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Lamezia, la settima edizione del Premio Nazionale Dario Galli a “RussoTraetto” con la silloge “Racconti da limare”

Vincenzo Russo in arte “RussoTraetto”

C’è un momento preciso in cui la realtà smette di essere un dato di fatto e diventa letteratura. Quella linea sottile, dove l’ironia e la parola spiazzante ridisegnano i confini del nostro mondo iperconnesso, è il cuore pulsante di “Racconti da limare”, l’opera di Vincenzo Russo, in arte “RussoTraetto”, vincitrice della settima edizione del Premio Nazionale Letterario “Dario Galli”. Il prestigioso riconoscimento, ideato e promosso dalla casa editrice Grafichéditore di Lamezia Terme per omaggiare la memoria del celebre e amato poeta nicastrese Dario Galli, torna a confermarsi come uno dei più attenti osservatori dei nuovi talenti della narrativa italiana contemporanea. Quest’anno, la giuria presieduta dal professor Italo Leone ha assegnato il primo premio a una silloge che si stacca nettamente dai sentieri battuti, preferendo una struttura complessa e un linguaggio audace, capace di far dialogare la tradizione universale con le ferite e le bizzarrie della modernità.

Vincenzo Russo si presenta alla stampa e ai lettori con un biglietto da visita che è già una dichiarazione poetica e d’intenti: «Non sono nato a Castel Volturno, non vivo a Castel Volturno ma sono di Castel Volturno e non per caso». È proprio tra le sponde, le nebbie e le paludi del fiume Volturno che l’autore radica la sua geografia dell’anima, dando vita a storie in cui il realismo più crudo si fonde con un’immaginazione straripante. La struttura di “Racconti da limare” segue un’architettura classica, quasi dantesca: si apre con il buio della tragedia e si chiude con la luce della parola. Il primo racconto, infatti, si confronta con il dramma della miniera belga di Marcinelle dell’8 agosto 1956 – un “titolo senza fiato” (sessantannifamarcinelle) dove le parole si schiacciano l’una sull’altra come vagoni in una frenata brusca, restituendoci la memoria dimenticata e drammatica dei nostri emigranti meridionali. Ma l’opera di RussoTraetto sa anche essere profondamente, irresistibilmente ironica. Nel testo intitolato “Le bufale di Paolo Conte”, l’autore smantella con affetto e genialità il mito astigiano del celebre cantautore, “svelando” al lettore che Conte non sarebbe altro che un avvocato delle cause perse nato nel cuore dei Mazzoni casertani, capace di trasformare le aule di tribunale in fumosi bordelli cubani a ritmo di blues, ragtime e tarantelle.

In un’epoca in cui la letteratura ha rinunciato alla pretesa di svelare verità eterne, Russo si concentra sullo strumento fondamentale: la lingua. L’autore impasta con perizia un fondo linguistico napoletano – richiamando la tradizione millenaria che va dalla Fabula atellana a Giambattista Basile e Totò – ibridandolo costantemente con neologismi, linguaggi tecnici ed espressioni di culture lontane.

«Non esistono fatti, ma solo interpretazioni», commenta il Presidente di Giuria Italo Leone nella sua introduzione all’opera. «Se la realtà si manifesta in forme complesse, la lingua adatta a rappresentarla non potrà che essere una lingua complessa». Russo ci riesce, dimostrando che non siamo noi a parlare la lingua, ma è la lingua che parla per mezzo nostro, evolvendo di bocca in bocca. Il volume vincente, come da tradizione del concorso, verrà pubblicato e distribuito da Grafichéditore. La cerimonia ufficiale di premiazione – che vedrà la partecipazione dell’autore, degli editori, delle autorità locali e della giuria tecnica – si terrà a Lamezia Terme sabato 4 luglio 2026. Sarà l’occasione per scoprire da vicino una delle voci più originali, colte e spiazzanti della nuova narrativa italiana.

Fonte: grafichE’ditore

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