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Il Tar conferma la chiusura della cava di inerti Mazzei tra le più grandi del Sud

cava mazzei

Il ricorso

La stessa società ha poi avanzato ricorso al Tar. Con decreto cautelare monocratico del 24 dicembre 2025, il Tar ha concesso la sospensione del provvedimento del Comune. Al termine della camera di consiglio del 14 gennaio 2026, il Collegio, ritenuta “prevalente l’esigenza di evitare un pregiudizio irreparabile ai danni della ricorrente”, aveva confermato la sospensione, nei limiti già tracciati con il decreto presidenziale e, all’udienza pubblica del 25 marzo 2026. Il tribunale amministrativo ha poi trattenuto in decisione la causa conclusasi con il rigetto del ricorso della Mazzei Salvatore spa.

I motivi del provvedimento

«Dal provvedimento risulta che, a seguito di accertamenti all’interno del terreno di proprietà della società ricorrente, dove è esercitata l’attività imprenditoriale – si legge nella sentenza del Tar – si sono riscontrate attività di gestione di rifiuti non autorizzata». In particolare, «i militari dei reparti intervenuti hanno accertato una gestione illecita di rifiuti speciali liquidi non pericolosi». Rifiuti «costituiti da acque di prima pioggia miste a fanghi da lavorazione di materiale inerte di cava e fanghi di lavaggio impianto di calcestruzzo, reiterata nel tempo, con sversamento degli stessi su terreno permeabile in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale».

E che «per l’attività non è mai stata rilasciata l’autorizzazione unica ambientale per scarichi, rifiuti, emissioni in atmosfera. Prescritta dal codice ambiente per stabilimenti che gestiscono inerti di cava e fanghi di lavaggio. L’attività industriale è esercitata in un compendio immobiliare le cui opere ed impianti sono realizzati in assenza di titolo in materia edilizia e in assenza di autorizzazione paesaggistica». Ciò in quanto: «l’amministrazione, il 13 luglio 2006, ha disposto l’annullamento della concessione edilizia in sanatoria, con provvedimento che è stato gravato dinanzi al Tar ed al Consiglio di Stato con impugnazioni che sono state respinte. Con provvedimento del 4 aprile 2006, è stata del pari, annullata, la successiva concessione rilasciata nel 2002 per la messa in sicurezza ed il recupero ambientale della cava».

 

Nel ricorso, la società aveva rappresentato, tra l’altro, la restituzione dei beni, inizialmente confiscati, con provvedimento del 6 aprile 2022 della Corte di appello di Catanzaro. E che il 5 maggio 2025 la Procura della Repubblica di Lamezia Terme aveva disposto il dissequestro dell’impianto di frantumazione di inerti a secco. Nel ricorso anche l’assenza del doveroso contraddittorio procedimentale, essendo omessa la comunicazione di avvio del provvedimento nonché il preavviso di rigetto».

 

Fonte IL QUOTIDIANO DEL SUD edizione del 23/09/2026

 

 

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