Prosegue l’azione di monitoraggio del focolaio di Epatite A che, nelle scorse ore, ha interessato l’area centrale della Calabria e, in particolare, tra Lamezia Terme e Catanzaro: nel mirino il consumo di frutti di mare crudi. Al momento si ha notizia di una decine di ricoveri in totale. L’Asp e l’Ao ‘Dulbecco’, del capoluogo, stanno concentrando l’attenzione sui lotti ittici potenzialmente coinvolti per verificare eventuali falle nella conservazione o nella provenienza dei prodotti.
Le analisi di laboratorio, infatti, hanno escluso criticità nella rete idrica, spostando il focus delle indagini sulla filiera alimentare.
L’ipotesi scientifica più accreditata, quindi, riguarda il consumo di pesce crudo e, in particolare, di mitili come cozze e vongole. Gli esperti ipotizzano un nesso causale con le ondate di maltempo che hanno colpito la Calabria nelle scorse settimane. Le piogge torrenziali avrebbero causato uno sversamento eccezionale di reflui nelle acque costiere, portando a una saturazione virale nei banchi di molluschi. Questi organismi, agendo come filtri naturali, avrebbero trattenuto il virus HAV, diventando veicolo di infezione se consumati crudi o non correttamente abbattuti.
Nel frattempo, la raccomandazione dei sanitari è univoca: la cottura dei frutti di mare rimane l’unica barriera certa contro il virus. Il focolaio è attualmente sotto osservazione stretta e non si escludono ulteriori aggiornamenti nelle prossime ore, mentre prosegue il monitoraggio dei contatti stretti dei pazienti ricoverati.




