“Risulta paradossale che, a fronte di una segnalazione indirizzata ufficialmente all’Amministrazione Comunale per denunciare il sistematico stato di chiusura dello Sportello ai Servizi del Viaggiatore, e quindi per segnalare un disservizio, l’Ente proprietario dell’immobile abbia scelto la strada del silenzio. Al suo posto, con una solerzia che evoca il celebre adagio “Excusatio non petita, accusatio manifesta”, è intervenuto il gestore privato dello sportello, che attraverso comunicati e podcast ha cercato di fornire versioni di comodo per giustificare porte che restano quasi sempre chiuse a chiave.
È bene chiarire un punto fondamentale: la mia denuncia riguardava un servizio pubblico e i doveri di controllo del Comune, non le opinioni di soggetti terzi che non erano stati nemmeno nominati nel primo atto di denuncia. Davanti al silenzio dell’Amministrazione, ho recuperato i documenti ufficiali tramite una formale richiesta via PEC, e ciò che dicono le carte smentisce clamorosamente le fantasie circolate in questi giorni.
I documenti del progetto, in particolare il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica a pagina 4, parlano chiaro e smentiscono la favola della “buona volontà”: lo sportello ha l’obbligo di restare aperto almeno 30 ore a settimana, garantendo il servizio sia di mattina che di pomeriggio nei giorni feriali.
È bene chiarire che non si tratta di una collaborazione basata sulla mera disponibilità di volontari, come raccontato dal presidente della Pro Loco per giustificare i disservizi, ma di un vincolo contrattuale tassativo la cui sistematica violazione rappresenta un grave inadempimento verso l’intera collettività. I residenti di Sant’Eufemia segnalano infatti che l’ufficio è rimasto con le porte chiuse a chiave praticamente fin dal giorno dopo dell’inaugurazione. Non è un piacere che ci fanno i volontari, è una regola la cui inosservanza priva i cittadini di un servizio essenziale e su cui il Comune ha il dovere di intervenire immediatamente.
Altrettanto indicativa è la questione economica. Nelle carte ufficiali, alle pagine 7 e 8 del progetto, il Comune ha approvato un piano finanziario che prevede un valore di 57.000 euro in cinque anni, alimentato da sponsor privati e accordi con altri enti.
Chiediamo quindi all’Amministrazione Comunale: questi fondi sono stati effettivamente trovati e stanziati? Perché se così non fosse, dovremmo dedurre che il progetto è già fallito in partenza e non esistono le basi per proseguire. In questi atti si parla esplicitamente di personale preparato, individuato e retribuito dalla Pro Loco per garantire il corretto funzionamento del servizio. Dove sarebbe il personale qualificato e retribuito indicato nel progetto?
È singolare notare come, solo a seguito delle denunce, lo sportello abbia iniziato ad aprire, ma risulti presenziato esclusivamente dal presidente della Pro Loco Terina. Ci chiediamo quali siano le competenze specifiche in ambito turistico di tale figura e per quale motivo un soggetto non menzionato negli atti ufficiali di assegnazione si trovi oggi a gestire un bene pubblico al posto dei professionisti previsti.
Sulla facciata dello sportello spiccano inoltre i loghi di “Calabria Straordinaria” e della “Pro Loco Terina”, ma nelle carte del Comune quest’ultima non compare mai come partner ufficiale. A che titolo sono lì? Esistono finanziamenti della Regione Calabria o accordi che i cittadini non conoscono?
E che fine hanno fatto i monitor e i display esterni che il progetto imponeva per dare informazioni ai turisti 24 ore su 24? Sulle pareti non c’è nulla, nonostante fossero dotazioni obbligatorie previste nel contratto.
Questa non è una polemica tra privati, ma una questione di trasparenza necessaria quando si gestiscono spazi della collettività. Il Comune di Lamezia Terme deve uscire da questo silenzio imbarazzante e smettere di lasciare la parola a soggetti privati che forniscono versioni di comodo. L’Amministrazione è il titolare dell’immobile e ha il dovere di controllare che i patti vengano rispettati.
Se il gestore non garantisce le 30 ore di apertura, non utilizza il personale preparato previsto e non installa la tecnologia promessa, il Comune deve applicare l’Articolo 4 della Convenzione: annullare l’accordo per grave inadempimento e riprendersi le chiavi. I locali della città appartengono ai lametini e non sono la sede privata di nessuno: o funzionano davvero per la comunità, o tornino alla città.”
Francesco Carito
Vicesegretario PD Lamezia Terme




