Nel febbraio 2023 Nucleo Operativo e Nucleo Mobile della Guardia di Finanza di Lamezia, coordinato dalla Dda di Catanzaro, smantellarono una presunta organizzazione dedita allo spaccio di droga, fortemente radicata nel quartiere Capizzaglie di Lamezia. L’operazione denominata “Svevia” fece emergere gli stabili e continuati fonti di approvvigionamento per i narcos lametini che avrebbero sfruttato in particolare i legami di parentela acquisiti con la famiglia Lupparelli di Roma collegata con i Casamonica. L’inchiesta portò all’arresto di 46 persone (40 in carcere, 6 ai domiciliari mentre per 3 il gip dispose l’obbligo di presentazione alla Pg).
Già nello scorso febbraio 2024, al termine del processo svoltosi con rito abbreviato arrivarono 32 condanne per complessivi quasi quattro secoli di carcere. Ora, nel corso dello svolgimento del processo per gli imputati che hanno optato per il rito ordinario, il Pm, al termine della sua requisitoria, ha chiesto al Tribunale di Lamezia Terme le seguenti condanne:
- Marco Cosentino, 37 anni, di Lamezia, 8 anni di reclusione e 45 mila euro di multa.
- Giorgio Galiano, 71 anni, di Lamezia, 30 anni e 100 mila euro di multa.
- Pasquale Gigliotti, 44 anni di Lamezia, 7 anni, 6 mesi e 30 mila euro di multa.
- Salvatore Iannelli, 26 anni, di Lamezia, 3 anni e 3mila euro di multa
- Vincenzo Iannelli, 55 anni, di Lamezia; 6 anni e 3mila euro di multa
- Maurizio Lupparelli, 42 anni, di Roma, 16 anni, 6 mesi di reclusione e 40mila euro di multa
- Antonio Mauro, 35 anni, di Lamezia, 15 anni e 70 mila euro di multa
- Francesco Muraca, 46 anni, di Lamezia, 2 anni e 3mila euro di multa e inoltre l’assoluzione per un altro capo
- Raffaele Scalise, 48 anni, di Lamezia, 15 anni e per altri capi non doversi procedere per prescrizione.
Il Pm, inoltre, ha chiesto per Angelo Lupparelli, 46 anni, di Roma, e per Saverio Torcasio, 39 anni, detto “il geometra”, il non doversi procedere per prescrizione.
Secondo le ipotesi accusatoria al vertice sarebbe stato Antonio Galiano (per il quale è stata chiesta la pena più pesante di 30 anni di reclusione) ritenuto esponente della cosca Giampà, che avrebbe mantenuto saldi canali per l’approvvigionamento della droga che, dal Reggino, passando da San Luca e Rosarno, si spingevano fino alla Capitale grazie alla collaborazione con il clan dei Casamonica da dove sarebbero arrivati fiumi di droga (cocaina in particolare).




