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Ricordo dell’archeologo Roberto Spadea

foto spadea x articolo

Il 26 settembre, presso il chiostro di San Domenico alle ore 17:30, l’Associazione Archeologica Lametina presenterà un evento commemorativo dedicato all’archeologo Roberto Spadea, che per quasi quarant’anni ha condotto studi e ricerche archeologiche in Calabria, con particolare attenzione al comprensorio lametino.

 

Il percorso professionale del dott. Roberto Spadea è di altissimo profilo ed è difficile da sintetizzare: dapprima borsista CNR, nel 1976 entra nel ruolo degli archeologi del neonato Ministero dei Beni Culturali e viene assegnato alla Soprintendenza Archeologica per il Lazio. Nell’ottobre del 1978 viene trasferito in Calabria, presso la Soprintendenza di Reggio Calabria all’epoca diretta dal prof. Giuseppe Foti.

 

È stato invitato come relatore a prestigiosi convegni nazionali e internazionali, tra cui i Convegni di Studi sulla Magna Grecia a Taranto, e presso l’Istituto Archeologico Germanico di Roma, oltre che a Lille, Salonicco, Napoli, Siena, Perugia, Milano e Cosenza. Ha tenuto conferenze presso le maggiori università italiane e straniere: da Roma (La Sapienza e Tor Vergata) a Milano, Firenze, Napoli, Salerno, Lecce, Cosenza e Messina, fino all’Université de Paris 1 (Panthéon-Sorbonne), la Scuola Archeologica Italiana di Atene, l’Università di Zurigo e gli Istituti Italiani di Cultura di Atene e Salonicco. È stato inoltre correlatore di tesi di dottorato (Napoli Federico II), specializzazione (Matera) e laurea (Roma Sapienza, Firenze, Cosenza).

 

Sul campo si è reso protagonista di importanti scoperte che lo hanno proiettato alla ribalta nazionale e internazionale.

 

Per brevità ne citiamo solo una: la scoperta a Capo Colonna del Tesoro di Hera, di cui ha curato una mostra dedicata all’eccezionale materiale votivo in terracotta, bronzo, argento e oro. I reperti furono rinvenuti in un edificio sacro di forma rettangolare, individuato a fianco del tempio di Hera Lacinia nell’omonimo santuario presso Crotone. Tra i pezzi esposti, tutti assolutamente unici, spiccano una barchetta nuragica, rarissima per forma e dimensioni, e uno splendido diadema aureo che doveva incoronare il simulacro della dea. L’esposizione, allestita per la prima volta a Crotone a Palazzo Morelli nel 1992, ha in seguito fatto tappa a Roma (Museo Barracco, 1996), Atene (Municipalità di Atene e Scuola Archeologica Italiana, 1998), Londra (European Academy, 1998), Sassari (Museo Sanna, 1998) e Reggio Calabria (Museo Archeologico Nazionale, 1998). La mostra è stata accompagnata da un catalogo critico, tradotto successivamente in greco moderno e in inglese.

 

Il lametino è stato uno dei suoi campi d’indagine privilegiati. Basti ricordare i primi scavi del 1974 in località Pian delle Vigne (comune di Falerna), dove ha portato alla luce una villa romana imperiale posta a dominio del mar Tirreno; per poi proseguire con l’individuazione della città magno-greca di Terina, gli scavi dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia Vetere, le indagini sul Castello Normanno-Svevo di Nicastro e lo scavo della necropoli di San Sidero, fino ad arrivare alla realizzazione del Museo Archeologico Lametino, oggi vanto della città di Lamezia Terme.

 

Queste sono solo alcune delle attività condotte dallo studioso e relative al solo nostro comprensorio  . Per tali meriti è divenuto una figura benemerita per la città di Lamezia; per questo motivo l’Associazione Archeologica Lametina ha voluto celebrarne il ricordo con un convegno, al quale parteciperanno colleghi, collaboratori e gli amministratori che, insieme a lui, hanno proficuamente interagito nella valorizzazione e tutela dei beni archeologici del territorio.

 

La sua attività professionale non si è limitata ai soli scavi archeologici, ma lo ha visto protagonista nella realizzazione di musei e parchi archeologici, nonché nella pubblicazione di articoli scientifici e testi divulgativi: Spadea aveva infatti una visione profondamente operativa della tutela e della divulgazione.

 

Le attività fin qui succintamente ricordate ne fanno una figura di primo piano dell’archeologia calabrese e nazionale. Senza dubbio, si tratta di una figura di grande prestigio che l’Associazione Archeologica Lametina e i colleghi presenti in sala si propongono di onorare e presentare nel migliore dei modi.

 

fonte Claudio Cavaliere

 

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