Quella del rinnovo o delle gare pubbliche mancate per la concessione demaniale per gli stabilimenti balneari è una querelle che in Italia va avanti da molti anni, senza tuttavia, trovare una soluzione e un punto di convergenza possibile tra legislazione italiana e normative stringenti europee. Da Roma, in queste ore, arriva una notizia che, molto probabilmente, apre un nuovo fronte giudiziario che interesserà anche molti gestori di lidi del nostro comprensorio lametino e calabresi in generale. Le concessioni demaniali marittime non possono essere rinnovate in modo automatico. La Corte di Cassazione ha stabilito che chi continua a gestire uno stabilimento balneare basandosi solo sulle proroghe previste dalla legge italiana rischia il sequestro della struttura e una condanna per occupazione abusiva di spazio demaniale. E’ quanto hanno stabilito i Giudici di ultima istanza (Cass. pen., n. 3657/2026) confermando il sequestro di un lido perché la proroga automatica è considerata invalida. Ad esempio, se un titolare pensa di avere il diritto di gestire la spiaggia fino al 2030 solo perché una norma nazionale lo prevede, ma quella norma viola il diritto europeo, la sua autorizzazione non ha valore legale. In questo caso, le autorità possono apporre i sigilli alla struttura e contestare il reato di abusiva occupazione di spazio demaniale (art. 1161 cod. nav.). La mancanza di un valido titolo concessorio rende la permanenza sul litorale del tutto illegittima agli occhi della legge.
Secondo i giudici di legittimità, il diritto dell’Unione Europea prevale sulle norme nazionali che tentano di estendere la durata delle concessioni senza una gara pubblica. Il magistrato ha il dovere di disapplicare le leggi interne che contrastano con i principi europei di concorrenza e libertà di stabilimento. Di conseguenza, il titolo di possesso diventa nullo e l’area torna a essere considerata occupata senza autorizzazione. Questa decisione trasforma una prassi diffusa in un illecito perseguibile penalmente, poiché il gestore agisce privo di un titolo valido.
La conseguenza immediata e più grave per i gestori dei lidi è il sequestro preventivo dello stabilimento balneare. Lo scopo della misura è impedire che l’attività prosegua in violazione della legge e che il suolo pubblico resti sottratto alla collettività senza una procedura corretta. Oltre alla perdita della disponibilità della struttura, il titolare deve affrontare un processo per l’uso non autorizzato dei beni demaniali. Lo Stato tutela infatti il patrimonio marittimo contro ogni forma di sfruttamento che non sia passato per una selezione pubblica trasparente. Chi gestisce uno stabilimento deve dunque verificare che la propria autorizzazione rispetti i criteri di trasparenza e non sia frutto di un semplice automatismo legislativo, ormai considerato nullo dai giudici di legittimità e dalla giurisprudenza europea.




