News

Rochira: in 40 anni da fotoreporter ho visto Lamezia cambiare, degrado morale e sociale feriscono Comunità

Rochira-panoramica

È strana questa città Lamezia Terme. Sembra di vivere in una città piena di contraddizioni. Sembra che non si faccia niente contro l’indifferenza e l’isolamento, eppure diventa una necessità. Tante volte penso quanto può costare la cura della nostra città? Magari curiamo questa forma di malattia con un farmaco composto di sana umiltà, di un buon esame di coscienza, e di buona speranza.  Ricorriamo a farmaco composti da diversi sapori iniziando dal bene comune, la città non è solo un insieme di strade, case, parchi ecc. ma una comunità di persone che rischia di spegnersi quando prevale l’IO (l’individualismo) , chiediamo la ricerca onesta del bene comune e della buona vita delle nostre famiglie, delle nostre comunità , l’Io rischia di disgregare ogni comunità, ogni aggregazione sociale e politica. Un farmaco che combatta questa forma di invisibilità e trasformi i contesti urbani in luoghi accoglienti, dove nessuno si senta solo o scartato, superando quel vuoto di relazioni che ferisce questo nostro tessuto sociale.

Un farmaco che sia autentica risposta al degrado morale e sociale che non è la chiusura in sé stessi ma bensì la costruzione di legami di solidarietà fatta di gesti concreti sul territorio. Un farmaco d’amore come impegno condiviso dei cittadini per restituire dignità e speranza nei luoghi in cui viviamo. Perché il bene è l’unica cosa che oggi scandalizza ancora. Il male lo conosciamo, il male non sorprende: il bene sì, il bene è inatteso, creativo. Tante volte ci ripenso forse per me è stato un privilegio avere la macchina fotografica in mano, saperla usare, cercare tutto quello che si agitava dentro in questa grande città. Perché prima di fotografare la città, dentro, c’era la passione per la città, la rabbia e poi tutto quello che stava avvenendo. Per cui la mia macchina fotografica era come avere un altro cuore, un’altra testa, non era un mezzo per vendere fotografie, per diventare una celebrità, era il mio cuore che parlava. Parlava con la macchina fotografica.

È stato commovente. Ci penso ancora, forse sono un po’ vecchio e non riesco più a raccontare la città. Fisicamente non ci riesco, la città è cambiata, e vero, ma indubbiamente siamo cambiati un po’ tutti con questa città. Sono deluso, e vero, molto deluso ma questa città conserva il suo fascino, una forza magnetica che mi trattiene qua. La fotografia non cambia il mondo, forse non cambia niente, se prima non cambiamo la mia, la nostra la nostra coscienza. Il mio lavoro è stato bello, fin troppo, impegnato sempre nella ricerca della bella fotografia e la messa in atto di un sentire morale, testimoniare e raccontare gli eventi, cercare la bellezza che significa che la vita è veramente bella e bisogna viverla fino in fondo ……

 

Fonte Marcello Rochira, per 40 lunghi anni fotoreporter

Correlati

Condividi su:

Facebook
WhatsApp
Email
Threads