«Progetti di Vita, necessario dare risposte concrete alle famiglie. Interlocuzione costante con la Regione per trasformare i bisogni in risposte concrete». A seguito dell’articolo pubblicato nella giornata di oggi sulla vicenda di una ragazza con disturbo dello spettro autistico residente a Maida e delle difficoltà segnalate dalla famiglia nell’attuazione del Progetto di Vita, l’Assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface ha contattato l’Assessore al Welfare del Comune di Lamezia Terme Mimmo Gianturco per acquisire informazioni sulla situazione e approfondire il percorso seguito dall’Ambito Territoriale Sociale di Lamezia Terme. Nel corso dell’interlocuzione, gli assessori si sono impegnati a sincerarsi direttamente di quanto riportato dalla signora nell’articolo di stampa e a verificare la situazione con gli uffici competenti.
«Ho apprezzato molto la telefonata dell’Assessore Straface, che ha voluto personalmente acquisire informazioni sulla vicenda – dichiara l’Assessore Mimmo Gianturco – A seguito della sua richiesta, ho verificato direttamente la situazione con i nostri uffici, ricostruendo l’iter seguito dall’Ambito e gli interventi già attivati. Ho quindi rappresentato all’Assessore regionale quanto emerso dagli approfondimenti. Credo che questo sia l’approccio corretto: davanti alle segnalazioni delle famiglie bisogna ascoltare, verificare i fatti e lavorare insieme per individuare tutte le soluzioni possibili».
Nel caso specifico, dagli approfondimenti effettuati dall’Ambito Territoriale Sociale di Lamezia Terme emerge che alcuni degli interventi individuati nel Progetto di Vita risultano già attivati. Il Comune di Maida, per quanto di propria competenza territoriale, ha garantito l’assistenza specialistica scolastica e il trasporto sociale. La minore beneficia inoltre del contributo previsto dal Fondo per la Non Autosufficienza – misura Disabilità Gravissima, erogato dall’ASP territorialmente competente. Tale misura risulta incompatibile con il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) attualmente erogato dal Comune capofila.
«È importante partire da questi elementi – prosegue Gianturco – perché l’affermazione secondo cui un Progetto di Vita non avrebbe prodotto alcuna risposta non restituisce, nel caso specifico, l’intero quadro. Ci sono interventi già garantiti e altri che, invece, devono essere ancora attivati. Proprio su questi ultimi dobbiamo concentrare il lavoro. In relazione all’assistenza educativa domiciliare, la Case Manager aveva informato la famiglia della possibilità di accedere all’Avviso pubblico “Educational Framework”, individuato come possibile strumento per rispondere ai bisogni di educativa domiciliare dei beneficiari dei Progetti di Vita che si trovano in condizioni analoghe. La famiglia, secondo quanto riportato nella relazione istruttoria dell’ATS, non ha tuttavia presentato istanza di partecipazione all’Avviso».
L’elemento centrale riguarda però il funzionamento complessivo dei Progetti di Vita la sottoscrizione del progetto rappresenta l’esito di un percorso di valutazione multidisciplinare e individua bisogni e interventi, ma nella fase attuale non determina automaticamente l’immediata erogazione di ogni singola prestazione. L’attivazione concreta dei servizi è infatti collegata alle procedure amministrative previste dagli avvisi pubblici, alla disponibilità delle risorse finanziarie e ai relativi vincoli di utilizzo.
«Questo è il punto sul quale dobbiamo essere molto chiari – continua l’Assessore – Un Progetto di Vita non può essere considerato un semplice documento amministrativo, ma allo stesso tempo non possiamo ignorare il quadro normativo e finanziario nel quale gli interventi devono essere concretamente attivati. Il nostro compito è fare in modo che quanto individuato nel progetto possa progressivamente diventare una risposta reale, utilizzando tutte le risorse disponibili e rispettando i criteri di equità e di parità di trattamento».
Attualmente l’ATS dispone di circa 250 mila euro destinati specificamente ai Progetti di Vita, dei quali circa 56 mila euro di provenienza ministeriale, a fronte di circa 150 Progetti di Vita già sottoscritti. Il fabbisogno stimato per gli interventi di natura socio-assistenziale previsti dai progetti supera 3 milioni di euro, con particolare riferimento all’assistenza domiciliare di natura assistenziale ed educativa. A questo quadro si aggiunge la necessità di garantire risposte anche alle persone con disabilità residenti nei Comuni dell’ATS che, pur non essendo titolari di un Progetto di Vita, presentano bisogni socio-assistenziali che meritano presa in carico.
«Non possiamo costruire un sistema nel quale la presenza di un Progetto di Vita determini automaticamente una priorità assoluta rispetto ad altre persone in condizioni di bisogno – sottolinea Gianturco – Dobbiamo garantire equità e parità di trattamento, individuando criteri trasparenti e sostenibili per utilizzare le risorse disponibili. Proprio in questa direzione l’ATS sta lavorando anche attraverso tavoli tecnici con ASP ed Enti del Terzo Settore, con l’obiettivo di definire modalità condivise di utilizzo delle risorse e criteri di valutazione dei diversi livelli di bisogno. L’Ente sta inoltre operando per destinare specifiche economie ai procedimenti relativi ai Progetti di Vita».
Sul fronte della non autosufficienza, le risorse disponibili sono state utilizzate attraverso specifici avvisi pubblici per dare risposta ai diversi bisogni rilevati e ampliare, nei limiti delle disponibilità finanziarie, la platea dei beneficiari. Per il SAD 2026 sono state integrate risorse provenienti da diverse annualità del Fondo per la Non Autosufficienza: 302.703,63 euro del FNA 2021 e 251.399,71 euro del FNA 2022, insieme ad ulteriori economie, arrivando a circa 1,2 milioni di euro complessivi. La relazione evidenzia tuttavia che si tratta di una disponibilità finanziaria straordinaria, resa possibile dall’accorpamento di più annualità e dall’utilizzo di economie pregresse, e quindi non strutturale per le annualità successive.
Questa operazione ha consentito l’ammissione di oltre 100 beneficiari, a fronte di più di 300 domande e di un fabbisogno stimato superiore a 2 milioni di euro. Inoltre, oltre il 60% dei beneficiari ammessi al SAD è titolare di un Progetto di Vita.
«Anche sul tema delle risorse dobbiamo fare chiarezza – aggiunge Gianturco – Le circa 950 mila euro di economie del Fondo per la Non Autosufficienza relative a precedenti programmazioni non sono risorse prive di destinazione. Sono attualmente oggetto di riprogrammazione nell’ambito delle medesime finalità previste dalle linee guida del Fondo, per consentirne il successivo utilizzo a favore degli interventi per la non autosufficienza, nel rispetto dei vincoli di destinazione e delle procedure previste. La vicenda riportata dalla stampa – conclude Gianturco – ci richiama a una responsabilità precisa: i Progetti di Vita devono progressivamente tradursi in risposte concrete nella vita delle persone. Ma perché questo possa avvenire è altrettanto importante che le famiglie ricevano dalle istituzioni informazioni precise, complete e puntuali sui servizi disponibili, sulle procedure da seguire e sulle possibilità concretamente accessibili. Quando le informazioni non sono corrette, si rischia di lasciare le famiglie sole e di esporle a consigli non appropriati o, addirittura, a possibili strumentalizzazioni».
Fonte 𝐺𝑒𝑛𝑛𝑎𝑟𝑜 𝐺𝑖𝑎𝑛𝑡𝑢𝑟𝑐𝑜 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑀𝑖𝑚𝑚𝑜




