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De Matteo (IDM): il sipario dell’indifferenza: se la cultura diventa un’ emergenza da gestire

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Ci sono chiusure che fanno rumore e altre che, con elegante discrezione, si limitano a spegnere le luci senza disturbare troppo. La recente sospensione delle attività del Teatro Politeama di Lamezia Terme appartiene, almeno in apparenza, alla prima categoria: una decisione annunciata, motivata da lavori di ristrutturazione legati all’agenda urbana, resa necessaria — così si dice — da alcune criticità strutturali che ne avrebbero compromesso l’agibilità. E fin qui, nulla da eccepire. Anzi, verrebbe da dire che la cura dei luoghi pubblici, specie quelli deputati alla cultura, rappresenti un segno di civiltà amministrativa”. Parole affidate ad una nota da Tiziana De Matteo, Responsabile Cultura IDM Terra dei due Mari.

“Un teatro inagibile deve essere messo in sicurezza: è una regola tanto semplice quanto incontestabile. Eppure, come spesso accade, è nelle pieghe della realtà che si annidano le sfumature più interessanti — e talvolta più scomode. Lamezia Terme, da questo punto di vista, – sottolinea De Matteo – sembra possedere una singolare elasticità semantica in materia di “agibilità”. Nel corso degli anni, non sono mancati casi in cui alcuni spazi apparivano perfettamente fruibili per taluni e sorprendentemente meno per altri. Una variabilità che, se non altro, testimonia una certa vivacità interpretativa delle norme. Ma al di là delle sottigliezze lessicali, la chiusura del Politeama produce effetti concreti e immediati. Il teatro, negli ultimi anni, era divenuto un presidio culturale attivo e accessibile: ospitava una programmazione cinematografica aggiornata, una rassegna teatrale costruita con pazienza e inventiva, e — soprattutto — rappresentava un punto di riferimento per decine di realtà associative del territorio. È doveroso riconoscere il lavoro svolto da Tonino Sirianni, che ha saputo animare il Politeama senza il conforto di finanziamenti pubblici. Un’impresa che, nel panorama culturale contemporaneo, assume contorni quasi artigianali. Portare cinema attuale, costruire una stagione teatrale coinvolgendo compagnie amatoriali locali, valorizzare il territorio di Sambiase — spesso percepito come periferico anche quando non lo è — non è operazione che si improvvisa. È, piuttosto, il risultato di una dedizione che sfugge alle logiche più comode della programmazione istituzionale”.

E poi c’è giugno. O meglio, c’era giugno- evidenzia De Matteo.. Quaranta scuole di danza avevano programmato i loro saggi di fine anno proprio al Politeama. Quaranta realtà che, tradotto in numeri, significano migliaia di allievi, famiglie, insegnanti. Una piccola comunità che, per una sera, trova nel palcoscenico il punto di arrivo di mesi di lavoro, disciplina, aspettative. La chiusura del teatro ha lasciato questo mondo senza un luogo. Ma, soprattutto, senza un’alternativa. Sarebbe stato lecito attendersi, in una città dalle dimensioni contenute e dalla proclamata attenzione alla cultura, una reazione coordinata. Un incontro, una proposta, persino un tentativo. Invece, alle scuole di danza è stata comunicata la notizia della chiusura, senza che a essa seguisse un piano B. Una soluzione tampone, una mediazione, un gesto di accompagnamento: nulla di tutto questo sembra essersi materializzato. Tonia Torcasio, responsabile della Rodik Ballet, ha espresso con lucidità una rassegnazione che suona più eloquente di qualsiasi protesta. Dopo vent’anni di attività nel territorio, la consapevolezza maturata è quella di appartenere a un segmento marginale, a una periferia non geografica ma culturale. E mentre cerca autonomamente una soluzione per garantire ai propri allievi il saggio di fine anno — appuntamento tutt’altro che simbolico — ammette di non essersi mai realmente aspettata un intervento da parte dell’amministrazione. Non è un caso isolato. Altri insegnanti, pur preferendo l’anonimato, condividono un sentimento analogo: disillusione. Alcuni ricordano promesse, pronunciate in sedi ufficiali, che evocavano una cultura più inclusiva, capace di aprire spazi e opportunità anche alle realtà meno strutturate. Parole che, rilette oggi, assumono il fascino discreto delle intenzioni non realizzate”.

Nel frattempo, un altro teatro cittadino, il Grandinetti, resta privo di una programmazione cinematografica per un guasto tecnico mai risolto. Anche qui, la realtà si limita a registrare il dato, senza indulgere in eccessi narrativi. E così, mentre i teatri chiudono e le attività cercano rifugio altrove, la città prosegue il suo passo. Un anno amministrativo segnato da avvicendamenti, tensioni e qualche episodio poco edificante sul piano della comunicazione pubblica non sembra aver ancora trovato una sintesi progettuale capace di incidere sul tessuto culturale. La vicenda del Politeama, allora, smette di essere un fatto isolato. Diventa, piuttosto, una lente attraverso cui osservare una dinamica più ampia: quella di una città in cui la cultura resiste, spesso grazie all’iniziativa dei singoli, e le istituzioni sembrano inseguire, con misurata lentezza, il ritmo delle emergenze. In fondo, si potrebbe dire che il sipario non si è davvero chiuso. È rimasto sospeso, in attesa che qualcuno decida se e come riaprirlo”– conclude la Responsabile Cultura IDM Terra dei due Mari..

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