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Grandinetti: “Gestione comunale e spazio a tutte le associazioni: basta gestioni chiuse”

Teatro Grandinetti

“Con l’approssimarsi della scadenza del contratto di gestione del Teatro Grandinetti , è essenziale ripensare il futuro di questo prezioso spazio culturale. La precedente gestione si concluderà il 30 aprile, aprendo la strada a un possibile nuovo modello di governance che rispecchi la vocazione pubblica del teatro-dichiara in una nota Francesco Grandinetti.

“Acquistato proprio per farlo diventare un bene collettivo – prosegue la nota– il Teatro Grandinetti non ha mai raggiunto una gestione davvero comunale. La rotazione delle associazioni che lo gestiscono è stata limitata, penalizzando la pluralità di realtà associative presenti sul territorio.

Non si tratta di sminuire il buon lavoro svolto finora dalle associazioni, ma di ripensare il concetto stesso di gestione. Il teatro deve diventare un’espressione comunale autentica, gestita internamente dal Comune, senza costi aggiuntivi, ma con una struttura che garantisca trasparenza e inclusione.

L’idea è di creare un modello in cui il Comune, insieme all’assessore e al personale già attivo, diventi il coordinatore generale. L’affidamento a singole associazioni avverrebbe su progetti specifici, permettendo a realtà teatrali, cinematografiche, di danza o di altri ambiti di sentirsi parte integrante del teatro, senza esclusioni.

Il caso emblematico di aver perso una occasione per Lamezia Terme quando un regista come Francis Ford Coppola è stato impossibilitato – secondo quanto si conosce  – a utilizzare il teatro per esigenze di produzione a causa di una posizione troppo rigida del gestore, dimostra quanto sia fondamentale un approccio più aperto ed equilibrato. Il teatro deve essere un bene di tutti, capace di autosostenersi senza trasformarsi in un mero strumento economico per chi lo gestisce, ma offrendo opportunità concrete a tutto il tessuto associativo lametino.

Nelle more di una riflessione  da parte dell’amministrazione comunale su questa nuova ipotesi di modello di gestione, appare comunque indispensabile che, qualora si decidesse di procedere ancora attraverso bandi pubblici, vengano rispettati in modo rigoroso i principi di rotazione. È fondamentale, inoltre, evitare l’introduzione di criteri di prequalifica che, di fatto, finiscano per favorire (volontariamente o meno!) sempre le stesse associazioni, come già accaduto negli anni precedenti.

Le eventuali procedure dovranno quindi essere realmente aperte, inclusive e trasparenti, consentendo una partecipazione ampia e paritaria a tutte le realtà culturali del territorio, senza condizioni che restringano artificialmente la concorrenza.

L’auspicio- conclude Grandinetti– è che il Comune colga questa occasione per imprimere una svolta vera quella di trasformare il Teatro Grandinetti in una casa della cultura accessibile a tutti, viva, partecipata e finalmente sentita come patrimonio condiviso dell’intera comunità così come lo è stata molto più di adesso quando era la mia famiglia a gestirlo pur non essendo pubblico. Almeno c’era qualcuno con cui parlare..”

 

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