“Ogni estate il dibattito si ripete identico, come un copione già scritto: si parla di inquinamento del mare lametino, di pulizia delle spiagge, di sicurezza delle acque e di agognati “piani spiaggia” per rilanciare il turismo”- dichiara Piero Renda presidente del Parco Agricolo di Calabria.
“Eppure c’è uno scheletro da decenni di ferro e cemento lungo centinaia di metri che continua a essere colpevolmente ignorato da chi di dovere. Il pontile dell’ex SIR (Società Italiana Resine) di Lamezia Terme, proteso nel Golfo di Sant’Eufemia, è la fotografia plastica di un’utopia industriale tramutatasi in incubo ecologico. Un gigante pericolante che cede a pezzi sotto i colpi delle mareggiate, lasciando dietro di sé un’eredità pesante di veleni e promesse tradite. Quella del pontile è una storia che inizia negli anni ’70, in piena epoca di Grandi Illusioni per l’industrializzazione del Mezzogiorno. Un’operazione guidata dall’imprenditore Nino Rovelli e sostenuta dai fiumi di denaro pubblico della Cassa per il Mezzogiorno. I numeri del progetto iniziale, riletti oggi, sembrano fantascienza: Si ricorda che furono spesi oltre 200 miliardi di vecchie lire e la promessa che il polo chimico avrebbe dovuto garantire più di 2.300 posti di lavoro ma il risultato reale è stato un fallimento totale.
L’avventura della SIR naufragò tra crac societari e inchieste giudiziarie prima ancora di nascere. In moltisssimi anni di storia, su quella banchina non ha mai attraccato una singola nave commerciale. Oggi, a San Pietro Lametino, resta soltanto una delle ferite paesaggistiche e ambientali più profonde e dolorose della Calabria. Il collasso strutturale dell’opera — culminato in un imponente crollo nel 2012 — non è solo un danno d’immagine per il paesaggio costiero, ma una vera e propria emergenza sanitaria e ambientale, ampiamente certificata dalle relazioni tecniche dell’Arpacal e dalle indagini della Procura della Repubblica.
A peggiorare un quadro già drammatico si aggiungono i veleni dell’area industriale retrostante. L’inchiesta giudiziaria “Waste Water”, del Gennaio 2021 , scoperchiò a suo tempo un sistema illecito in cui fanghi tossici e scarti chimici venivano sversati nei torrenti Turrina e Amato, finendo dritti nel golfo a causa di un depuratore consortile spesso inefficiente. Una piaga a cui si somma la cronica mala-depurazione urbana: nei pressi del “canalone” adiacente all’ex SIR, i campionamenti estivi mostrano sistematicamente livelli di Escherichia coli ben oltre i limiti di legge. I dati ufficiali non lasciano spazio a interpretazioni: parliamo di un’area di circa 15.000 metri quadrati (compresi i canaloni e lo specchio d’acqua limitrofo) formalmente inserita nei piani regionali di bonifica. Comune, Regione Calabria e Ministero dell’Ambiente continuano a passarsi la palla sulle responsabilità operative e sulla copertura dei costi di smantellamento.
Nel frattempo, il pontile continua a sfaldarsi in mare, giorno dopo giorno, rilasciando detriti sui fondali. Finché la politica non troverà il coraggio e la volontà di sbloccare i fondi necessari a demolire questo colosso di ruggine, questo tratto di costa rimarrà una terra di nessuno. Un paradiso negato, una cicatrice industriale che la Calabria non può più permettersi di pagare”- conclude Renda.
Fonte Piero Renda, Parco Agricolo di Calabria





