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Lungomare di Lamezia Terme: il simbolo delle occasioni perdute. Alla città servono idee, non silenzi.

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Il tempo passa inesorabilmente. Passano le estati, cambiano le stagioni, ma una cosa sembra rimanere immutata: lo stato di abbandono e di progressivo degrado in cui versano i due lungomare di Lamezia Terme.
È una fotografia che si ripete anno dopo anno e che racconta, purtroppo, la mancanza di una vera strategia amministrativa per uno dei luoghi che dovrebbero rappresentare il fiore all’occhiello della città.
Eppure, i fatti dimostrano che il potenziale esiste. Nei tratti dove sono presenti stabilimenti balneari, locali e attività dedicate ai giovani, la presenza di cittadini e turisti è costante. Quelle aree sono frequentate, vissute e apprezzate. Significa che il problema non è il lungomare. Il problema è tutto ciò che manca attorno al lungomare.
Manca una visione.
Manca un progetto.
Manca una programmazione.
E, soprattutto, manca il coraggio di immaginare il litorale come una delle principali risorse economiche, turistiche e sociali dell’intero territorio lametino.
Ad oggi nessuno conosce quali siano le reali intenzioni dell’Amministrazione comunale. Qual è il progetto per i prossimi anni? Quali investimenti sono previsti? Esiste un piano di rilancio? Ci sono finanziamenti già individuati? Si intende finalmente approvare il Piano Spiaggia oppure tutto resterà fermo?
Domande che attendono risposte.
Il Piano Spiaggia rappresenta uno strumento indispensabile per pianificare lo sviluppo della costa, regolamentare gli insediamenti balneari, attrarre nuovi investimenti e offrire certezze agli operatori economici. Eppure continua a non essere una priorità del dibattito amministrativo.
Allo stesso modo appare ormai inesistente qualsiasi seria programmazione di eventi, spettacoli, iniziative culturali e sportive capaci di animare il lungomare e renderlo una vera destinazione estiva. Un territorio vive se viene animato. Un lungomare senza iniziative è semplicemente una strada che costeggia il mare.
Un lungomare non si improvvisa a giugno. Si costruisce e si cura dodici mesi all’anno.
Il vero problema, però, non è soltanto il degrado materiale. È il degrado della progettualità.
Mentre tante città costiere del Mezzogiorno stanno investendo sui propri waterfront, realizzando passeggiate moderne, piste ciclabili realmente fruibili, aree sportive all’aperto, spazi per famiglie, eventi culturali permanenti e servizi turistici innovativi, Lamezia Terme continua a rimanere ferma, come se il mare fosse una risorsa secondaria e non uno dei suoi principali punti di forza.
Il lungomare potrebbe diventare un grande parco urbano sul mare, con aree fitness, playground per bambini, spazi dedicati agli sport acquatici, percorsi naturalistici, punti di ristoro, mercatini dell’artigianato locale, rassegne culturali, festival musicali, cinema all’aperto, manifestazioni sportive e iniziative enogastronomiche capaci di richiamare visitatori durante tutta la stagione e non soltanto nei fine settimana.
Potrebbe diventare un luogo da vivere ogni giorno dell’anno.
Potrebbe essere il biglietto da visita della città per chi arriva dall’aeroporto, dalla stazione ferroviaria o dall’autostrada.
Potrebbe rappresentare un’importante occasione di sviluppo economico e occupazionale per decine di giovani imprenditori.
Potrebbe.
Ma per trasformare le potenzialità in realtà serve una politica che sappia programmare e guardare lontano.
Non servono interventi spot né inaugurazioni estemporanee.
Serve una visione.
Serve una strategia.
Serve la volontà politica di fare del mare una priorità amministrativa e non un argomento da affrontare soltanto nei mesi estivi.
I cittadini hanno il diritto di conoscere quale futuro si immagina per il litorale lametino.
Continuare a ignorare questo patrimonio significa rinunciare a una straordinaria opportunità di crescita economica, turistica e sociale.
Lamezia Terme ha tutte le potenzialità per avere un lungomare moderno, vivo e attrattivo. Quello che continua a mancare non è il mare. Non sono i cittadini. Non sono neppure gli imprenditori pronti a investire.
Quello che continua a mancare è una visione amministrativa capace di trasformare una grande risorsa in un grande progetto di città.
Ed è proprio da qui che bisognerebbe ripartire, prima che un’altra estate passi nell’indifferenza generale e che il degrado diventi, ancora una volta, la normalità.
Vincenzo Ruberto
Portavoce della organizzazione politica La Casa di Vetro.
fonte Portavoce della organizzazione politica La Casa di Vetro.

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