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Vigor Lamezia: AAA cercasi Presidente

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Sono trascorse ormai due settimane dalle dimissioni dalla presidenza della Vigor Lamezia da parte di Salvatore Rettura e, allo stato attuale, il silenzio continua a regnare sovrano.

Con un comunicato essenziale — forse fin troppo — Rettura dichiarava: “Lascio il mio incarico alla guida della società dopo averla portata a un passo dal raggiungimento di quello che era il nostro obiettivo stagionale, ovvero la salvezza. Auguro a chi prenderà il mio posto, o comunque a chi dovrà continuare a portare avanti il progetto biancoverde…”. Un congedo sobrio, che tuttavia ha lasciato più interrogativi che certezze.

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Il nodo principale resta infatti irrisolto: il nome del nuovo presidente non è ancora emerso. Vale la pena ricordare, dettaglio non trascurabile, che Rettura si è dimesso dalla presidenza del consiglio di amministrazione della società di cui resta socio e del quale resta, formalmente presidente, sino alla nuova nomima. Una sfumatura tecnica che, in assenza di ulteriori chiarimenti, rischia di alimentare più dubbi che rassicurazioni.

I tempi, francamente, iniziano a farsi lunghi. E non si tratta solo di una questione di forma: un ambiente sportivo ha bisogno di stabilità, soprattutto per garantire serenità ai giocatori, chiamati a conquistare quanto prima la salvezza, e ai tifosi, attualmente divisi — come spesso accade — in opposte fazioni, ciascuna convinta di detenere la verità assoluta.

È comprensibile che la scelta del nuovo presidente debba ricadere su una figura “super partes”, impresa tutt’altro che semplice alla luce delle dinamiche che hanno caratterizzato la stagione (tra cambi di allenatore, avvicendamenti dirigenziali e qualche frizione con la tifoseria organizzata). Tuttavia, una comunicazione chiara — potremmo definirla “istituzionale”, per restare in tema — appare non solo opportuna, ma doverosa.

Non meno singolare, poi, la vicenda delle dimissioni dei due addetti stampa della società, avvenute a ridosso del derby con la US Vibonese Calcio. Un episodio che, in circostanze ordinarie, meriterebbe almeno un approfondimento interno e una tempestiva sostituzione. In questo caso, invece, sembra essere passato quasi sotto silenzio — e il fatto, più che rassicurare, contribuisce ad arricchire un quadro già di per sé poco limpido.

In definitiva, più che le dimissioni in sé, a preoccupare è ciò che non si dice. E, come spesso accade, il silenzio — se protratto — finisce per fare molto più rumore di qualsiasi dichiarazione.

 

 

 

 

 

 

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