Un’evoluzione criminale che non è solo tecnologica, ma strategica: le mafie non rincorrono il progresso, lo anticipano, lo sfruttano, lo piegano ai propri interessi. Curcio ha ricordato come oggi il riciclaggio, la logistica, il comando delle organizzazioni e persino il proselitismo possano avvenire a distanza, talvolta anche dall’interno degli istituti penitenziari, rendendo il contrasto una rincorsa continua tra Stato e criminalità. In questo scenario, il Procuratore ha sottolineato con forza come le indagini non possano che diventare sempre più tecnologiche, sempre più avanzate, sempre più integrate. Software, analisi dei dati, strumenti digitali e intelligenza artificiale rappresentano oggi un supporto imprescindibile all’attività investigativa. Ma, ha chiarito con fermezza, nessuna tecnologia potrà mai sostituire la valutazione umana, il discernimento del giudice, la responsabilità della decisione. È in questo equilibrio delicato che si gioca la credibilità dello Stato nell’era digitale.
Con pari intensità si è collocato l’intervento del Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, che ha ampliato lo sguardo dal piano giudiziario a quello dell’intero sistema Paese. Il cybercrime – ha evidenziato – non colpisce più soltanto singoli individui, ma investe l’intero sistema economico, produttivo e istituzionale, minando la sicurezza, la fiducia e la coesione sociale. Ferro ha richiamato l’impegno straordinario delle forze dell’ordine, in particolare della Polizia Postale, ricordando numeri che raccontano una presenza costante e silenziosa sul territorio digitale: migliaia di accessi, arresti, operazioni, soprattutto nel contrasto alla pedopornografia e allo sfruttamento dei minori online. Ma il cuore del suo intervento è stato un messaggio chiaro e diretto: la repressione arriva sempre dopo. La vera sfida è quella preventiva, educativa, culturale. Ed è nelle scuole che questa sfida deve essere affrontata, accompagnando ragazzi e famiglie prima che il web diventi luogo di ricatto, isolamento o violenza invisibile.
Nel corso dell’incontro, il Presidente del Corecom Calabria, Fulvio Scarpino, ha riportato l’attenzione su una dimensione spesso invisibile: il sacrificio personale che accompagna il servizio alle istituzioni. Nel ricordare il percorso umano e professionale del Procuratore Curcio, segnato anche dagli anni durissimi dell’operazione Decollo, Scarpino ha parlato di una dedizione totale, che ha coinvolto anche la sfera familiare, di scelte che non finiscono con l’orario di lavoro e che raramente trovano spazio nel racconto pubblico.
A quelle parole, la sala dei ragazzi è esplosa. Non in un applauso rituale, ma in un abbraccio collettivo, in un applauso lungo, interminabile, capace di attraversare tutta la platea e di commuovere non solo il Procuratore, ma l’intera sala. Un riconoscimento spontaneo e potente a un eroe comune, a chi ha scelto di servire lo Stato senza risparmiarsi.
Il convegno si è svolto alla presenza del Prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, del Questore di Crotone Renato Panvino, e dei massimi vertici delle forze dell’ordine, con rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato. Presenze che hanno rafforzato il valore istituzionale dell’incontro e la percezione, chiara per tutti, di uno Stato presente, unito, credibile.




