In occasione dell’incontro pubblico promosso da Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale sul Referendum Giustizia del 22 e 23 marzo, svoltosi a Lamezia Terme, si è tenuto un momento di confronto con rappresentanti del mondo politico e giuridico sul tema della riforma della giustizia.
All’iniziativa erano presenti Mario Murone, avvocato e professore, Antonio Montuoro, assessore della Regione Calabria in quota Fratelli d’Italia, il senatore Fausto Orsomarso e Giulia Bifano, coordinatrice del Comitato Sì Riforma. Ospiti della serata anche Carlo Taormina, avvocato e professore, Massimo Vecchio, magistrato a riposo ed ex componente del C.D.C. dell’Associazione Nazionale Magistrati, e Giuseppe Murone, avvocato e dottore di ricerca.
Al margine dell’iniziativa abbiamo raccolto le dichiarazioni dell’avvocato Carlo Taormina, che ha commentato il dibattito politico sviluppatosi attorno al referendum.
“Da una parte politica, quella del No – ha affermato – c’è stata un’operazione di politicizzazione del referendum, per cui oggi si discute se votare a favore o contro la Meloni. questa è una stortura dal punto di vista della possibilità che i cittadini conoscano la realtà delle cose, realtà talmente evidente. Oggi si discute di questo tema dopo anni in cui i cittadini italiani hanno vissuto esperienze difficili con una magistratura in alcuni casi anche prevaricante. Noi siamo qui per dire che si deve rispondere Sì”.
Si è poi parlato del tema del sorteggio nella composizione degli organi della magistratura, uno dei punti più discussi del dibattito sulla riforma.
“C’è chi sostiene che il sorteggio non sia previsto in Europa, ma io dico che queste critiche sono senza vergogna. Basta ricordare quello che è emerso pochi anni fa con il caso Palamara, quando un magistrato denunciò il sistema delle correnti all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura”.
Secondo Taormina, proprio quella vicenda avrebbe mostrato le criticità di un sistema influenzato dalle correnti associative.
“La necessità del sorteggio nasce proprio per evitare che tutto si trasformi in una bagarre politica. Una dinamica che spesso dipende dalle correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati e che si riflette puntualmente anche nel funzionamento del CSM”.





