Fiore Isabella (Respons. TDM Lamezia Terme e componente del Presidio)
Martedì sera, nella sala piena del Chiostro di San Domenico a Lamezia Terme, il presidio, intitolato a Nicola Malerba, continua a coltivare un residuo di speranza al capezzale della sanità pubblica; da remoto, il generale medico , dottor Battistini, elabora la Sua diagnosi sulla paziente che alcuni amici intervenuti considerano in fase terminale. Temono che il passaggio dal coma al decesso sia imminente e si aspettano soltanto gli ultimi rantoli per consegnarla alla memoria. Nell’atrio adiacente al letto del decesso manca il capo famiglia nella persona del primo cittadino di questa città, sicuramente occupato ad affrontare altre pressanti priorità; comunque sia, una buona ragione per sottrarsi al prevedibile malinconico epilogo. E tutto sommato, visti i nostri cuori affranti, credo che qualche ragione ce l’abbia per sottrarsi all’impegnativa veglia di una moribonda. Tuttavia, una sala piena, organizzata dal presidio, composto da associazioni e da persone libere che credono che si possa sempre scendere dal letto anche quando tutto sembra perduto, ci suggerisce che l’anticamera dell’Armageddon può ancora aspettare. E mettere in standby l’attesa della fine di tutto, piazzando al primo posto della agenda quotidiana la nostra salute senza dover aspettare sempre Godot, è una buona ragione per riempire una sala scegliendo caparbiamente di non rimanere soli. I numerosi interventi hanno avuto in comune il rispetto delle fragilità, oggi palesatesi con sofferto pudore nelle parole: di una figlia che parla delle sofferenze del padre vittima dell’alzheimer, da tre anni in attesa di un intervento agli occhi; di un utente, non più di primo pelo e con problemi cardiaci, che gira mezza Calabria per delle visite specialistiche; delle vittime sacrificali delle liste di attesa e dei calendari non pervenuti; degli operatori sanitari che stigmatizzano il peso di essere in pochi e pagati male, alle prese con la stressante quotidiana gestione delle sofferenze e a rischio di Burnout. E in mezzo a tanto stress, la discesa in Calabria di un emissario di Trump per indurre l’On. Occhiuto a licenziare i medici Cubani, con noi dai tempi del Covid, invisi al presidente americano, come invisa è quell’isola caraibica stremata da un embargo disumano. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per cedere allo sconforto! Credo, però, che l’incontro di tante sensibilità , molte delle quali figlie della rabbia e del dolore, non meritino né la resa né l’oblio. E le presenze rianimanti di tanti cittadini, che hanno potuto dialogare a distanza col Commissario Straordinario dell’ASP di Catanzaro, ci dicono che anche il diritto alla salute si rianima attraverso l’incontro e la parola. Non certo col silenzio e la rassegnazione!
Ribadito ogni apprezzamento per il tentativo di sensibilizzare sul tema un’opinione pubblica ormai disillusa, queste manifestazioni, oltre ad evidenziare le responsabilità di successivi ‘mal governo’, rischiano di celare anche la blanda presenza e talora la latitanza di chi dovrebbe svolgere in ogni sede un ruolo di stremante opposizione e non limitarsi a comunicati, esposizioni e sterili proposte.







