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Futuro Nazionale, tra nuovi ingressi e fuoriuscite: il “fuggi fuggi” da tutta Italia

Futuro Nazionale

Da partito del cambiamento a partito dei cambi di casacca? Le fuoriuscite riaccendono il caso interno. E al centro della frattura c’è anche l’ex delegato nazionale per la Calabria Giancarlo Talarico. Futuro Nazionale continua a crescere in Parlamento, ma sul territorio il quadro appare decisamente più complicato. Mentre Roberto Vannacci incassa nuovi ingressi provenienti da altri partiti, l’ultimo è quello del deputato Tommaso Calderone, che porta a nove i deputati di FnV alla Camera, emergono contestualmente nuove tensioni e fuoriuscite dalla struttura territoriale.

Il caso più evidente è quello della Calabria, dove già a luglio centinaia di iscritti dei comitati 144 e 1067 di Lamezia Terme avevano annunciato l’uscita dal movimento, contestando le modalità con cui erano state effettuate le nomine territoriali. ANSA dichiara la cifra di circa 600 tesserati, l’uscita del referente del comitato reggino Francesco D’Aleo che porta con se più di 70 tesserati, ora si aggiunge la Sardegna con altri 500 tesserati e tanti altri in tutta Italia. a dare lo strappo più significativo è stato quello di Giancarlo Talarico, eletto all’assemblea nazionale con il 70% delle preferenze e successivamente dimessosi da Futuro Nazionale. La sua uscita ha assunto un valore politico particolare perché non si tratta soltanto dell’addio di un iscritto, ma della rottura di un esponente che aveva ricoperto un ruolo nazionale nella costruzione del movimento in Calabria.

IL PARADOSSO DEI “CAMBI DI CASACCA”

Ed è proprio qui che nasce la domanda politica. Da una parte Futuro Nazionale continua a presentarsi come forza capace di attrarre parlamentari provenienti da altre formazioni. Dall’altra, sul territorio, deve fare i conti con esponenti e gruppi che denunciano dissensi, metodi verticistici e una distanza crescente tra la base e la dirigenza. Il tema dei cambi di casacca diventa quindi inevitabile. Perché se il trasferimento di un parlamentare da un partito all’altro viene presentato come prova della crescita di una nuova forza politica, anche l’uscita di dirigenti, amministratori e militanti dovrebbe essere considerata un segnale politico da analizzare, non semplicemente da liquidare.

Talarico ha contestato pubblicamente la ricostruzione fornita dai vertici locali sulla sua uscita, sostenendo che il problema fosse legato alle questioni politiche sollevate e alla richiesta di maggiore democrazia interna e di un programma da riguardare perché in buona parte non attuabile perché in contrasto con la costituzione.

La vicenda calabrese potrebbe dunque rappresentare qualcosa di più di una semplice controversia locale. Il punto non è soltanto quanti iscritti abbiano lasciato Futuro Nazionale, ma perché alcune persone che avevano creduto nel progetto abbiano deciso di abbandonarlo. Un movimento che nasce promettendo meritocrazia, partecipazione e rinnovamento viene inevitabilmente chiamato a dimostrare questi principi anche nella propria organizzazione interna. La politica, alla fine, non vive soltanto di nuovi ingressi. Vive anche della capacità di non perdere per strada chi aveva contribuito a costruirla.

E la vicenda Talarico, insieme alle precedenti defezioni calabresi, pone proprio questa domanda: Futuro Nazionale sta davvero costruendo una nuova classe dirigente territoriale oppure sta semplicemente sostituendo vecchi protagonisti provenienti da altri parti?

 

Giancarlo Talarico 

 

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