“C’è una bellissima canzone di Dalla/De Gregori “l’anno che verrà” che, ad un certo punto, esprime un giudizio ” l’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va “omissis” che si trasforma in un auspicio” l’anno che verrà .. opererà una trasformazione…. sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno “omissis”, senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi ed i cretini di ogni età”.
La vicenda dell’Area centrale della Calabria dimostra, mi pare, che le due categorie sono ancora fortemente presenti.
Ovviamente non ritengo cretino chi ha perplessità sulla proposta mentre ho profonda avversione per i furbi che per, cercare il consenso, non temono di farci cadere tutti in un burrone – in cui siamo già.
Il burrone si chiama campanilismo (Sambiase contro Nicastro- Lamezia contro Catanzaro) e ci siamo già fino al collo dal momento che, la fascia tra Ionio e Tirreno, il punto più stretto d’Italia, ha perso 25 mila abitanti negli ultimi anni ed ovviamente, ad andarsene, sono stati i giovani ed i più preparati.
Un impoverimento di risorse umane terribile e non è necessario “uno scienziato” per capirne le cause.
Poco lavoro e non qualificato, servizi, come sanità, trasporti , servizi sociali e trasporti in profonda crisi e quindi, solo la testarda caparbietà dei Calabresi può convincere qualcuno a rimanere dove è nato.
Eppure, in questi pochi chilometri quadrati è stata realizzata una università con un polo medico di eccellenza, sono ubicati atri 4 Ospedali, vi è il nodo di trasporti tra i più importanti del mezzogiorno ed è bagnato da due mari (molto diversi), da una montagna di tutto rispetto e da vestigia storiche importanti.
Perché non riusciamo a trasformare queste risorse incredibili in “oro”.
La risposta è complessa ma sostanzialmente si può individuare nella difficoltà a metter in rete queste positività e ciò per l’incapacità della classe politica che non è capace di guardare oltre il proprio naso.
Se tre politici diversissimi tra loro come Italo Reale, Pierino Amato e Mario Tassone oggi chiamano tutti ad una riflessione e perché non c’è più tempo da perdere e forse dovremmo già piangere le opportunità perse con il PNRR.
Voglio essere ancora più chiaro, non pensiamo ad una conurbazione forzata (il fallimento della città Metropolitana di Reggio Calabria è sotto gli occhi di tutti) ma ad una serie di progetti che stiano in un unico disegno che sappia sfruttare la scala più grande rappresentata dall’intero istmo ed i punti di forza sopra indicati per realizzare servizi efficienti e soddisfacenti, iniziando dalla sanità nonchè tante occasioni di sviluppo e lavoro.
Si tratta di una strada obbligata inquanto, lo stato comatoso di tutti i Comuni Calabresi, richiede una capacità di progettualità condivisa che consenta di lavorare e raggiungere risultati, con il poco ancora disposizione.
Tutte le Associazioni Professionali, l’Istituto Nazionale di Urbanistica e Singoli professionisti e Docenti Universitari, hanno compreso la sfida di cui stiamo parlando e si sono resi disponibili per discutere su come costruire un progettò economico che parta dalla qualità dei servizi alla persona, delle risorse ambientali e dalla facilita di movimento per costruire un schema di sviluppo che sia anche al servizio di tutta la Calabria.
Questo è il quadro e non serve richiamare vecchi torti perché la potenzialità dell’area centrale della Calabria è espressa dal riconoscimento del Quadro di Coordinamento territoriale e dalla delibera (noi i primi e non se ne vedono altri) della Giunta Regionale e dalla presenza importante del Vicepresidente della Giunta Regionale, Filippo Mancuso, alla grande e bella riunione del 8 giugno.
Quindi, se si lavora insieme con serietà, i risultati si vedono.”



