“È una testimonianza che fa riflettere quella arrivata ieri notte dal Pronto Soccorso dell’Ospedale Giovanni Paolo II. Un paziente, recatosi al PS intorno alle 20:00 per una perdita di sangue dall’uretra, è stato trattenuto in attesa fino alle 3 di notte, per 7 ore, in un clima di grande caos e affollamento. Al triage, racconta, gli è stato assegnato un codice blu. Lo stesso identico codice è stato assegnato, dopo di lui, ad un’altra persona arrivata per una distorsione. Ebbene, nonostante l’ordine di arrivo e nonostante la natura del sintomo, è stata chiamata prima la persona con la distorsione.
Ho segnalato più volte che continuavo a perdere sangue, sono andato più volte a farlo presente – racconta il paziente che ci ha contattato – ma non è stato evidentemente tenuto nella dovuta considerazione. La giustificazione ricevuta dal personale, secondo il racconto, sarebbe stata che all’interno del reparto c’erano medici impegnati in visite considerate di importanza secondaria. Cosa pensare? Il cittadino ci tiene a precisare un punto importante: Chi fa questo lavoro del triage svolge un lavoro rispettabilissimo e non tutti sono da biasimare o condannare anzi! So che ci sono tantissime persone serie e in gamba e gentili, il che non guasta.
Questo episodio di ieri sera mi ha lasciato molto perplesso. Oltre al caos, ho notato che alcuni operatori non usano la gentilezza come forma di rapportarsi al paziente, che è già in ansia. La perdita di sangue dalle vie urinarie è un sintomo che genera comprensibile allarme nel paziente e che, anche quando viene classificato a bassa priorità, meriterebbe almeno una rivalutazione e una comunicazione chiara sui tempi di attesa. Chiediamo alla Direzione Sanitaria di chiarire come vengano gestite le rivalutazioni al triage e come venga garantito che un paziente che segnala un sanguinamento in atto debba attendere 7 ore senza essere rivalutato.
La vicenda non vuole essere un attacco al personale, che lavora in condizioni difficili, anche per carenza di operatori ma un invito a riflettere sull’organizzazione e sull’umanizzazione delle cure in un Pronto Soccorso sempre più sotto pressione. Il cittadino ha ora bisogno di un follow-up urologico urgente per capire la causa del sanguinamento. Invitiamo l’ASP a prende in carico il paziente.
Dopo tutte queste ore, senza essere stato sottoposto nemmeno ad una ecografia, ti senti rispondere che il reparto di urologia è chiuso e chi ha questo genere di problemi è il caso che vada a Catanzaro. Il tutto si conclude con la prescrizione a consulenza urologica ed un’altra cosa curiosa mi trovo scritto ‘rifiuta osservazione in ps. Credo di non capire bene: se faccio tutte queste ore di attesa poi rifiuto l’osservazione in ps?
Il senso della vicenda è chiedere di prestare più attenzione ed essere sensibili ai pazienti. Non vale per tutti è evidente! Andare in ps è sempre, e per mille ragioni, sempre un’odissea. Cosa pensare…quando un reparto di eccellenza, come l’urologia, rimane chiuso?
Qualcuno, forse, dovrebbe provare un pò di vergogna”.
Fonte Comitato Malati Cronici del Lametino.




