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Nautica, paradosso Calabria: istituti nautici senza indirizzo cantieristico

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Il paradosso della Calabria è tutto qui: abbiamo il mare nella geografia, nell’identità, nella storia e nell’economia potenziale, ma non lo abbiamo ancora portato fino in fondo dentro la formazione tecnica dei nostri giovani. Gli istituti nautici calabresi rappresentano una risorsa importante, ma nell’attuale offerta formativa regionale non è strutturato l’indirizzo cantieristico, quello che in altre regioni prepara i ragazzi non soltanto a navigare, ma anche a costruire, riparare, progettare e innovare imbarcazioni. È un cortocircuito evidente, non l’unico a dice il vero, tra vocazione e competenze, tra ciò che la Calabria è e ciò che ancora non insegna abbastanza a diventare.

 

FORMAZIONE SGANCIATA DALLA DOMANDA, COSÌ IL SETTORE NON CORRE

Così, Claudio Guarascio, Presidente dell’Associazione Costruttori Nautici dei Due Mari, rilancia le affermazioni di Emilio Valente, docente di scienze e tecnologie delle logistica – curvatura navale, dell’Istituto Nautico di Pizzo, intervenuto insieme al dirigente dello stesso Istituto, Giuseppe Sangeniti, dimostratesi una delle sollecitazioni più forti emerse nel primo evento regionale sulla nautica svoltosi a Falerna nelle scorse settimane, promosso dall’Associazione Costruttori Nautici dei Due Mari e che continua ad alimentare il dibattito sul futuro del comparto.

 

LA NAUTICA HA BISOGNO DI COMPETENZE TECNICHE E DI FARE RETE

Guarascio insiste sulla necessità di una regia regionale sulla nautica capace di mettere allo stesso tavolo Regione Calabria, Ente Parchi Marini Regionali, comuni costieri, imprese e filiera della formazione tecnica. – La nautica – sottolinea – non può crescere solo grazie alla buona volontà dei cantieri. Ha bisogno prima di tutto di competenze tecniche, giovani formati sul campo e una strategia pubblica che riconosca il settore come leva di lavoro, turismo, innovazione e reputazione.

 

DA FALERNA DIBATTITO CHE CONTINUA: PORTI INADEGUATI E POCHI POSTI BARCA

Il tema della formazione, del resto, si collega agli altri nodi, sviscerati in quella prima volta dei costruttori nautici tutti assieme per sostenere il progetto di un’infrastruttura turistico-sostenibile sui Laghi La Vota. Tra questi, anzi tutto le criticità della portualità turistica: dagli approdi non sempre adeguati al target ai posti barca insufficienti rispetto alle potenzialità della domanda; dai servizi disomogenei alla necessità di rendere i porti vere infrastrutture di accoglienza, manutenzione, assistenza e connessione con i territori.

 

VARIANTE DELL’OICOFOBIA, LA CALABRIA NON STUDIA ABBASTANZA SE STESSA

Di fatto, però, quello degli istituti nautici rimane l’ennesimo sintomo dell’oicofobia da cui dobbiamo liberarci, non diverso da altri cortocircuiti culturali che attraversano altri campi. È come quando l’archeologia magnogreca e bruzia non diventa asse centrale negli atenei calabresi dove, invece, si studia orgogliosamente l’etruscologia! O come quando negli istituti alberghieri, fatte le dovute eccezioni, le dispense e le esercitazioni partono più spesso dai prodotti della grande distribuzione che dalle eccellenze locali. Il punto è sempre lo stesso: se una regione – insiste Guarascio – non trasforma ciò che è in consapevolezza, lascia che la propria identità resti racconto invece di diventare vero sviluppo.

 

DALLA TEORIA ALLA PRATICA, PORTARE I RAGAZZI A BORDO E NEI CANTIERI

Certo, la scuola per agire deve essere messa nelle condizioni di dialogare meglio con il mondo produttivo. Le attività pratiche sono già regolamentate attraverso i percorsi di formazione scuola-lavoro e possono diventare molto più incisive. Servono workshop a bordo, esperienze nei cantieri, attività nelle marine, percorsi sulle navi passeggeri e merci, contatto diretto con reparti, officine, apparati, manutenzione, sicurezza, logistica e gestione dei servizi. La nautica si impara studiando, ma si comprende davvero quando diventa esperienza.

 

UNA PENISOLA DI MONTANARI, PROVOCAZIONE CHE RIAPRE IL TEMA DEL MARE

In questa direzione torna utile anche la provocazione ribadita dal comunicatore strategico Lenin Montesanto, coordinando il riuscitissimo evento dei costruttori nautici a Falerna: la Calabria resta è una penisola di montanari, una terra che ha il mare davanti agli occhi, lo celebra, lo fotografa, lo evoca, ma spesso fatica a governarlo come scuola, competenza, impresa e lavoro qualificato. Una provocazione culturale che oggi – dice Guarascio – aiuta a leggere il gap tra vocazione marittima e sistema formativo. Che dobbiamo superare tutti insieme.

 

GUARASCIO: FIDUCIOSO IN REGIA REGIONALE CON TURISMO E AMBIENTE

Non tutto è perduto, anzi. L’auspicio dei Costruttori Nautici dei Due Mari è che, con gli assessori regionali all’ambiente Antonio Montuoro e al turismo Giovanni Calabrese, si possa presto avviare una sinergia utile a mettere insieme formazione, imprese, portualità, turismo nautico e fruizione sostenibile delle aree marine; una regia concreta che affronti i gap, ascolti chi produce, coinvolga chi forma e accompagni la crescita di un settore che può incidere in modo importante sull’occupazione e sulla qualità dell’offerta turistica regionale.

 

PLAUSO COTRUTTORI PER PARCHI MARINI: MARE COME RISORSA DI SVILUPPO

In questa prospettiva – conclude Guarascio – va riconosciuto il lavoro dell’Ente Parchi Marini Regionali, guidato dal Direttore generale Raffaele Greco, per la sensibilità e la nuova apertura dimostrate verso le risorse del mare come leva di sviluppo e non soltanto come patrimonio da tutelare. La tutela ambientale e la crescita della nautica non sono due direzioni opposte, se vengono governate con regole, competenze e visione. Possono diventare, al contrario, la stessa strategia: proteggere il mare, renderlo fruibile in modo sostenibile e trasformarlo in economia ordinata.

 

 

Fonte: ASSOCIAZIONE COSTRUTTORI NAUTICI DEI DUE MARI 

 

 

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