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Grandinetti: se avete coraggio, Irto, Alecci e Cristallo, chiedete con forza le preferenze

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C’è una domanda semplice che oggi in Calabria nessuno vuole affrontare: perché hanno paura delle preferenze? Si discute di formule elettorali, di premi di maggioranza, di soglie di sbarramento, di stabilità. Si riempiono pagine di analisi tecniche e di equilibrismi costituzionali. Ma si evita accuratamente il nodo centrale: restituire ai cittadini il diritto di scegliere chi li deve rappresentare. La verità è che senza preferenze il potere resta nelle mani delle segreterie. Restano le nomine. Restano le liste bloccate. Restano gli accordi fatti nelle stanze chiuse di Roma e della Calabria politica, lontano dai mercati rionali, dagli ospedali che arrancano, dalle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese”. La riflessione è vergata da Francesco Grandinetti già presidente Pd Lamezia che – sottolinea – “Ed è proprio qui che nasce la distanza tra la politica e le persone. Perché quando l’elettore non può scegliere il proprio rappresentante, non si sente parte di una comunità democratica: si sente spettatore di una decisione già presa. Non vota chi conosce, chi ha visto impegnarsi sul territorio, chi ha difeso un ospedale, sostenuto una vertenza, aiutato i più fragili. Vota — se vota — un simbolo dietro il quale sono già stati decisi i nomi. La crisi della politica nasce anche da questo meccanismo. Dalla percezione, sempre più diffusa, che il consenso reale conti meno della fedeltà interna. Che la vicinanza alla segreteria pesi più della vicinanza ai cittadini. Che venga premiato chi non disturba, chi non mette in discussione equilibri consolidati, chi non ostacola il cammino dei potenti di turno. In Calabria tutto questo è ancora più evidente”.

Nel mio stesso partito – aggiunge Grandinetti – si insiste su nomi che nei territori risultano sconosciuti ai più. Esistono nei circuiti partitici, nei congressi, nelle dinamiche interne. Ma non nella vita quotidiana delle persone. Provate a chiedere al fornaio con cui vi confrontate ogni mattina chi sia Nicola Irto. Provate a chiedere all’idraulico di famiglia chi sia Jasmin Cristallo. Provate a chiedere alla signora Carmela della porta accanto chi sia Ernesto Alecci. Molti non ne conoscono neppure il nome. E non per superficialità. Ma perché non li hanno mai visti affrontare concretamente i problemi del loro territorio. Eppure, con una legge senza preferenze, saranno loro — o altri come loro — a essere eletti. Vi sembra giusto? Vi sembra normale che i cittadini non possano scegliere direttamente chi li rappresenterà in Parlamento? Le persone vogliono votare chi si occupa dei loro problemi quotidiani: la sanità che crolla, gli ospedali da difendere, la povertà che cresce, le imprese che chiudono, i giovani costretti a emigrare. Vogliono riconoscere un volto, una presenza, un impegno costante. Vogliono poter premiare chi ha lavorato bene e punire chi è stato assente. Senza preferenze questo non è possibile”.

“E allora – prosegue Grandinetti – diciamolo con chiarezza: chi oggi siede in Parlamento o aspira a farlo abbia il coraggio di dichiarare pubblicamente se è disposto a rinunciare alla protezione della nomina. Abbia il coraggio di dire se è pronto a mettersi in gioco davvero, a sfidare il consenso sul territorio, a confrontarsi con altri candidati che vivono e lavorano ogni giorno tra la gente. La democrazia non può essere un meccanismo di cooptazione. Non può ridursi a un elenco di nominati scelti dall’alto. Se vogliamo contrastare l’astensionismo, dobbiamo restituire ai cittadini il potere di scegliere le persone, non solo i simboli. La Calabria e l’Italia tutta non ha bisogno di nominati.
Ha bisogno di rappresentanti scelti. E se davvero si crede nel consenso popolare, allora si abbia il coraggio di dirlo a gran voce: sì alle preferenze, sì alla competizione vera, sì alla sfida aperta con chi lavora nel territorio e per il territorio. Il resto è conservazione del potere. Io, invece, scelgo la democrazia”.

“Mi rivolgo ai miei del Partito Democratico perché è il partito che ho scelto, nel quale credo e attraverso il quale ho deciso di difendere i diritti delle cittadine e dei cittadini. Proprio per questo mi sento legittimato — anzi, in dovere — di chiedere con forza a chi oggi mi rappresenta di avere il coraggio delle preferenze. Ma sia chiaro: ciò che affermo non riguarda solo il PD. Vale per tutti i potentati politici, di qualsiasi partito, che preferiscono le nomine al confronto vero con i cittadini”– conclude Francesco Grandinetti.

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