News

Messa crismale a Lamezia, Vescovo Parisi: “Il popolo attende pastori che portino il profumo del crisma”

Progetto senza titolo - 2026-04-02T161216.907

“L’unzione che abbiamo ricevuto non è un ornamento, ma una ferita luminosa, uno squarcio attraverso il quale passa la luce, uno squarcio di luce che segna la nostra vita, la consacra e la espone. Sì, noi siamo esposti alla Grazia, non per fare mostra di noi stessi, ma perché gli altri, attraverso di noi, possano essere ricondotti a Dio. Ecco la grandezza del sacerdozio: attraverso di noi, le donne e gli uomini sono ricondotti alla vita stessa di Dio, all’intimità con il Signore. Dio ci sceglie non perché perfetti, ma nonostante le nostre fragilità e attraverso le nostre stesse fragilità ci inserisce in un modo misterioso di comunicare. Dio ci sceglie così come siamo e con la sua unzione ci vuole trasformare”.

É uno dei passaggi dell’omelia del vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, che questa mattina in Cattedrale ha presieduto la messa crismale, insieme al clero diocesano, celebrazione durante la quale i sacerdoti hanno rinnovato le promesse sacerdotali e sono stati benedetti gli oli sacri.

L’unzione “non è un rito vuoto”, ha ribadito Parisi, “ma è l’irruzione dello Spirito nella nostra vita che ci abilita, ci trasforma e ci invia. Non siamo noi, non sono i nostri presunti meriti, le nostre potenzialità, ma è Dio che ci abilita e ci trasforma. E poi l’unzione non ci fa stare fermi, ma ci invia, ci porta a impegnarci concretamente nella storia, dentro i gangli vitali dell’umanità. Noi siamo inseriti in Cristo, siamo unti per partecipare sacramentalmente alla sua stessa missione. Ricordiamocelo sempre: noi partecipiamo alla stessa missione di Cristo. Non interpretiamo un compito nostro, non portiamo un nostro messaggio, ma accogliamo dentro il nostro vaso di creta – perché questo siamo e questo restiamo – una Grazia che ci precede e ci supera”.

Il vescovo di Lamezia ha ricordato come tutti i battezzati, in forza del Battesimo e della Cresima, siano rivestiti della stessa dignità regale, profetica e sacerdotale di Cristo, “una dignità che ci chiama ad essere nel mondo segni di profezia, segni evidenti nella storia dell’amore di Dio. Ecco cosa significa benedire oggi gli oli santi: non è semplicemente un rito, ma un segno profondamente rivelativo. L’olio dei catecumeni ci richiama la forza, la preparazione necessaria per affrontare la battaglia. Ci ricorda che la vita cristiana non è evasione, ma è un combattimento spirituale in cui la Grazia precede e sostiene le nostre scelte libere e responsabili. L’olio degli infermi è balsamo di consolazione, rivela un Dio che non elimina immediatamente la sofferenza, ma la abita, la trasfigura e la unisce al mistero pasquale. L’unzione degli infermi è sacramento della vicinanza di Dio nella fragilità. E poi il crisma, segno della missione: tutto ciò che è toccato da quest’olio appartiene definitivamente a Dio, lo Spirito Santo opera attraverso questa materia semplice trasformandola in strumento di grazia.”

Il presule ha affrontato anche il tema della carenza di vocazioni sacerdotali rimarcando che “non possiamo e non dobbiamo rassegnarci, ma continuare a stimolare con la nostra testimonianza affinché ci siano nuovi slanci di disponibilità totale per il Signore. Il periodo di crisi deve portarci a riflettere su un’altra imprescindibile consapevolezza: dobbiamo lavorare di più per le vocazioni al sacerdozio.”

“Rinnoviamo – ha detto Parisi rivolgendosi in particolare ai sacerdoti – la consapevolezza della nostra unzione. Non lasciamo che essa si riduca a memoria lontana o a una funzione solo esteriore. L’unzione ci chiede di diventare stile di donazione, di misericordia, di fedeltà. Il popolo attende pastori che portino il profumo del crisma, non l’odore della stanchezza, della rassegnazione, della rinuncia”.

“A voi fratelli e sorelle – ha concluso Parisi – dico di custodire la vostra unzione battesimale. In questo mondo che spesso dimentica Dio, anche voi siete chiamati ad essere presenza viva, segno discreto ma prossimo della Grazia di Dio che abita la nostra vita. Volgiamo lo sguardo a Cristo, spesso “il grande assente” dei nostri piani, delle nostre riunioni, delle nostre “strategie pastorali”. Volgiamo lo sguardo a Cristo, da cui tutto parte e a cui tutto ritorna. Se restiamo uniti a Lui, nonostante i nostri limiti e attraverso le nostre stesse fragilità, la nostra vita può diventare luogo di benedizione. Mentre benediciamo questi oli, chiediamo di essere donne e uomini abitati dallo Spirito che portano luce nelle tenebre, speranza nelle ferite, gioia nella fatica del vivere”.

All’inizio della celebrazione, il vicario generale mons. Tommaso Buccafurni, nel rivolgere il saluto al vescovo da parte del presbiterio lametino, ha ricordato come “il popolo di Dio vuole noi sacerdoti fedeli al Signore e alla sua Parola trasmessa dalla Chiesa, per essere guide autorevoli nella costruzione di una società fondata su veri valori. Dal sacerdote i fedeli attendono di poter incontrare il Signore. Rinnoviamo oggi a lei, padre, gli impegni assunti nel giorno della nostra ordinazione sacerdotale sempre grati per il dono vocazione con l’ augurio che la nostra chiesa da lei guidata diventi sempre più conforme al Vangelo”.

 

 

 

 

Fonte ufficio stampa Diocesi di Lamezia Terme

Correlati

Condividi su:

Facebook
WhatsApp
Email
Threads