A Feroleto Antico, la settimana dedicata all’Immacolata ha avuto quest’anno un sapore diverso. Non solo festa, non solo le usanze. Vi è stato un modo di sentire che ha riportato il paese dentro una dimensione antica, fatta di gesti condivisi, di attese, di piccoli riti che sembravano appartenere a un tempo lontano. Il Comitato 25, con una cura che merita di essere riconosciuta, ha saputo intrecciare organizzazione e sentimento, restituendo alla comunità giornate che hanno profumato di tradizione e appartenenza.
La chiusura della festa, ieri, è coincisa quasi simbolicamente con la fine dei giorni feriali e con la partenza di molti emigrati: un addio lieve, come se la festa avesse voluto accompagnare chi riparte con un ultimo abbraccio collettivo.
La mattina si è aperta con la banda musicale che ha attraversato le vie del paese, riportando tra le case quella sonorità che un tempo scandiva le ricorrenze più sentite. Nel pomeriggio, la processione dell’Immacolata, alla presenza del sindaco Pietro Fazio, ha raccolto la comunità in un momento di devozione che ha unito generazioni diverse sotto lo stesso passo lento.
La serata ha cambiato ritmo, ma non intensità: Jack Alviano ha portato sul palco l’anima di Rino Gaetano, ripercorrendone l’opera con rispetto e energia, trasformando la piazza in un luogo di musica e memoria. A chiudere, come da tradizione, la Babba e i fuochi d’artificio, quel finale che ogni feroletano riconosce come il sigillo della festa.
Quest’edizione della settimana dell’Immacolata non è stata solo un calendario di eventi: è stata un ritorno a un modo di stare insieme che sembrava sopito, un invito a riscoprire la bellezza delle cose semplici, dei colori e dei costumi d’altri tempi. Feroleto ha mostrato ancora una volta che la tradizione non è nostalgia, ma una forma di identità viva, capace di illuminare il presente senza dimenticare la propria microstoria.
Fonte Pasquale Leone



