La Banca d’Italia registra segnali di crescita in turismo, costruzioni, agricoltura, logistica e occupazione. Ma dietro i numeri emerge una questione decisiva: la Calabria può trasformare la ripresa in sviluppo stabile solo se considera coste, acqua, suoli, biodiversità, paesaggio, geositi e posizione strategica nel Mediterraneo come un unico capitale produttivo da conoscere, proteggere e valorizzare.
Una crescita reale, ma ancora fragile
Il Rapporto annuale 2026 della Banca d’Italia descrive una Calabria che nel 2025 ha continuato a crescere, sia pure con ritmi moderati. Il prodotto regionale è aumentato dell’1,1 per cento, più della media del Mezzogiorno e dell’Italia. Sono cresciuti l’occupazione, il turismo, le costruzioni, le esportazioni e i traffici portuali e aeroportuali.
Il dato è positivo, ma non autorizza letture trionfalistiche. Il rapporto continua, infatti, a evidenziare debolezze strutturali: imprese mediamente piccole, scarsa capacità innovativa, forte stagionalità turistica, ridotta apertura internazionale e servizi ancora insufficienti.
C’è però un filo che unisce quasi tutti i settori in espansione: il territorio. In Calabria, più che altrove, economia e geografia coincidono. Agricoltura, turismo, disponibilità idrica, portualità, opere pubbliche e qualità paesaggistica dipendono direttamente dalle caratteristiche fisiche della regione e dal modo in cui vengono governate.
Turismo: crescere non basta, occorre durare
Il turismo è il comparto nel quale il rapporto registra i progressi più evidenti. Nel 2025 le presenze nelle strutture ricettive sono aumentate dell’11,6 per cento; quelle straniere del 28,5 per cento. Il traffico degli aeroporti regionali è cresciuto di circa un quinto, superando complessivamente i quattro milioni di passeggeri.
Sono risultati importanti, ma la stessa Banca d’Italia richiama i limiti che ne riducono l’impatto: la concentrazione dell’offerta lungo le coste, la forte stagionalità, la minore incidenza della componente straniera rispetto alla media nazionale e il ridotto utilizzo delle strutture al di fuori dei mesi estivi.
La Calabria continua, dunque, a vendere soprattutto il mare d’estate, mentre dispone di un territorio capace di sostenere un’offerta molto più ampia: parchi, montagne, borghi, terme, fiumi, laghi, paesaggi costieri e itinerari naturalistici e culturali. La sfida non è aumentare soltanto le presenze, ma distribuire i flussi nello spazio e nel corso dell’anno, trasformando il patrimonio naturale in lavoro stabile e servizi di qualità.
Il mare non è uno sfondo: è un’infrastruttura economica
La dipendenza del turismo dalla fascia costiera rende la qualità del mare una questione economica prima ancora che ambientale. La Calabria dispone di 788,92 chilometri di costa. Nel 2026 le aree di balneazione monitorate si estendono complessivamente per circa 670,9 chilometri, oltre il 90 per cento dei quali è classificato di qualità eccellente.
Questo patrimonio sostiene strutture ricettive, ristorazione, commercio, servizi, occupazione e valore immobiliare. Ma può essere compromesso rapidamente da depurazione inefficiente, erosione delle spiagge, scarichi nei corsi d’acqua o consumo disordinato del suolo costiero.
Per questo la qualità delle acque, la manutenzione dei litorali, la gestione dei bacini idrografici e la conoscenza dei punti di monitoraggio non sono temi riservati agli specialisti. Sono indicatori economici.
Il mare è la più estesa infrastruttura naturale della Calabria e va amministrato con la stessa continuità richiesta a porti, strade e aeroporti.
Acqua: abbondanza naturale, scarsità gestionale
Tra le priorità delle politiche di coesione richiamate dal rapporto compare la resilienza idrica. È un passaggio rilevante per una regione nella quale i censimenti idrogeologici, realizzati nel secolo scorso, individuarono oltre 20.000 sorgenti, con una portata complessiva superiore a 43.000 litri al secondo, equivalente a circa 1,3 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno.
La Calabria non è naturalmente povera d’acqua, anche se le risorse sono distribuite in modo diseguale nello spazio e nel corso dell’anno. Le criticità derivano piuttosto dalle perdite delle reti, dalla frammentazione della gestione, dalla protezione insufficiente delle sorgenti e dalla difficoltà di programmare insieme usi potabili, agricoli, industriali ed energetici.
In un clima che cambia, l’acqua è destinata a diventare uno dei principali fattori di competitività. Proteggere falde e sorgenti, ammodernare le reti e ridurre gli sprechi significa sostenere agricoltura, turismo, salute pubblica e attività produttive. Non è soltanto politica ambientale: è politica economica.
Agricoltura: una vocazione forte, un valore ancora modesto
Il settore primario rappresenta oltre il 6 per cento dell’economia regionale, circa tre volte il peso medio nazionale. La Calabria è la seconda regione italiana per diffusione dell’agricoltura biologica: nel 2023, ultimo dato disponibile, circa il 36 per cento della superficie agricola utilizzata era coltivato con questo metodo, contro il 19,8 per cento in Italia.
La filiera dei prodotti a denominazione di qualità, che nel 2024 comprendeva 41 prodotti e quasi 3.000 operatori, generava 51 milioni di euro, appena lo 0,2 per cento del valore nazionale.
La qualità dei suoli, la varietà dei microclimi e la disponibilità d’acqua costituiscono un vantaggio evidente. Il divario tra questa ricchezza naturale e il valore economico prodotto è uno dei messaggi più significativi del rapporto. Le risorse esistono, ma servono organizzazione, trasformazione, ricerca, promozione e reti commerciali capaci di moltiplicarne il valore.
Opere pubbliche: investire significa anche prevenire
Nel 2025 è aumentata sensibilmente la spesa in conto capitale degli enti territoriali, anche grazie all’avanzamento degli interventi finanziati dal PNRR. Le ore lavorate nelle costruzioni, rilevate dalle Casse edili, sono cresciute del 4,1 per cento; le compravendite di abitazioni del 9,4 per cento e i prezzi del 3,8 per cento.
In Calabria, tuttavia, la quantità della spesa non può essere separata dalla qualità delle scelte. Ogni infrastruttura deve confrontarsi con elevata pericolosità sismica, dissesto idrogeologico, erosione costiera e fragilità delle reti.
Le opere più utili non sono sempre le più visibili. Manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua, sicurezza delle strade, efficienza delle reti idriche e protezione delle coste producono meno inaugurazioni, ma evitano vittime, interruzioni e costi futuri. La prevenzione non è un capitolo accessorio dello sviluppo: ne è la condizione.
Gioia Tauro: il vantaggio geografico non basta
Il porto di Gioia Tauro è la dimostrazione più evidente di come la posizione della Calabria possa trasformarsi in economia. Nel 2025 lo scalo ha movimentato circa 4,5 milioni di TEU, il 14 per cento in più dell’anno precedente, raggiungendo un nuovo massimo storico e concentrando circa un terzo della movimentazione container dei porti italiani.
Il rapporto segnala però che resta modesto il valore delle merci direttamente collegate alle imprese regionali. Il porto è un’infrastruttura di rilevanza mondiale, ma le sue ricadute sul territorio sono ancora inferiori alle potenzialità.
La sfida consiste nel passare dal semplice transito alla produzione di valore: collegamenti ferroviari, intermodalità, logistica, trasformazione delle merci e insediamenti produttivi. La centralità nel Mediterraneo è un vantaggio naturale; trasformarla in sviluppo richiede scelte industriali e infrastrutturali coerenti.
La vera distanza da colmare è quella della conoscenza
La Banca d’Italia segnala infine una debolezza che attraversa l’intero sistema regionale. Nel periodo 2019-2024 l’intensità brevettuale della Calabria è risultata pari a circa un decimo della media italiana. Gli addetti alla ricerca erano circa 92 ogni 100.000 abitanti, contro circa 280 nella media nazionale.
Anche l’impiego di intelligenza artificiale, robotica e tecnologie avanzate nelle imprese rimane limitato.
Questi numeri spiegano perché un patrimonio naturale tanto ricco produca ancora un valore economico relativamente modesto. Innovare non significa soltanto creare nuovi prodotti digitali. Significa anche monitorare le acque, studiare le coste, prevenire il dissesto, rendere più efficiente l’agricoltura, valorizzare i prodotti locali e costruire un turismo fondato sulla conoscenza.
Senza ricerca le risorse restano potenzialità. Con competenze, dati e innovazione possono diventare imprese, lavoro e qualità della vita.
Il territorio come capitale produttivo
Il Rapporto 2026 della Banca d’Italia registra segnali incoraggianti, ma mostra anche che la Calabria non può affidarsi a una crescita occasionale o esclusivamente stagionale.
La regione possiede risorse che molti territori devono importare o ricostruire: acqua, coste, suoli agricoli, paesaggi, biodiversità e una posizione strategica nel Mediterraneo. Non ha quindi bisogno di inventare una nuova identità economica, ma di trasformare meglio quella che già possiede.
Tutela e sviluppo, in Calabria, non sono obiettivi contrapposti. La qualità del mare sostiene il turismo; la sicurezza dei versanti protegge infrastrutture e abitati; l’efficienza delle reti idriche rafforza agricoltura e servizi; la conoscenza del territorio orienta investimenti più sicuri.
La Banca d’Italia misura la crescita. La geologia ne rivela le fondamenta. Il passaggio decisivo sarà fare del territorio non una risorsa da consumare, ma il principale capitale produttivo della Calabria.
*Geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale Amci della Terra APS
(Fonte principale: Banca d’Italia, L’economia della Calabria. Rapporto annuale, giugno 2026).




