Il ricorso al predissesto finanziario da parte del Comune di Lamezia Terme rappresenta uno dei momenti più delicati della storia amministrativa della città. Con la deliberazione approvata dalla Giunta e trasmessa al Consiglio comunale, l’Amministrazione certifica ufficialmente di non essere più in grado di fronteggiare gli squilibri finanziari attraverso gli strumenti ordinari previsti dal Testo Unico degli Enti Locali e sceglie di avviare la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Parliamo di un disavanzo superiore ai 50 milioni di euro, una cifra enorme che non può essere liquidata come un semplice dato tecnico, ma che rappresenta il sintomo di una crisi profonda destinata a condizionare il futuro della città per molti anni.
Ciò che sorprende maggiormente è il tentativo, ormai reiterato, di scaricare ogni responsabilità sul passato. Nessuno nega che l’attuale amministrazione abbia ereditato una situazione complessa, ma dopo oltre dodici mesi di governo non è più credibile continuare a giustificare ogni scelta facendo riferimento esclusivamente a ciò che è accaduto prima. Governare significa assumersi la responsabilità delle decisioni e dimostrare di saper affrontare i problemi. Le precedenti amministrazioni hanno operato in un contesto finanziario altrettanto difficile, con disavanzi rilevanti e continui richiami della Corte dei conti. Eppure, pur tra mille difficoltà, non hanno ritenuto necessario ricorrere al predissesto. Oggi, invece, questa amministrazione arriva a dichiarare che gli strumenti ordinari non sono più sufficienti. Sul piano politico questa rappresenta una presa d’atto del fallimento della strategia adottata nell’ultimo anno e dell’incapacità di invertire una rotta che pure era stata indicata come prioritaria. La delibera descrive i numeri ma non offre ai cittadini le risposte che meritano. Non spiega quali servizi saranno ridotti, quali spese saranno eliminate, quali sacrifici verranno richiesti alle famiglie e alle imprese. Tutto viene rinviato al futuro Piano di riequilibrio, lasciando la città nell’incertezza proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di chiarezza.
È inevitabile allora porsi alcune domande. Se la pressione tributaria è già sostanzialmente ai livelli massimi consentiti, come intende questa amministrazione mantenere gli equilibri di bilancio? Si pensa di ridimensionare servizi fondamentali come la mensa scolastica o il trasporto degli studenti? Si vuole comprimere ulteriormente l’assistenza educativa destinata agli alunni con disabilità, servizio essenziale per garantire il diritto allo studio e l’inclusione? Verranno ridotti gli interventi di manutenzione, i servizi sociali, le attività culturali e sportive? I cittadini hanno il diritto di conoscere oggi quali saranno le conseguenze concrete del predissesto e non scoprirle tra qualche mese. C’è poi un altro dato che non può essere ignorato. La stessa delibera evidenzia un Fondo crediti di dubbia esigibilità di oltre 47 milioni di euro, un dato che richiama inevitabilmente il tema della capacità dell’ente di riscuotere le proprie entrate. Prima di chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini sarebbe doveroso spiegare quali iniziative siano state concretamente adottate in quest’ultimo anno per rafforzare la riscossione, recuperare l’evasione e migliorare gli incassi. Perché se non si interviene con decisione sul versante delle entrate, il rischio è che il peso del risanamento finisca inevitabilmente per ricadere sui servizi pubblici e sulle fasce più deboli della popolazione. Preoccupa, inoltre, il silenzio della maggioranza e dei partiti che sostengono il Sindaco. Di fronte a una decisione destinata a incidere profondamente sul futuro della città, non si registra alcun vero dibattito politico, nessuna riflessione pubblica, nessuna posizione critica o proposta alternativa. Si ha la sensazione che venga semplicemente ratificata la linea del Sindaco, senza quel confronto che una scelta di tale portata avrebbe richiesto.
Il predissesto non è un atto burocratico né un passaggio tecnico. Significa anni di vincoli, controlli più stringenti, minori margini di programmazione e scelte che incideranno direttamente sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. Per questo motivo la città merita trasparenza, verità e un’assunzione piena di responsabilità.
Dopo oltre un anno di governo, il tempo degli alibi è finito. Lamezia Terme ha il diritto di sapere non soltanto da dove nasce questa crisi, ma soprattutto perché non è stato possibile evitarla e quale progetto concreto abbia l’amministrazione per impedirne il peggioramento. I cittadini non chiedono slogan né scaricabarile: chiedono risposte, responsabilità e una visione credibile per il futuro della città.
(Fonte: Vincenzo Ruberto portavoce ‘La Casa di Vetro’)




