. I

l suo “uomo” diventa progressivamente una presenza quasi mitologica: è il desiderio, il sogno, l’attesa, ma anche la distanza e la consapevolezza che alcuni sentimenti possono essere più grandi della possibilità concreta di viverli.

Gli occhi, il mare, il caffè, la notte, le biciclette, i corridoi, gli incontri casuali diventano così piccoli simboli attraverso i quali la protagonista cerca continuamente di ritrovare quella persona. È una scrittura che procede per emozioni, tornando più volte sugli stessi sentimenti e sulle stesse immagini.

 

 

 

Marlena non segue gli stereotipi di una scrittrice avvezza a farlo: alcune immagini ritornano, certi sentimenti vengono ribaditi più volte e talvolta l’emozione prende il sopravvento sulla costruzione letteraria.

Ed è proprio questo il merito di Marlena, quello che possiede è forse più difficile da insegnare: la necessità di scrivere.

E quella necessità si avverte pagina dopo pagina.

Se “Amore e Grammi” rappresentava l’esordio di una quattordicenne capace di confrontarsi con temi difficili, “C’era una volta un uomo” racconta un altro passaggio.

Quello verso una maggiore consapevolezza del proprio mondo interiore.

 

 

 

La ragazza che scrive non cerca soltanto di raccontare ciò che prova: prova a capire ciò che prova, ed è bellissimo questo!

Sicuramente senza volerlo la nostra giovane autrice ha utilizzato il meccanismo più antico della letteratura: prendere qualcosa che ci appartiene profondamente e trasformarlo in una storia nella quale qualcun altro possa riconoscersi.

C’è poi una considerazione che va oltre il libro.

 

 

 

In un’epoca nella quale si parla continuamente della distanza dei giovani dalla lettura, incontrare una ragazza che a 14 anni scrive il suo primo libro e che, pochi anni dopo, ne pubblica un secondo dovrebbe farci fermare un momento.

Non per costruire l’ennesima retorica sui “giovani prodigio”.

E nemmeno per dire che tutti i ragazzi dovrebbero diventare scrittori.

Ma per ricordare che un giovane che scrive è un giovane che si ferma ad ascoltarsi.

Scrivere significa scegliere una parola invece di un’altra, tornare su una frase, rileggere un’emozione, provare a darle un nome.

 

 

 

Marlena appartiene a quella generazione che utilizza quotidianamente i social, il telefono e la comunicazione istantanea. Ma, accanto a tutto questo, ha scelto anche un altro strumento: un libro.

E non è affatto una contraddizione.

Tutti dovremmo imparare a comprendere: i ragazzi non sono necessariamente lontani dalla cultura. Hanno semplicemente bisogno che qualcuno offra loro gli spazi, gli strumenti e soprattutto la fiducia per esprimersi.

Ed è questa continuità, più ancora del risultato letterario di oggi, ad essere interessante.

 

 

 

Ne seguirà un terzo? È quello che speriamo perché la scrittura, come ogni forma d’arte, si costruisce nel tempo.

Per questo “C’era una volta un uomo” non va letto soltanto come il secondo libro di una giovanissima autrice. Va letto anche come una tappa di un percorso che potrebbe riservare altre sorprese.

E, soprattutto, come un piccolo ma significativo messaggio rivolto agli adulti: quando un ragazzo scrive, non liquidiamolo con un sorriso indulgente e non chiediamoci subito se sia già un grande scrittore.

Chiediamoci, piuttosto, che cosa lo ha spinto a prendere una penna e cominciare.

 

 

 

Perché da qualche parte, tra quelle prime parole magari imperfette, potrebbe esserci una voce che sta ancora imparando a farsi sentire.

E quella voce merita di essere ascoltata.

Marlena, intanto, ha già fatto la cosa più difficile: ha cominciato.

E adesso ha davanti a sé tutto il tempo per continuare a scrivere.

 

 

fonte grafichE’ditore

 

 

 

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