“Esiste una mappa ufficiale del mare balneabile della Calabria. Riporta nomi, codici identificativi, punti di monitoraggio e dati ambientali consultabili da chiunque. Eppure, al di fuori degli addetti ai lavori, quasi nessuno ne conosce l’esistenza- dichiara in una nota il geologo lametino Mario Pileggi.
“La Calabria- prosegue- possiede uno dei patrimoni costieri più importanti e preziosi del Mediterraneo. I suoi 788,92 chilometri di costa rappresentano una straordinaria risorsa ambientale, paesaggistica, economica e turistica. Eppure, esiste un paradosso poco conosciuto. La maggior parte dei cittadini non sa quale sia il nome ufficiale della spiaggia che frequenta né dove vengano effettuati i prelievi che determinano la qualità delle acque. Spesso queste informazioni sono sconosciute anche a molti amministratori locali, associazioni e operatori turistici.
In Calabria le aree di balneazione ufficialmente individuate e sottoposte a monitoraggio sono 649, distribuite lungo 670,877 chilometri di costa. Ognuna possiede un nome ufficiale, un codice identificativo e un punto preciso in cui vengono effettuati i campionamenti previsti dalla normativa europea.
La distribuzione delle aree monitorate evidenzia differenze significative tra le province calabresi e restituisce una fotografia concreta della geografia ufficiale del mare regionale. La provincia di Cosenza concentra il maggior numero di aree di balneazione (237) distribuite lungo 205,8 chilometri di costa monitorata. Seguono Reggio Calabria con 161 aree e 186,7 chilometri, Catanzaro con 102 aree e 99,5 chilometri (nelle foto allegate sono presenti le ricerche relative alle aree di balneazione della costa lametina sul Portale delle Acque), Crotone con 85 aree e 108,8 chilometri, e Vibo Valentia con 64 aree distribuite lungo 70,1 chilometri di litorale.
Nel complesso, il sistema di monitoraggio interessa i tratti costieri di 114 comuni calabresi e rappresenta una delle più articolate reti di controllo ambientale esistenti sul territorio regionale. Un dato particolarmente significativo è che province come Crotone e Vibo Valentia, pur avendo rispettivamente soltanto 8 e 9 comuni costieri, presentano un numero elevato di aree di balneazione monitorate in rapporto alla loro estensione territoriale. Ciò testimonia il livello di dettaglio con cui viene effettuato il controllo della qualità delle acque marine lungo le coste calabresi.
Esiste dunque una vera e propria geografia ufficiale del mare calabrese. Una geografia utilizzata da istituzioni, tecnici e organismi europei per monitorare la qualità delle acque e orientare le politiche di tutela ambientale. Una geografia pubblica che, paradossalmente, resta quasi sconosciuta proprio ai cittadini che quel mare lo vivono ogni giorno. È qui che emerge una delle maggiori contraddizioni della Calabria costiera: disponiamo di una grande quantità di dati ambientali pubblici, ma continuiamo a conoscere molto poco il mare che diciamo di voler difendere.
I 132 chilometri di costa esclusi dalla balneazione.
L’aspetto più sorprendente riguarda ciò che raramente compare nel dibattito pubblico. Accanto ai 670,877 chilometri di costa destinati alla balneazione esistono infatti 132,607 chilometri di litorale per i quali la normativa prevede divieti permanenti o esclusioni dalla balneazione. Si tratta di una porzione significativa della costa regionale, pari a circa un sesto dell’intero litorale calabrese. Eppure, pochi sanno:
- dove siano localizzati questi tratti;
- quali siano le motivazioni dei divieti;
- quali fattori abbiano determinato le esclusioni;
- quali pressioni ambientali insistano sulle aree interessate;
- quali interventi siano stati programmati per il loro recupero.
La maggior parte dei cittadini ignora perfino l’esistenza della cartografia ufficiale che contiene queste informazioni. Eppure, proprio da qui dovrebbe partire qualsiasi seria politica di tutela e valorizzazione del mare.
Il contributo scientifico di ISPRA
Le indicazioni tecniche dell’ISPRA ricordano che la Direttiva europea sulle acque di balneazione si basa su un approccio fondato sulla prevenzione e sulla conoscenza delle pressioni ambientali che insistono su ciascuna area monitorata. Questo significa che ogni acqua di balneazione deve essere studiata nel proprio contesto territoriale. Foci fluviali, reticoli idrografici, scarichi urbani, depuratori, attività agricole, infrastrutture portuali e fonti diffuse di inquinamento possono influenzare la qualità delle acque marine.
Per questo motivo conoscere il nome ufficiale di ogni area di balneazione, il relativo punto di monitoraggio e le eventuali criticità presenti non rappresenta un semplice dettaglio burocratico. È invece il presupposto indispensabile per comprendere ciò che accade realmente lungo la costa calabrese.
Il diritto alla conoscenza ambientale
La qualità delle acque non è soltanto una questione tecnica. È una questione di democrazia ambientale. Un cittadino informato può:
- comprendere lo stato reale del mare;
- verificare l’evoluzione della qualità ambientale;
- conoscere le criticità esistenti;
- valutare l’efficacia degli interventi pubblici;
- partecipare in modo consapevole al dibattito sul futuro delle coste.
Al contrario, la mancanza di informazione alimenta superficialità, disinteresse e propaganda. Si continua così a parlare genericamente di mare pulito, turismo e valorizzazione costiera, mentre resta poco conosciuta la geografia reale delle aree monitorate, dei punti di campionamento e dei tratti esclusi dalla balneazione.
Il Portale Acque: uno strumento ancora poco utilizzato
Per garantire trasparenza e partecipazione dei cittadini, il Ministero della Salute mette a disposizione il Portale Acque, una banca dati pubblica che consente di consultare mappe georeferenziate, punti di campionamento, risultati delle analisi, classificazioni delle acque e profili ambientali delle aree di balneazione. Si tratta di uno strumento di grande valore informativo che, tuttavia, continua a essere poco conosciuto dal grande pubblico, raramente promosso dalle amministrazioni locali e quasi assente dal dibattito regionale.
Non si difende ciò che non si conosce
La tutela del mare non può ridursi a slogan estivi, passerelle istituzionali o campagne promozionali. Difendere davvero le coste della Calabria significa costruire una diffusa cultura della conoscenza ambientale. Ogni cittadino dovrebbe sapere:
- come si chiama ufficialmente il tratto di costa che frequenta;
- dove si trova il punto di monitoraggio;
- quali sono i risultati delle analisi;
- quali pressioni ambientali insistono sull’area;
- dove si trovano i tratti soggetti a divieto di balneazione;
- quali cause hanno determinato tali divieti.
Perché nessuno può pretendere trasparenza su ciò che non conosce. E nessuno può difendere davvero il mare se ignora perfino il nome ufficiale della spiaggia che frequenta, il punto in cui vengono effettuati i controlli e le criticità che possono comprometterne la qualità.
Una domanda, allora, diventa inevitabile: se oggi chiedessimo a sindaci, assessori, associazioni ambientaliste e cittadini il nome ufficiale dell’area di balneazione in cui si trovano e il punto esatto in cui vengono effettuati i prelievi delle acque, quanti saprebbero rispondere correttamente?
Conoscere il mare non significa soltanto sapere se l’acqua è balneabile. Significa comprendere il territorio, le sue fragilità e le responsabilità necessarie per proteggerlo.
La qualità del mare si misura con le analisi. La sua tutela comincia dalla conoscenza”.
Geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale Amici della Terra Italia APS




