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“Mi dimetto da uomo” in scena al ‘Grandinetti “con Sergio Assisi e Giuseppe Cantore

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Ci sono spettacoli che non si limitano a intrattenere, ma che mostrano profonde verità. È esattamente ciò che ieri sera è successo con “Mi dimetto da uomo”, con Sergio Assisi e la partecipazione di Giuseppe Cantore, che ieri sera è andato in scena al Teatro Grandinetti Comunale di Lamezia Terme, nell’ambito della stagione teatrale di AMA Calabria, diretta da Francescantonio Pollice.

Nel teatro diventato luogo di riflessione, confessione collettiva e umana, Assisi è partito da una constatazione semplice e disarmante: «passiamo la vita a farci domande, a cercare risposte che non arrivano mai, a fingere di aver capito qualcosa mentre, in realtà, nessuno ha capito niente. Eppure, abbiamo tutti ragione, ognuno nel proprio piccolo mondo». Da questa premessa nasce la sua provocazione: «Mi dimetto da uomo?», una domanda che per tutto lo spettacolo è stato un filo sottile, teso tra ironia e vulnerabilità.

La scenografia mette subito in evidenza la sua natura simbolica. Sergio Assisi è apparso in una gabbia, con un camice da degente, mostrando le terga nude, come un uomo che cerca una cura impossibile per una ferita che è di tutti. Questa immagine, potenzialmente cupa, viene ribaltata con ironia, gioco e improvvisazione. Così il palcoscenico diventa un non-luogo, uno spazio sul quale non esistono colpa né giudizio, ma solo la possibilità di guardarsi dentro.

Accanto a lui, Giuseppe Cantore non è una semplice spalla, ma una presenza scenica che dà forma all’invisibile. Uno spiritello buffo, irriverente, a tratti infantile e a tratti solenne, capace di passare da una parolaccia liberatoria a una citazione greca che non passa inosservata. È stata la voce interiore del protagonista, la parte che tutti quotidianamente cerchiamo di zittire: le nostre contraddizioni, le nostre paure, le verità che non vogliamo ammettere.

C’è stata tra Sergio Assisi e Giuseppe Cantore una simbiosi evidente, quasi fisica. I due si rincorrono, si punzecchiano, si completano in un duetto che funziona perché è autentico, perché nasce da un ascolto reciproco e da un ritmo condiviso. La loro intesa scenica è stata uno dei punti più alti della serata, in ogni momento precisa, brillante, capace di dare corpo e voce a due anime dello stesso personaggio. Una dinamica che prepara il terreno al messaggio più potente dello spettacolo: l’accettazione dell’imperfezione.

In “Mi dimetto da uomo” c’è stato un inaspettato protagonista: il pubblico che non è rimasto a guardare, ma ha partecipato, ha riso, ha risposto, si è lasciato coinvolgere. Ogni battuta di Assisi ha trovato una risposta immediata, ogni provocazione ha aperto un dialogo, ogni stoccata ironica ha scatenato un’onda di divertimento condiviso. Non è stata semplice partecipazione, ma l’intera platea ha vissuto lo spettacolo, diventandone parte attiva.

Alla fine, quando Assisi ha chiesto: «Mi dimetto da uomo?», la risposta è stata un «No!», consapevole, compatto, spontaneo, quasi liberatorio. Un coro che ha attraversato la sala come un abbraccio collettivo, suggellando il patto emotivo tra attore e spettatori.

La stagione teatrale di AMA Calabria proseguirà con “Il Piacere dell’onestà”, uno dei testi più rappresentativi del grande drammaturgo siciliano, con protagonista Pippo Pattavina e Francesca Ferro, in scena venerdì 13 marzo al Teatro Comunale di Catanzaro e sabato 14 marzo al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme. Entrambe le repliche avranno inizio alle ore 21.

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