“Prima di dare alla stampa materiale di riflessione per i suoi lettori, preciso che le ragioni di questo mio intervento nascono da alcuni interrogativi su cui i cittadini hanno titolo di dissertare e le istituzioni pubbliche il dovere di rispondere”- si legge in una nota di Fiore Isabella già Consigliere Comunale di Lamezia Terme .
“Premetto- prosegue la nota- che, con questa mia riflessione non mi arrogo il diritto di sollecitare processi inquisitori che non mi competono, ma solo quello di offrire all’opinione pubblica, attraverso il mio breve racconto, motivi di riflessione che fanno bene alla democrazia e non ne inficiano la funzione teleologica. Martedì 7 luglio 2026 ho portato mia madre per l’emogasanalisi presso l’ambulatorio di rianimazione del presidio ospedaliero di Lamezia Terme posto nella struttura modulare addossata a quella portante dell’edificio esistente. Mia madre con le sue 99 primavere, e portatrice di quegli acciacchi che a quell’età, come dice lei, “non mancano”, per raggiungere dall’ingresso dell’ospedale l’ambulatorio preposto, si è trovata a dover percorrere un tunnel lungo decine e decine di metri, tra andata e ritorno circa 200, o giù di lì. Non prevedendo un’escursione così impegnativa non ho pensato di procurarmi una carrozzina in dotazione al nosocomio.
Detto questo, e tutto sommato usciti non eccessivamente provati dall’imprevista esperienza peripatetica e confortati dal garbo e dalla delicatezza delle operatrici, pongo, a chi ne sa più di me, i seguenti interrogativi:
- Quali ragioni funzionali ai bisogni dell’utenza sono state prese in considerazione per edificare un tunnel di diverse decine di metri per raggiungere un laboratorio di analisi da progettare molto più opportunamente a ridosso di un ingresso principale?
- Quali ragioni, tecnicamente ostative, hanno impedito una soluzione più funzionale ed anche meno impegnativa da punto di vista contabile?
- Perché, in alternativa alle strutture di recente edificazione e a quelle a cantieri ancora aperti, non è stata presa in considerazione la soluzione del recupero degli spazi inutilizzati o sottoutilizzati presenti nei blocchi esistenti, compresi i seminterrati e quelli delle “ex malattie infettive”?
- A proposito degli spazi interni al seminterrato adiacenti all’obitorio, si è mai pensato di renderli più idonei ad accogliere i familiari dei deceduti dando dignità al loro dolore come, peraltro, avviene al Pugliese di Catanzaro?
- Che cosa, a tal proposito, impedisce a questa nostra città di fruire di servizi più dignitosi e funzionali alle aspettative dei malati e dei familiari dei morti?
Penso-in conclusione- che la riflessione e gli interrogativi posti, mediati dal racconto di un’esperienza diretta, non possano essere derubricati ma interiorizzati, in chiave prevalentemente pedagogica, per dare senso al bisogno di trasparenza , di democrazia e, direi, anche di umanità”.
Fonte Fiore Isabella, già Consigliere Comunale di Lamezia Terme




