L’UGL Trasporto Aereo Calabria, per voce del Segretario Regionale Luciano Amodeo, denuncia con la massima fermezza e senso di responsabilità istituzionale le gravi criticità contenute nell’avviso di selezione per lavoratori stagionali 2026 emanato da Sacal Ground Handling S.p.A., già oggetto di analisi puntuale, inserite in un contesto gestionale complessivo che presenta evidenti profili di opacità, squilibrio e potenziale illegittimità.
Non si tratta di singole anomalie, ma di un impianto complessivo che, nei fatti, rischia di comprimere diritti fondamentali dei lavoratori, alterare le regole di accesso al lavoro in ambito pubblico e compromettere la tenuta operativa di un servizio essenziale.
Da mesi l’UGL TA Calabria richiede formalmente a Sacal GH S.p.A. la trasmissione dell’organigramma, del funzionigramma e dei dati relativi al personale in forza e al fabbisogno reale in vista della stagione estiva, già avviata il 27 marzo. A tali richieste non è mai seguita una risposta chiara, completa e verificabile. Tale omissione appare ancora più grave alla luce delle dichiarazioni aziendali che preannunciano un incremento della mole di lavoro, senza tuttavia fornire alcuna quantificazione oggettiva del personale necessario.
I riscontri operativi disponibili delineano un quadro inequivocabile: già durante l’anno si registrano carenze strutturali di organico e, fatto ancor più significativo, il personale stabile attualmente impiegato risulta inferiore rispetto a quello in servizio negli anni in cui il traffico aeroportuale era sensibilmente più contenuto. È dunque evidente una distorsione organizzativa: all’aumento dei voli e dei passeggeri non corrisponde un adeguato incremento delle risorse umane.
In tale contesto si innesta un fenomeno di precarietà strutturale che perdura da oltre 15 anni. Lavoratori con esperienza consolidata nello stesso scalo continuano a essere mantenuti in una condizione di instabilità cronica, senza alcun percorso di progressiva stabilizzazione. Parallelamente, negli ultimi anni si è assistito all’esclusione progressiva di parte di questo personale attraverso criteri di selezione variabili nel tempo e non sempre coerenti con principi di trasparenza e parità di trattamento.
Per l’annualità 2026, le graduatorie pubblicate in data 1° aprile riportano numeri estremamente ridotti – 16 operatori e 10 addetti di scalo – senza che sia stato chiarito se si tratti di graduatorie definitive o parziali. Ancora più rilevante è il fatto che i candidati non inseriti non risultano essere stati formalmente informati circa la loro possibile esclusione, in violazione dei più elementari principi di correttezza amministrativa e trasparenza.
Alla luce di tali elementi, appare oggettivamente prevedibile che il personale selezionato non sia sufficiente a coprire il reale fabbisogno della stagione estiva, anche considerando la necessità di garantire ferie, riposi e diritti individuali previsti dalla normativa vigente. Ne deriva un interrogativo concreto e non eludibile: in che modo la società intende garantire la continuità, la sicurezza e la qualità di un servizio pubblico essenziale.
Le condizioni contrattuali previste nell’avviso aggravano ulteriormente il quadro. Viene infatti introdotto, di fatto, un obbligo generalizzato di lavoro supplementare quale strumento per incrementare l’orario dei lavoratori part-time. Una simile impostazione, oltre a risultare distorsiva rispetto alla natura del rapporto di lavoro, appare funzionale a sopperire a carenze strutturali di organico e rischia di porsi in contrasto con i principi normativi che disciplinano il lavoro a termine e il lavoro supplementare.
Permangono inoltre clausole che incidono direttamente su diritti fondamentali, come l’esclusione di candidati che abbiano esercitato il diritto di tutela giudiziaria nei confronti dell’azienda. Tali previsioni, unitamente a un sistema di valutazione che attribuisce ampia discrezionalità a criteri interni non pienamente verificabili (quali l’“affidabilità operativa”) e a meccanismi premiali fortemente sbilanciati a favore di esperienze maturate esclusivamente presso la stessa società, determinano un impianto selettivo che rischia di compromettere i principi di imparzialità e parità di accesso.
Il quadro è ulteriormente aggravato da un sistema di relazioni industriali che, nel perimetro Sacal S.p.A. – Sacal GH S.p.A., non ha garantito il necessario equilibrio, né il rispetto pieno del ruolo delle organizzazioni sindacali. Gli incontri si sono svolti su tavoli separati, come richiesto da altre sigle (Filt CGIL, Fit CISL e UILTrasporti), ma senza che ciò si traducesse in un confronto strutturato, efficace e trasparente, nonostante l’assistenza della parte datoriale di Confindustria Catanzaro.
Particolarmente significativa è la situazione relativa al verbale di incontro dell’11 marzo, sottoscritto presso Confindustria, il cui contenuto risulta non congruo rispetto all’oggetto della riunione, evidenziando criticità evidenti nella corretta verbalizzazione e nella gestione del confronto. Le trattative sono state sospese unilateralmente, nonostante le puntuali istanze avanzate da UGL Trasporto Aereo Calabria, determinando una sostanziale interruzione del dialogo sindacale nonostante le intese pregresse.
In tale contesto, si evidenzia che proprio in data odierna l’UGL Trasporto Aereo Calabria ha formalmente trasmesso una nota di diffida nei confronti di Sacal S.p.A. per presunto comportamento antisindacale, a tutela delle prerogative sindacali e del corretto esercizio delle relazioni industriali.
Ulteriori elementi di criticità emergono dalla gestione delle relazioni industriali, con la partecipazione ai tavoli del responsabile delle risorse umane della capogruppo Sacal S.p.A., il quale ha dichiarato di non essere formalmente titolato a rappresentare Sacal GH S.p.A., pur continuando a presenziare agli incontri e a sottoscrivere verbali. Tale circostanza pone interrogativi oggettivi sulla legittimità degli atti prodotti negli ultimi anni (talvolta giudicati parzialmente illegittimi da ITL) e sulla correttezza del processo negoziale.
Non meno rilevante è il ricorso, in alcune circostanze, a personale esterno – come quello della Croce Rossa – per lo svolgimento di attività riconducibili alle declaratorie del CCNL Trasporto Aereo, con modalità retributive che sembrerebbero configurarsi come rimborsi. Si tratta di una prassi che, se confermata, determinerebbe un evidente fenomeno di dumping contrattuale, in contrasto con i principi della contrattazione collettiva e con la tutela delle professionalità del settore.
Alla luce di quanto esposto, l’UGL Trasporto Aereo Calabria ritiene necessario un intervento immediato delle istituzioni competenti, a partire dall’Assessore alle Politiche per il Lavoro e Formazione Professionale della Regione Calabria, affinché vengano ristabiliti principi di legalità, trasparenza e correttezza. In tale contesto l’UGL TA Calabria auspica l’apertura di un confronto con le parti sociali.
È indispensabile garantire il reintegro dei lavoratori esclusi nonostante comprovata esperienza pluriennale nello stesso scalo, avviare un percorso concreto di stabilizzazione del personale e assicurare che gli investimenti pubblici destinati al sistema aeroportuale calabrese si traducano in occupazione stabile, qualificata e coerente con la crescita del traffico.
“Non siamo di fronte a criticità isolate – dichiara Luciano Amodeo – ma a un sistema che, così configurato, rischia di comprimere diritti, alterare le regole del mercato del lavoro e incidere direttamente sulla qualità e sicurezza del servizio.”
UGL Trasporto Aereo Calabria attiverà tutte le iniziative sindacali e legali necessarie a tutela dei lavoratori e dell’interesse pubblico. Si chiede un intervento immediato e coordinato della politica, affinché il sistema aeroportuale calabrese possa rappresentare un reale motore di sviluppo e non un contesto di precarietà e compressione delle tutele.
UGL Trasporto Aereo Calabria

