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Fiore Isabella: “Serve una strategia mediterranea per salvare l’olivicoltura calabrese”

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“Il 19  Giugno 2026 potrebbe essere per l’olivicoltura calabrese un’occasione di superamento dell’attuale depressione di un mondo, quello del comparto olivicolo, abbandonato a sé stesso oppure un enorme ossimoro in cui, al bando della Regione Calabria relativo all’intervento Srd01, si oppone la disperazione di produttori e frantoiani, in viaggio verso l’enorme Centro Congressi della Fiera del Levante, a Bari, uniti in un abbraccio fallimentare targato mercato che vede il prezzo di un litro di olio scendere sempre di più a tal punto da non riuscire  a compensare, neppure in minima parte, i costi di produzione- si legge in una nota stampa di Fiore Isabella già Consigliere Comunale di Lamezia Terme.

“A questo punto- prosegue- una domanda sorge spontanea: a cosa serve fare investimenti in Calabria destinati a “rafforzare la competitività delle aziende, a migliorare la produttività, a valorizzare le produzioni e a favorire l’innovazione lungo l’intero ciclo produttivo” se, alla fine, un litro di olio, figlio del nostro sudore e di quello di chi ci ha preceduto, vale meno del liquido incolore ed inodore partorito da una falda acquifera? Un produttore calabrese ha immortalato il decesso di una pianta di ulivo con l’immagine di un escavatore che la estirpa per significare che la storia dell’estirpazione dei vigneti sorretta finanziariamente dallo Stato, di parecchi decenni fa, potrebbe ripetersi senza scandalizzare nessuno se non ad affamare i poveri cristi (che io continuo a chiamare contadini) che ancora ci credono e che non hanno nulla a che vedere con  programmi di sviluppo altisonanti.

E mentre nel comparto olivicolo calabrese si fanno spazio le risorse per rafforzare la competitività, e compagnia cantante, a Bari ci si chiedeva, per la movimentazione dell’olio extra UE “l’esercizio di stoccaggio doganale senza alcuna commistione con i prodotti oleicoli di origine italiana, per garantire tracciabilità, controllo qualitativo e prevenzione delle frodi”. Se ciò è un tema non eludibile, e vale per tutti, il rischio di una guerra tra poveri in nome dell’olio non deve appassionare più nessuno; né può sussistere il problema dell’olio tunisino che con le sue 35.000 tonnellate fa letteralmente ”un baffo” ai tre milioni di tonnellate di olio prodotte, ogni anno, nei paesi del Mediterraneo. La vogliamo dire tutta? Ebbene, il vero problema dell’olio e dell’agricoltura, richiamato in un intervento di un bravo ed appassionato relatore nell’incontro di Bari, è la mancanza di una strategia mediterranea senza rendite immorali per pochi e redditi al di sotto della sussistenza per tanti. Temo che, senza una strategia di grande respiro, la guerra tra poveri diventerà più cruenta e senza ritorno. Ma c’è di più!

Una strategia mediterranea per lo sviluppo dell’olivicoltura, non parziale, implica sostegno all’introduzione di manodopera specializzata che non assicurano i nostri figli, emigrati altrove per realizzare sogni che la loro terra non è riuscita ad alimentare. E per farlo bisogna accogliere e non respingere, come continuano a strombazzare gli appassionati della remigrazione, i giovani che arrivano dal Mali, da Senegal, dalla Costa d’Avorio e dai tanti paesi ridotti alla fame dal colonialismo economico occidentale e non solo.

Non esiste alternativa all’accoglienza e alla formazione degli immigrati all’uso delle tecnologie innovative di cui parla il bando della Regione Calabria sopra richiamato, se non vogliamo che i nostri uliveti periscano definitivamente. L’economia calabrese non può rimanere schiacciata dall’esaurirsi, per invecchiamento, della base produttiva interna e dall’assenza di ricambio generazionale vittima della denatalità.  O, addirittura, dai nuovi crociati difensori del nostro sepolcro- conclude Fiore Isabella.

 

Fonte Fiore Isabella, già Consigliere Comunale di Lamezia Terme

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