Sul tema della qualità delle acque marine è necessario affrontare il problema con serietà, rigore scientifico e una visione complessiva del fenomeno, evitando semplificazioni e facili attribuzioni di responsabilità.
Lo dichiara il consigliere comunale di Lamezia Terme, Massimo Cristiano.
Nei giorni scorsi, quale componente della Terza Commissione Consiliare Ambiente, ho effettuato un sopralluogo presso il depuratore di Lamezia Terme, constatando il pieno rispetto dei parametri previsti dalla normativa nazionale e regionale. L’acqua in uscita dall’impianto si presenta limpida e cristallina, segno evidente del corretto funzionamento della struttura.
Proprio per questo ritengo che il dibattito debba essere affrontato distinguendo chiaramente quattro livelli di intervento.
Il primo riguarda gli impianti di depurazione che presentano eventuali malfunzionamenti o criticità. È evidente che un depuratore non efficiente, in qualsiasi tratto della costa calabrese, può determinare conseguenze che non rimangono circoscritte al singolo territorio ma che possono estendersi lungo ampie porzioni del litorale.
Il secondo livello riguarda eventuali scarichi abusivi e sversamenti illeciti che, qualora presenti, devono essere contrastati con la massima fermezza attraverso attività di prevenzione, controllo e repressione da parte delle autorità competenti.
Il terzo livello riguarda il sistema dei controlli istituzionali. Su questo fronte è fondamentale il lavoro svolto da Regione Calabria, ARPACAL, Prefetture, Procure della Repubblica, Forze dell’Ordine, Capitanerie di Porto, Polizie Locali e da tutti gli enti competenti, affinché eventuali criticità vengano individuate e risolte tempestivamente.
Vi è poi un quarto livello, a mio avviso il più importante e meno dibattuto, che riguarda la presenza di nutrienti nei reflui depurati, in particolare azoto e fosforo.
Si tratta di sostanze provenienti da attività civili, industriali, agricole e agroalimentari. L’apporto di azoto e fosforo non deriva infatti da un’unica fonte, ma da un insieme di attività umane e produttive che caratterizzano il territorio. Le forme azotate e fosforate possono derivare anche dalla degradazione della sostanza organica e, una volta convogliate nei sistemi di trattamento delle acque reflue, contribuiscono al carico complessivo di nutrienti che può raggiungere l’ambiente marino.
Con l’innalzamento delle temperature marine, tali nutrienti possono favorire fenomeni di eutrofizzazione e proliferazione algale, incidendo sulla trasparenza e sulla colorazione delle acque.
È importante precisare che non stiamo parlando necessariamente di inquinamento o di acque non balneabili. Stiamo parlando di fenomeni che possono influire sulla qualità percepita del mare e che possono avere ripercussioni sull’immagine delle nostre località costiere e sull’attrattività turistica del territorio.
Pensare che un singolo Comune possa risolvere autonomamente una problematica così complessa rappresenta una semplificazione. I Comuni hanno il dovere di garantire il corretto funzionamento dei propri impianti, monitorare le reti fognarie e collaborare alle attività di controllo. Tuttavia, la questione relativa all’apporto di nutrienti nelle acque marine è, per sua natura, una materia di carattere regionale che richiede un intervento normativo specifico.
In questa direzione merita attenzione la proposta di legge presentata nel 2025 dall’ex consigliere regionale Pietro Raso, che aveva avviato una riflessione concreta sulla riduzione dell’apporto di nutrienti nelle acque marine costiere attraverso l’individuazione di aree sensibili e l’introduzione di limiti più restrittivi per gli impianti di depurazione. La proposta prevedeva, per gli impianti superiori a 10.000 abitanti equivalenti, valori massimi pari a 10 mg/l per l’azoto totale e 1 mg/l per il fosforo totale.
Si tratta di una propostq di legge regionale che merita di essere ripresa e approfondita, anche alla luce delle esperienze maturate in altre regioni italiane che hanno già adottato misure finalizzate alla riduzione dell’apporto di nutrienti nei corpi idrici più sensibili.
Abbiamo già trasmesso una nota di approfondimento al Presidente della Regione Calabria e siamo certi che il Presidente Roberto Occhiuto, che ha sempre dimostrato grande attenzione verso la tutela del mare e la qualità delle acque, saprà valutare con la dovuta sensibilità anche questa problematica.
Alla luce delle considerazioni esposte, chiediamo al legislatore calabrese di affrontare tempestivamente la questione dell’apporto di azoto e fosforo nei reflui depurati, valutando l’introduzione di parametri più restrittivi e l’individuazione di eventuali aree sensibili lungo la costa regionale.
Riteniamo che questo rappresenti oggi uno dei passaggi più importanti per rafforzare ulteriormente la tutela del mare calabrese, prevenire fenomeni che incidono sulla qualità percepita delle acque e preservare l’immagine turistica della nostra regione.»
fonte Massimo Cristiano consigliere comunale




