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Grandinetti: Sambiase torna a vivere, la burocrazia di Lamezia la spegne

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Parlo non solo da cittadino, ma da chi il cinema a Lamezia lo ha vissuto, costruito e difeso per una vita. Sono Francesco Grandinetti, nipote di quel Francesco Grandinetti che nel 1919 realizzò il primo cinema della città. Una storia che non è solo familiare, ma che appartiene a Lamezia. Una storia fatta di sacrifici, intuizioni, amore per la cultura e per il territorio. Ho gestito i cinema fino a pochi anni fa, prima che il Teatro Grandinetti diventasse mio malgrado comunale. E so bene cosa significa tenere in piedi una sala cinematografica. So cosa vuol dire conquistare, giorno dopo giorno, la fiducia delle società di distribuzione. So cosa significa ottenere film in prima visione, competendo con le multisale. Non è improvvisazione. È lavoro, credibilità, relazioni, passione. Per questo, quello che sta accadendo oggi al Teatro Costabile non può lasciarmi indifferente.

Dopo anni di silenzio, quella struttura aveva finalmente ridato luce a Sambiase, una parte della città troppo spesso dimenticata. Si era rimesso in moto qualcosa di vero: eventi, cinema, danza, partecipazione. Un luogo tornato vivo, restituito alla comunità. E proprio adesso, nel pieno delle attività, si decide di chiudere per lavori. Non a luglio. Non ad agosto. Ma adesso. Una scelta che potrà anche essere formalmente corretta, ma che sul piano del buon senso appare incomprensibile. Si interrompe un percorso che stava dando risultati concreti. Si mortificano decine di scuole di danza, con saggi di fine anno già programmati. Si spezza un equilibrio costruito con fatica, giorno dopo giorno. E si fa proprio nel momento in cui, grazie all’impegno di Tonino Sirianni e della Music Art Service il Costabile aveva finalmente ottenuto il riconoscimento di sala cinematografica. Sento ormai il bisogno umano di dirlo, anche grazie a un gesto concreto della mia famiglia, nato dall’amore per il cinema e per questa città: quello di aver contribuito personalmente, prima ancora che la Music Art Service acquistasse il proiettore come società, a dotare la struttura di un sistema di proiezione digitale che ne ha permesso l’apertura come cinema. Un traguardo importante. Meritato. Costruito con sacrificio. E invece si decide di fermare tutto proprio adesso.

Questa vicenda pone una domanda semplice ma fondamentale: chi prende queste decisioni conosce davvero il valore di ciò che sta interrompendo? Perché amministrare non significa solo rispettare procedure e dictat dirigenziali. Significa capire i tempi. Significa proteggere ciò che funziona. Significa avere una visione. E invece, ancora una volta, la burocrazia dimostra una puntualità impeccabile… nel fare danni. Resta poi aperta un’altra questione, che merita di essere affrontata con serietà: quella del Teatro Grandinetti, che da quando è diventato comunale non ha mai realmente svolto fino in fondo il ruolo di teatro pubblico. Ma di questo parleremo nei prossimi giorni. Oggi resta una certezza amara: quando si perde il contatto con la realtà, si finisce per spegnere non solo un teatro, ma una speranza. E, ancora una volta, a pagare è Sambiase che ha bisogno invece di essere riqualificata”.
Francesco Grandinetti
LAMETIA enonsolo

 

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