Nel corso dell’udienza del 2 ottobre, in sede di requisitoria, il Procuratore Generale della Corte di Cassazione aveva chiesto il rigetto del ricorso del Procuratore di Catanzaro, sollecitando, invece, l’annullamento della sentenza relativamente alla revoca della confisca di tutte le società riconducibili a Putrino e a Rocca. I difensori degli imputati, invece, nel chiedere che il ricorso della pubblica accusa fosse dichiarato inammissibile o comunque rigettato, hanno ulteriormente discusso chiedendo l’accoglimento dei rispettivi ricorsi relativamente ad un’ipotesi di illecita concorrenza, per cui vi era sentenza di condanna (seppur con i benefici di legge).
L’operazione prende le mosse nel 2018 con l’arresto in carcere di tutti gli imputati essendosi ritenuto sussistente un quadro di gravità indiziaria per plurimi delitti di concorrenza illecita, turbativa d’asta e, appunto, associazione a delinquere di stampo mafioso. Già nella fase delle indagini preliminari la Corte di Cassazione aveva annullato tutte le ordinanze applicative della misura carceraria. Definito il processo con il rito abbreviato, il GUP di Catanzaro pervenne, invece, ad una sentenza di condanna irrogando pesantissime pene per tutti i reati, tra cui il delitto associativo di stampo mafioso e disponendo la confisca di tuti beni riconducibili a Putrino e Rocca. Sentenza, quest’ultima, quasi totalmente riformata in appello, con l’assoluzione per il delitto associativo e la revoca della confisca dei beni. Con la sentenza della Corte di Cassazione, che ha integralmente confermato la sentenza di appello, è stata dichiarata la definitività dell’ insussistenza del sodalizio mafioso ritenuto in un primo tempo sussistente.




