Questa mattina, i ragazzi del gruppo AGESCI Lamezia Terme 3 hanno fatto il loro ingresso nella Struttura Residenziale Psichiatrica di Girifalco, accolti in un ambiente dove la cura e la comprensione sono al centro dell’esperienza.
Accolti da un’équipe composta da dottoresse, dottori, psicologhe, infermieri e tecnici della riabilitazione, tra i quali il dott. Michele Rossi Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro, Dirigente Medico Psichiatra e la dott.ssa Graziano Sonia, Direttore Strutture Residenziali Psichiatriche di Girifalco Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro, i giovani hanno respirato fin da subito un’atmosfera di rispetto, empatia e professionalità.
Il personale, già pronto ad accoglierne i volti curiosi, ha fatto sentire ognuno parte integrante del progetto umano e riabilitativo che anima la struttura.
I pazienti, con grande coraggio e sincerità, hanno aperto le porte dei loro vissuti, interrompendo barriere e pregiudizi. Tra racconti di sofferenza, speranze ferite e piccoli traguardi quotidiani, è emersa una forza spesso invisibile: quella del sorriso ritrovato, della routine riacquistata, della dignità riconquistata. È stato un momento di scambio autentico, dove l’ascolto ha fatto da ponte tra mondi apparentemente distanti.
La SRP di Girifalco non è solo una struttura clinica, neanche un manicomio: è uno spazio di mediazione tra isolamento e reinserimento sociale, dove ogni trattamento è strutturato secondo un Progetto Terapeutico Riabilitativo Personalizzato, attentamente pianificato e condiviso. Qui, si è protagonisti del proprio percorso, in un contesto che promuove uguaglianza, partecipazione, continuità e umanità .
L’incontro con Lamezia Terme 3 ha confermato la vocazione della struttura alla condivisione e alla socialità: i momenti vissuti insieme, brevi e intensi, hanno narrato la forza del gesto concreto, stare accanto, ascoltare, testimoniare.
Questa esperienza ha lasciato un segno tangibile nei cuori dei ragazzi e dei pazienti: nessuno era spettatore, ma parte di una storia comune. Nella reciprocità delle emozioni, tra fragilità e riscatto, si è tessuto un racconto di umanità condivisa. In un mondo spesso distratto, l’ascolto diventa cura, e il racconto personale si trasforma in strumento di connessione.





